NR. 44 anno XXIII DELL'8 DICEMBRE 2018
la domenica di vicenza
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Variati, un Natale da cittadino

Dopo dieci anni di fila l'ex sindaco festeggerà la grande festa religiosa senza impegni politici

di L.P.

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Variati, un Natale da cittadino

Ha trascorso 15 festività di Natale da sindaco di Vicenza, dapprima nel quinquennio dal 1990 al 1995 e successivamente per dieci anni di fila, nel doppio mandato iniziato nell'estate 2008 e concluso lo scorso mese di giugno. Per Achille Variati, che nella sua carriera politica è stato anche consigliere regionale del Veneto dal 1995 al 2008, vicepresidente del consiglio regionale dal 2005 al 2008 e presidente della Provincia di Vicenza dal 2014 al 2018, il Natale in arrivo nelle prossime settimane sarà da semplice cittadino, se si esclude l'incarico di presidente dell'Unione delle province d'Italia, che ricopre dal 2015. Ecco l'intervista in esclusiva rilasciata al portalewww.ladomenicadivicenza.it.

Buongiorno Variati, come si immagina il suo primo Natale da normale cittadino di Vicenza?

Variati, un Natale da cittadino (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)«Diverso da quanto avvenuto negli anni precedenti, ma sarà un'occasione per viverlo con una maggiore intimità anche dal punto di vista spirituale. Quando si è sindaci di una città comunque grande come la nostra si è presi nel susseguirsi di tante cerimonie ed eventi, legati alla vita pubblica. Sicuramente lo vivrò con meno frenesia, avendo dunque la possibilità di maggiori momenti di riflessione».

Di sicuro avrà più tempo per pensare ai regali...

«Con tutta onestà non ho mai amato il Natale sotto questo punto di vista, non amo troppo né fare, né ricevere regali. Semmai questa maggiore disponibilità di tempo mi consentirà di poter aiutare chi è magari più in difficoltà o meno fortunato di noi».

Per il periodo natalizio ha già fatto qualche programma? Andrà in vacanza per qualche tempo?

«Sicuramente trascorrerò il giorno di Natale a casa con la mia famiglia, anche nel ricordo dei miei genitori che non ci sono più. Confido di poter andare nei primi giorni del 2019: spero di poterli trascorrere in montagna, magari per sciare se le piste saranno innevate, ovviamente con molta prudenza».

Da ex sindaco che augurio di Natale rivolge ai vicentini?

«Ai miei concittadini auguro di riconoscersi in questa comunità, nella quale anch'io continuo a sentirmi parte integrante. Obiettivamente sono momenti difficili per la politica, non solo per la difficoltà di gestire il Paese, ma anche per i problemi infrastrutturali e ambientali, che vanno affrontati con quello spirito civico che deve veder protagonista ogni cittadino».

In molti sono convinti che il 2019 sarà per Achille Variati l’"anno del ritorno". Lei cosa si aspetta a livello personale?

«Io continuo ad essere sincero quando dico che al momento non c'è nulla di concreto. Comunque per rispondere alla sua domanda dico che se da un lato era giusto trovare una dimensione personale più umana una volta terminato di fare il sindaco, nello stesso tempo non vorrei perdere la dimensione pubblica. Di certo, almeno nella prima parte del 2019 non avrò incarichi politici, ma credo di avere l'esperienza e quindi di essere in grado ad esempio di aiutare i giovani, magari quelli coinvolti nelle elezioni amministrative, che saranno numerosi».

Il 2019 sarà comunque anno importante comunque per la politica e le scadenze elettorali: la tenuta del Governo, il voto alle Europee e una settantina di comuni nel Vicentino chiamati al voto delle amministrative. A cui si aggiunge il tentativo di riscossa del Partito Democratico ...

«Al di là del Pd che deve ritrovare sé stesso, quello che non va dell'attuale politica è che stanno emergendo gli egoismi di ciascuno di noi: c'è chi esprime un certo voto per andare prima in pensione, c'è chi vuole il sostentamento, chi non tollera l'arrivo di profughi e via dicendo. Il problema è che in questo modo si finisce di non risolvere i problemi di nessuno, avanti di questo passo a sbattere come Paese e di perdere gli equilibri».

Qual è invece il suo auspicio?

«Onestamente non vorrei che la politica populista prendesse troppo il sopravvento. Io confido nel civico, d'altronde l'ho sempre detto e credo anche dimostrato con i fatti».

Torniamo a lei: come sta trascorrendo questo periodo lontano dalla politica?

«In maniera intelligente e costruttiva, tenendomi aggiornato e attento a quanto accade a livello locale, nazionale e con un occhio anche alle dinamiche internazionali»

Senza impegni politici immagino avrà più tempo per aggiornarsi e studiare. Qual è l'ultimo libro che sta leggendo?

«È vero, sto leggendo molto di più rispetto a quando ero sindaco, dove peraltro dovevo essere aggiornato quotidianamente. Per quando riguarda l'ultimo libro, in realtà sto leggendo un romanzo storico, "Il rumore del mondo" di Benedetta Cibrario, che parla del rapporto tra progressisti e riformatori all'inizio del Novecento che dovevano rispondere ai cambiamenti del tempo: è passato oltre un secolo, ma la sfida del cambiamento è ancora molto attuale».

Adesso che non è più sindaco le capita di vedere Vicenza in maniera diversa?

«Una premessa: ho un amore smisurato per la mia città, che continuo ad ammirare come una perla bellissima. Se vogliamo le "angolature" sono sempre simili, ho sempre girato per la città in bicicletta e a piedi, la differenza è che adesso lo faccio con meno fretta e con più attenzione, ma anche in maniera più ripetuta. Questo mi consente di essere più attento, magari alle piccole cose, come ad esempio le buche, che rappresentano un pericolo per ciclisti e pedoni. Noto con soddisfazione che alcune cose state fatte, mentre altre devono essere ancora portate a compimento».

A distanza di quasi sei mesi dall'elezione di Francesco Rucco ritiene che la situazione a Vicenza sia peggiorata, invariata o migliorata?

«Con tutta onestà non sono in grado di dare una risposta, anche perché è difficile rispondere mettendo assieme tante cose. Devo anche dire, forte della mia esperienza, che i grandi progetti hanno bisogno di tempo, quindi sei mesi sono davvero pochi. Tuttavia in questo periodo c’è una cosa che ha funzionato molto bene...»

Ci dica Variati, qual è?

«Il pensiero va indietro nel tempo, al 1° novembre 2010 e a quella profonda ferita legata all'alluvione che ha sconvolto la città e i suoi cittadini. Ebbene proprio quella vicenda ha consentito di crescere tutti assieme, come emerso dall'ondata di maltempo avvenuta quest'anno proprio negli stessi giorni: da fuori ho potuto seguire come, anche grazie all'esperienza di quei tragici eventi, si sia mossa molto bene la macchina della protezione civile. Molte cose sono apparse chiare: il bacino di Caldogno, che otto anni fa non c'era, pronto ad essere aperto, le paratie a ponte degli Angeli che sono state alzate e le pompe idrauliche in grado di entrare in azione. Tuttavia da vicentino non posso tralasciare il dolore per quanto successo nelle scorse settimane sulle nostre montagne: la piana di Marcesina distrutta come ai tempi della Grande Guerra mi ha dato grande dolore».

Da ex primo cittadino qual è la cosa di cui vai più orgoglioso?

«Il rapporto con i cittadini che continua ad essere molto intenso: mi fermano per strada, mi chiamano ancora sindaco e mi ringraziano per il lavoro fatto, che è sicuramente la cosa più bella».

E invece da cittadino la cosa che la preoccupa di più?

«La grande scommessa di migliorare e sviluppare la città. Penso ad esempio a una grande opera come la Tav, ma anche la necessità di crescere sotto il profilo della cultura, della vivibilità e dell'acqua. In una parola unica dell'ambiente in cui ci muoviamo e in cui ognuno deve contribuire a fare qualcosa per tutti».

Variati, un Natale da cittadino (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Una delle polemiche di questi giorni in città è la location della mostra "Il trionfo del colore. Da Tiepolo a Canaletto e Guardi. Vicenza e i capolavori del Museo Pushkin di Mosca". Secondo lei giusto ospitarla a Palazzo Chiericati o sarebbe meglio scegliere la Basilica Palladiana?

«Io sarei stato un po’ più coraggioso, un sindaco lo deve essere. Papa Francesco quando ci incontrò come delegazione dei sindaci, ci invitò a perseguire queste tre parole: prudenza, coraggio e tenerezza, intesa quest'ultima verso i più deboli. Tornando alla mostra io avrei fatto l'impossibile per ospitarla in Basilica, magari provando a chiedere un maggiore sostegno economico a Banca Intesa. Sarebbe stata anche l'occasione per riprendere il dialogo con la Soprintendenza per risolvere il problema degli allestimenti».

L'ha già vista la mostra?

«No, anche perché non sono stato invitato all'inaugurazione. Ma ci andrò sicuramente perché è molto bella e interessante».

Dovesse scommettere secondo lei Goldin tornerà ad organizzare una grande rassegna pittorica a Vicenza?

«Goldin ha la mia stessa convinzione sulla straordinaria capacità della nostra città come sede fissa per le grande rassegne internazionali. Le mostre che ha allestito in Basilica hanno avuto un successo strepitoso, con ritorni di immagine anche per la città e i commercianti. Io confido e spero possa proseguire questo connubio, altrimenti lui continuerà la sua attività in altre città, ma questo sarebbe una sconfitta per tutti».

Un'ultima domanda: sei mesi fa, al momento del passaggio di consegne, lei disse ai nuovi amministratori "Se avete bisogno chiamatemi anche per un semplice consiglio o informazione". È avvenuto?

«No, mai successo. Evidentemente non hanno avuto bisogno di consigli».



nr. 43 anno XXIII del 1 dicembre 2018

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