NR. 44 anno XXIII DELL'8 DICEMBRE 2018
la domenica di vicenza
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Il ritorno della Democrazia Cristiana,
Vicenza si muove

La direzione nazionale dello storico partito ha deciso l’avvio del tesseramento

di L.P.

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Il ritorno della Democrazia Cristiana,<br>
Vicenz

Si è riunita lo scorso mese a Roma la direzione nazionale della Democrazia Cristiana che ha deciso l’apertura e l'avvio del tesseramento al partito sia per i soci che confermarono l’adesione alla DC nel 2012, sia a quelli che erano iscritti al partito nel 1992-1993, anno nel quale si concluse politicamente l’esperienza della DC storica, ma non quella giuridica ("Partito mai giuridicamente sciolto") secondo la sentenza della Cassazione. Il tesseramento è, infine, aperto a tutte le elettrici ed elettori e ai giovani che abbiano compiuto i 16 anni di età interessati a concorrere alla ricostruzione politica del partito dei cattolici democratici. Guidata dal neo segretario del partito, Renato Grassi, la direzione ha proceduto all’elezione dell’ufficio politico che risulta composto dallo stesso Grassi (segretario nazionale), Gianni Fontana (presidente del consiglio nazionale) e Nicola Troisi (segretario amministrativo e rappresentante legale del partito), a cui si aggiungono quattro vice segretari e altri quattro responsabili di vari dipartimenti. La direzione ha deliberato con voto unanime di dare immediato mandato al segretario amministrativo di assumere tutte le azioni più opportune per il recupero della piena e totale disponibilità dell’uso esclusivo dello scudo crociato e per impedirne l’illegittima e confusionaria utilizzazione da parte di altri gruppi e movimenti. Ripristinato l’utilizzo degli uffici presso la sede storica del partito a piazza del Gesù a Roma.

 

Il ritorno della Democrazia Cristiana,<br>Vicenz (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Sul ritorno della Democrazia Cristiana il portalewww.ladomenicadivicenza.it ha intervistato Luigi D'Agrò, nato a Bassano del Grappa il 13 aprile 1948, laureato in scienze politiche, cresciuto politicamente nelle sezioni giovanili della Democrazia Cristiana, nelle file della quale è stato eletto nel 1990, a 32 anni, nel consiglio Regionale del Veneto, mentre nelle giunte Bottin e Frigo è stato anche assessore regionale con delega a programmazione, bilancio, lavoro, cultura e sport. In precedenza è stato tra i fautori dell'organizzazione dei campionati mondiali assoluti di ciclismo su pista disputati nel 1985 al velodromo "Rino Mercante" di Bassano. Nel 2001 è stato eletto alla Camera dei deputati con sistema uninominale nella circoscrizione VIII (Veneto 2) con il ruolo di Segretario del gruppo Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro. Nel 2006, con il nuovo sistema elettorale a liste bloccate, è stato riconfermato alla Camera con il ruolo di vice capogruppo.

Dottor D'Agrò, che ha cosa ha rappresentato la Democrazia Cristiana nel e per il Vicentino?

«Detto che è stata una "pietra miliare" non solo per la nostra provincia ma per il rilancio dell'intera Italia, uscita distrutta e in letteralmente in ginocchio dopo la Seconda Guerra Mondiale, non c'è dubbio che il Veneto e il Vicentino sono stati i territori che ne hanno beneficiato in maniera notevole per un rilancio anche dal punto di vista economico e sociale. Sono stati 45 anni di una classe dirigente straordinaria, che ha anche contribuito a formare le giovani leve a livello regionale, provinciale e locale, in una parola generazioni di politici e amministratori».

Chi possiamo ricordare tra i principali esponenti?

«L'elenco è lunghissimo, rischiamo di dimenticare elementi di spicco. Comunque basta per tutti ricordare un personaggio come Mariano Rumor, tra i più importanti a livello nazionale proprio per la sua lunga carriera politica ad altissimo livello. E poi, senza un ordine preciso, i vari Cengherle, Dal Maso, Oliva, Corà e Dal Castello mentre l'ultimo in ordine di tempo è stato Treu».

Cosa pensa del "ritorno" della Democrazia Cristiana sulla scena politica italiana?

«A me sta bene "riconquistare" ma soprattutto rilanciare nome e simbolo, che tuttavia a mio parere non potranno essere sfruttati a livello di interessi personali. Non dobbiamo dimenticare che la Democrazia Cristiana manca dalla scena politica da 25 anni, parliamo di quasi una generazione e mezza, durante la quale non se ne è parlato. E se qualcuno l'ha fatto in questo periodo ne ha parlato male».

Sbagliamo o notiamo in lei un certo pessimismo su questa operazione?

«Con tutta onestà dobbiamo ammettere che si tratta di un progetto non facile, quasi improbo. Bisogna buttare il seme, per capire se questo potrà dare il suo frutto».

A livello nazionale esiste un confronto?

Il ritorno della Democrazia Cristiana,<br>Vicenz (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)«Sicuramente sì, credo che un dibattito profondo sia necessario per non fallire. Io credo che sia da lavorare in questa direzione, rivolgendoci anche chi non è andato a votare negli ultimi tempo. Ma la Dc ha una storia potente, non può diventare un partito votato dall’1-2% degli italiani: bisogna stare molto attenti, perché l'opinione pubblica nazionale ci attende al varco, pronta a criticarci».

Come vi muoverete a livello vicentino e locale?

«Il tesseramento è già iniziato anche nella nostra provincia, credo che si proseguirà sino ai prossimi mesi di marzo e aprile, ci attendono mesi di duro lavoro. Proprio il tesseramento ci consentirà di capire come, quella che noi definiamo "chiamata alle armi", saprà coinvolgere anziani e giovani e con quali risultati. Poi ci sarà il Congresso nazionale che avrà il compito di tirare le fila e decidere».

Quindi solo in primavera si capirà se tale progetto potrà avere un seguito?

«L'intenzione è quella di renderci conto della situazione, in questo momento non possiamo ancora definirci un partito vero e proprio. Per questo motivo sarà, come detto, il Congresso a decidere in questo senso».

E nel caso in cui le cose potessero andare male che succederebbe?

«Una delle possibilità potrebbe essere quella di affidare simbolo e nome a una fondazione».

 Lei ritiene che nel Vicentino questa opera di sensibilizzazione possa avere più fortuna rispetto ad altre province?

«No, partiamo tutti alla pari e cioè da zero. Qui non si tratta di fare a gara a chi raccoglie più adesioni, ma di avviare un confronto serio e intellettualmente elevato su come costruire il rilancio e quali sono gli obiettivi che ci poniamo. E vorrei ribadire questo aspetto giusto per far capire che è inutile fare proclami: qui non si tratta di tesserarsi per ricevere favori dal partito, non devono esserci interessi di mezzo. Per questo sarà un impegno gravoso e pesante, sarà una sfida di "sudore e sangue". In definitiva non vogliamo barare con le parole, quindi niente proclami».

 Il ritorno sulla scena politica della Dc è in qualche modo legata al difficile e caotico momento che sta vivendo la politica italiana?

«Di certo il Paese sta precipitando sull'incapacità di riuscire ad essere protagonista, bisogna evitare lo scivolamento verso il basso, visto che in questo momento non sono messe in risalto le eccellenze anche dal punto di vista politico. E’ evidente che non esiste un modo di vivere per stare meglio tutti e in tal senso ognuno pensa a sé e degli altri se ne frega, ormai invidia e rancore hanno la prevalenza su tutto».

Cosa pensa dell'attuale situazione politica nel nostro Paese?

«C’è poco da interpretare, è davanti agli occhi di tutti. Si era parlato di bipolarismo, in realtà al Governo ci sono due minoranze di una maggioranza che non ha vinto. Una situazione assolutamente inconcepibile, si sono messi assieme facendo un accordo ma di fatto smantellando l'area di centro destra».

Secondo lei quanto durerà questo Governo?

«Onestamente non lo so, ma ritengo che l'obiettivo di entrambe le coalizioni della maggioranza è quello di arrivare al voto delle Europee, anche per una questione di opportunità, poi il risultato del voto potrà cambiare velocemente gli scenari».

Nel 2019, forse in contemporanea con le Europee, ci saranno anche le amministrative, con moltissimi comuni al voto anche nel Vicentino...

«In realtà le elezioni amministrative avranno un quadro più diversificato in quanto le scelte saranno influenzate dai candidati, visto che si voterà per il sindaco».

 Negli ultimi tempi è calata notevolmente la gente che non va a votare?

«È un brutto segnale, perché significa meno interesse. Ma proprio negli ultimi giorni abbiamo anche visto la gente comune scendere in piazza: a Torino erano in 40 mila, senza bandiere o simboli politici, per dire "Sì alla Tav". È la dimostrazione che i cittadini si stanno muovendo e ragionano con la propria testa».

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