NR. 44 anno XXIII DELL'8 DICEMBRE 2018
la domenica di vicenza
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I preti in fabbrica
nella Sacrestia d'Italia

di Alessandro Scandale
a.scandale@gmail.com

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Dal Lago

Un Sessantotto da preti - Dalla fabbrica di preti ai preti in fabbrica, del vicentino Reginaldo Dal Lago (Cierre edizioni), non è un saggio né un romanzo, ma una divertita memoria di episodi che, nella leggera banalità della vita, prefigurano cambiamenti epocali. Siamo nella sacrestia d’Italia -come veniva definita la provincia di Vicenza, la città del vescovo Zinato, impegnato in tante battaglie: dentro la Chiesa contro la smania del rinnovamento conciliare, fuori della Chiesa contro l’idra a tre teste del laicismo, del materialismo, del comunismo. Il vescovo ha voluto un nuovo seminario tutto marmo bianco e vetro, una cristalliera per il suo "eletto drappello di fedeli crociati, alle sante battaglie chiamati".

Dal Lago (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Vi si aggirano figure tragicamente represse, comicamente ribelli di seminaristi, in una lunga, faticosa e inutile ricerca dell’altra metà, destinati a diventare angeli, preti santi, missionari, operai in fabbrica, ma il più delle volte preti falsi, spretati, persino suicidi. E uno dei capitoli del libro è dedicato al bassanese don Bruno Scremin, sulla cui figura un paio d'anni fa era stato pubblicato il libro Lo scontro - Il vescovo principe e il prete ribelle di Luigi Maistrello, cappellano del carcere di Vicenza. La storia di un prete "contro", che ebbe il coraggio di schierarsi contro la chiesa, non quella predicata dal Vangelo e vicina agli ultimi e ai bisognosi, ma quella che incarnava il potere temporale, che poco ha a che fare con l'autentico messaggio originario. E dire che il vescovo Zinato - che era stato soprannominato "principe" per la sua naturale inclinazione verso il lusso e il protagonismo - aveva preparato bene i suoi piani: calcolava di raddoppiare gli effettivi del suo esercito nell’arco di una generazione e per farlo cominciò con il raddoppiare il seminario. Ne fece costruire uno nuovo, battezzato il Minore, perché più grande del vecchio, il Maggiore. Commise però un errore di valutazione e uno di calcolo - scrive l'autore - valutò al rialzo l’accoglienza dell’opera da parte del clero e della società civile.

Più imprenditore che pastore, impose a tutte le parrocchie un adeguato contributo per la fabbrica di un’opera che si preannunciava faraonica. Dispensò i fedeli dall’obbligo del riposo festivo se fossero andati a lavorare, gratis, nella vigna del Signore; trafficò con impresari compiacenti del sottobosco democristiano per avere prezzi di favore. Mano a mano però che l’opera cresceva, cresceva il malcontento nei paesi della provincia, il gregge mormorava, i pastori tacevano imbarazzati. Scandalizzavano la magnificenza e il lusso al limite dello spreco: muri esterni tutti ricoperti di marmo, tetti in rame, scalinate enormi, vetrate oltremisura. Aveva poi fatto male i conti. Nell’euforia della ripresa post bellica, aveva sovrastimata la crescita della popolazione. Effettivamente nella cintura della città e nei grossi paesi di fondo valle nascevano come funghi nuovi quartieri. Non passava anno che non gli si chiedesse di smembrare le parrocchie più grandi, di costruire nuove chiese, di inaugurare oratori e asili. Ma non era tutta crescita. Molto dipendeva dallo svuotamento della montagna e della collina. Dalle campagne molti contadini si trasferivano nei poli industriali. Spaesamento, sradicamento dalle tradizioni, contatto con nuovi stili di vita, affievolivano lo spirito religioso, emancipavano dalla subalternità agli apparati ecclesiastici, spingevano verso altre forme di aggregazione, verso altre chiese dove militare. La scuola media statale gratuita e obbligatoria, dei primi anni Sessanta, rese meno appetibile l’offerta scolastica del seminario soprattutto per i ragazzi di campagna che fino allora trovavano negli istituti religiosi la possibilità di una istruzione superiore. I primi anni di vita del seminario minore, comunque, furono anni di abbondanza.

Dal Lago (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Ogni anno si faceva il pienone. Tutti i parroci erano sollecitati, e solleciti, al reclutamento dei fanciulli più pii e più svegli. Il numero di seminaristi di una parrocchia era un buon titolo di merito per la carriera di un parroco. Le vocazioni crescono, si diceva, dove l’esempio del pastore invoglia i giovani a imitarne la vita. La pianta si riconosce dai frutti, e i frutti migliori sono quelli che generano altre piante, che garantiscono operai alla vigna del Signore. Il reclutamento era ben orchestrato. Il parroco, più spesso il cappellano che con i giovani ci sa fare di più, caricava i predestinati nel pulmino, destinazione Vicenza, in seminario. Il primo impatto lasciava a bocca aperta: un palazzo megagalattico tutto bianco, cortili asfaltati per i giochi, fila di abeti a dividerli, aiole qua e là e un mini parco in fondo. Seguiva visita ai locali interni: aule per lo studio pomeridiano, aule per le lezioni del mattino, refettorio, seminterrati per giocare quando piove, chiesa moderna riscaldata per la messa al mattino e il rosario alla sera. Poi finalmente il richiamo divino foriero di tante vocazioni, la partita a calcio con squadre di altre parrocchie fino all’esaurimento delle forze. Ultimo specchietto: al di là delle siepe, nel seminario Maggiore c’è anche il campo da calcio vero, in erba, con le porte di ferro, le linee bianche. In seminario Maggiore si passa dopo la terza media, e allora si fanno anche i tornei. Tutti punti a favore della vocazione. Si tornava a casa indecisi, un qualche pensierino lo si faceva, che poi era quello che si voleva ottenere. Uno da una parrocchia, due da un’altra, alla fine si arrivava a formare tre sezioni, una settantina di giovani speranze ogni anno.

Per una quindicina di anni questo è stato il ritmo del reclutamento. E Zinato, ogni anno, all’apertura solenne dell’anno scolastico passava in rassegna le sue truppe, incedeva nel mezzo dell’aula magna del suo Seminario Minore, ben più capace di quella del Maggiore, due ordini di finestre ai due lati, doppi tendaggi bianchi e blu dal soffitto al pavimento, benedicente a destra e a manca, solenne su codazzo di insegnanti, rettore, prorettore e due vicerettori.

All'autore abbiamo rivolto alcune domande sul libro.

Dal Lago (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)

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