NR. 01 anno XXIV DEL 12 GENNAIO 2019
la domenica di vicenza
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Tribunale della Pedemontana

Lo stop del Ministro

di Gianni Celi

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Tribunale della Pedemontana

Tribunale di Bassano addio! A dirlo, una volta per tutte, è stato il ministro Alfonso Bonafede mettendo fine alle tante sollecitazioni e richieste delle Amministrazioni comunali del nostro territorio, del Consiglio degli avvocati e dei parlamentari vicentini legati ai due movimenti di maggioranza governativa. Il sindaco Riccardo Poletto ha così risposto alle dichiarazioni del ministro che, nel dire un no secco alla richiesta del Tribunale della Pedemontana, facente capo a Bassano, ha annunciato soltanto la nascita di uffici di prossimità per la nostra area, ma non più di un tribunale vero e proprio.
“Le affermazioni del ministro Alfonso Bonafede – ha detto Poletto - sono in netto contrasto con quanto affermato dai nostri parlamentari locali, che hanno votato la fiducia a questo governo. Qui non si tratta solo di Bassano, ma di tutta l'area pedemontana e di tutto il Veneto. Gli sportelli di prossimità sono altra cosa, peraltro a Bassano ce n’è già uno. A noi serve un ottavo tribunale del Veneto, collocato al centro dell'area più dinamica e più produttiva, come abbiamo dimostrato con montagne di dati e montagne di adesioni formali di tutti i segmenti delle istituzioni, della società civile e del mondo imprenditoriale”.
Tribunale della Pedemontana (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)“Ci attendiamo quindi – ha aggiunto il sindaco - una presa di posizione chiara da parte dei parlamentari di questo territorio e da parte del ministro Erika Stefani, che da anni ha condiviso questa battaglia, per capire dove sta il potere decisionale a Roma e se i nostri rappresentanti eletti contano qualcosa nei rapporti tra le forze politiche che sostengono il governo. Vogliamo sapere se le dichiarazioni del ministro Bonafede rappresentano la direzione politica della maggioranza in Parlamento”.
Povera Bassano! Quella che aspirava a diventare un’importante Provincia del Pedemonte dai tempi del fascismo a pochi anni fa, ha visto lentamente, lentamente sparire tutta una serie di servizi importanti per una plaga che potrebbe accogliere Comuni di altre province contermini i quali gravitano già su Bassano. Sul tribunale s’è ormai da tempo cantato il De profundis e chi ancora spera in un ritorno di fiamma per la sua salvezza, con grande probabilità cerca solamente illusioni che mai potranno diventare realtà. L’iter della nuova geografia giudiziaria, partito con la legge n.148 del 14 settembre 2011, sotto il Governo Berlusconi e poi avviato alla sua realizzazione con il Governo Monti, grazie ai decreti legislativi 155 e 156 sta arrivando al capolinea. Dovevano essere 37 i tribunali da chiudere. Ne sono rimasti trenta (Acqui Terme; Alba; Ariano Irpino; Avezzano; Bassano del Grappa; Camerino; Casale Monferrato; Chiavari; Crema; Lanciano; Lucera; Melfi; Mistretta; Modica; Mondovì; Montepulciano; Nicosia; Orvieto; Pinerolo; Rossano; Sala Consilina; Saluzzo; Sanremo; Sant'Angelo dei Lombardi; Sulmona; Tolmezzo; Tortona; Vasto; Vigevano; Voghera).
Accanto a questi sono sparite altrettante Procure, 220 sezioni staccate di tribunale, 947 uffici giudiziari e 667 uffici di giudici di pace non circondariali. Sono stati 7300 i dipendenti trasferiti in altre sedi e 2700 i magistrati. Il Governo prevedeva, con quella manovra, un risparmio di ottanta milioni di euro più le spese di luce, acqua, gas e affitti. C’era però chi aveva già fatto i conti su quelle che sarebbero state le spese che doveva affrontare lo Stato per un’operazione del genere partire dai soldi buttati al vento per quegli edifici appena costruiti o rinnovati per delle nuove cittadelle della giustizia. A questo proposito basti soltanto pensare al notevole dispendio di denaro per la costruzione del nuovo tribunale in Via Marinali, laddove esistevano le vecchie carceri. Proprio quando ormai i lavori stavano arrivando a compimento è giunta la stangata della chiusura di quell’importante servizio. Oltre diciotto milioni di euro sono stati spesi per un fabbricato che ancora non si sa bene come possa essere riutilizzato.
La notizia arrivata da Roma ha fatto adirare politici, imprenditori, associazioni e gente comune. C’è chi, fra esponenti della maggioranza di Governo o della minoranza, vuole tentare ancora, come pure il presidente di Confartigianato Sandro Venzo, deciso ad andare a parlare con il ministro portandogli la nutrita documentazione sulla necessità di un tribunale della Pedemontana, ma orami i giochi sono fatti e indietro è molto difficile che si possa tornare.

 

 nr. 46 anno XXIII del 22 dicembre 2018

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