NR. 01 anno XXIV DEL 12 GENNAIO 2019
la domenica di vicenza
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Museo del Gioiello

Basilica Palladiana
Piazza dei Signori
Orario: da martedì venerdì 15-19, sabato e domenica 11-19
Chiude il 17 marzo 2019

di Maria Lucia Ferraguti

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Museo del Gioiello

Recita così la didascalia unita ad un gioiello: Tiara, 2010. Oro bianco 750/1000, argento al palladio 9, zaffiri bianchi sfaccettati 77 carati, 70 perle naturali coltivate bianche, h 7 cm, semicirconferenza 12 cm, lunghezza 13,5 cm. Dalla collezione Ballarino Cavour. La superba tiara, uno dei gioielli della mostra, intreccia la propria storia con la corona, come è spiegato nel catalogo “I gioielli del potere. Corone e tiare”.Corone e tiare conducono ad un distinguo sociale dall’epoca del Paleolitico all’attuale presente e per la loro unicità sono entrate ed appartengono alla sfera simbolica della regalità, spiega la curatrice della mostra Alessandra Possamai. Ed è una storia scintillante con le sue differenze, visto che la corona ha una forma circolare e la tiara, dalla forma semicircolare, è privata da ogni potere simbolico nell’esprimere la sovranità e non gode del tramando ai posteri del potere che si è raggiunto. Il capo incoronato emana il fascino di chi la indossa, scrive nel catalogo Alba Cappellieri, direttore del Museo del Gioiello, nel capitolo dedicato a “Il potere di un gioiello” e ne aumenta il potere l’eventuale piccola croce sulla sommità, espressione di distacco e del legame sacrale dauno inter parescon il popolo, garantito per benedizione divina. All’inizio era stato un ramoscello arboreo curvato a significare la regalità di una testa. Un carattere sacro nell’antichità lo poteva rivestire un albero, considerato in comunione con le divinità e alla regalità divina, quindi per traslato il significato di sovranità coinvolgeva i sacerdoti e i sovrani, poi chi entrava nelle grazie divine, dai vincitori dei giochi, ai vincitori delle guerre, agli sposi e nelle onoranze funebri. Il ramoscello si impreziosisce, all’arrivo del metallo, di lamine d’oro e d’argento e diventa ancor più prezioso per le gemme . “Bianca”, un alto copricapo conico di stoffa o feltro bianco che si conclude con un bulbo, appartenuto ai sovrani dell’Alto Egitto, si unisce alle testimonianze di altre espressioni nella diversità dei modelli e dei materiali: i serti romani, le corone araldiche e il globo sormontato da una croce, che caratterizza le monarchie cattoliche.

Museo del Gioiello (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Tutti esprimono la grazia divina resa manifesta nella loro maestà, in un legame inscindibile con la sacralità e il sovrannaturale. E per una comprensione più ampia si ricorre alla sorgente del termine greco e latino dicoronis,segno posto per il termine di un capitolo e per l’inizio di uno nuovo. Inoltre indicavano i cippi in pietra, segno dei confini fra territori o mondi, tra i confini territoriali, tra il mondo dei mortali e il divino, tra materialità terrestre e l’universo delle idee, l’Iperuranio greco. Spiega inoltre Cappellieri: rappresentava per i greci l’anima, o genius, che aveva nella mente la sua sede. Le idee, manifestazione dello spirito divino, risiedevano nella testa e da qui il significato della corona, simbolo del limite tra l’uomo e il cielo, il terreno e il soprannaturale. Con il Cristianesimo la corona trasmette il potere conferito da Dio a un uomo eletto e per estensione ai ceti nobiliari: una corona in uno stemma trasmette molte indicazioni. Attualmente le tiare godono il primato sulle impegnative corone ed il termine, precisa Geoffrey Munì, di origine persiana, indicava gli alti copricapi reali circondati da “diademi”, fasce decorative bianche e viola. Dalle tiare rigide, simili ad aureole degli Sciiti derivano gli splendidi Kokoshink russi. La storia in seguito le eclissa per l’avvento del Cristianesimo, per farle riemergere con il Neoclassicismo nel XVIII secolo, solo per il protagonismo femminile; quindi si diffonde su modelli influenzati dalla Grecia Classica per l’influenza dello stile Impero con Napoleone e sua moglie. Solo nell’epoca vittoriana la tiara è indossata da non aristocratiche. Riporta Hans Nadelhoffer come “le classi monetarie degli stati Uniti, che in origine avevano innalzato se stesse al di sopra le loro origini borghesi attraverso il loro duro lavoro, si proponevano di rivaleggiare con l’aristocrazia storica europea”. Così la tiara si diffuse specialmente tra le flappers e si deve ai designers dell’Art Déco ispirati dai costumi dall’Egitto, Cina, Giappone e Russia la ripresa di turbanti, kokoshik e tiare. Nell’attualità la loro presenza si deve ai maggiori stilisti. Per un omaggio al conformismo e al desiderio di distinguersi ecco i Millennials (nati tra il 1977 e il 1995). Dolce & Gabbana nel 2018 fanno sfilare i nuovi re: cantanti e modelli giovanissimi; John Galliano per Dior nel 2004 si richiama all’antico Egitto; Dolce & Gabbana nel 2013 esalta la corona nella sfilata dedicata alle sovrane bizantine; Heidi Slimane per Saint Laurent sfila con l’etichetta dei grunge; Gucci ripropone corone di fronde dorate, sui modelli della Grecia Classica e della Roma Imperiale.

Mostra a cura di Alessandra Possamai. Catalogo Silvana Editoriale.

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