NR. 04 anno XXIV DEL 2 FEBBRAIO 2019
la domenica di vicenza
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Sentieri nella notte

Gli scatti di Abriani

di Alessandro Scandale
a.scandale@gmail.com

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Sentieri nella notte

L’apprezzato fotografo vicentino Gigi Abriani ha di recente pubblicato il libro Sentieri nella notte, il Pasubio e le 52 gallerie. A dispetto del titolo, non è un libro storico che narra le gesta della Grande Guerra come qualcuno potrebbe pensare, anche se in parte ne racconta dei frammenti. In origine non doveva nemmeno diventare un libro. L’idea era quella di raccogliere una serie di scatti per farne una mostra in occasione del centenario della Grande Guerra. Le pagine di questo libro non raccontano i drammi di milioni di soldati e civili, non narrano atti di coraggio e non descrivono battaglie e strategie militari, ma vogliono invece far immaginare, attraverso le fotografie cosa quel conflitto sia stato anche umanamente dentro le fortificazioni, nelle gallerie, nelle mulattiere di guerra che ancor oggi segnano il territorio di Vallarsa. "Era il libro che chiedeva di essere fatto, ci ha preso la mano".

Sentieri nella notte (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Così terminava la presentazione di Luce nel silenzio, il mio primo libro fotografico di un anno fa - scrive l'autore - . Ma il gruppo di amici che aveva condiviso la prima esperienza, che mi ha aiutato e spronato, sapeva bene, senza dirlo, che non era finita l’avventura: erano lì, ancora una volta a pungolare e in maniera ironica a provocare. Un anno fa il piacere del silenzio, i cieli stellati, l’avventura e l’amicizia: guardare insieme la notte in maniera diversa, percepire per la prima volta nel buio i rumori del bosco, sentire i propri passi, ritrovare, nei gesti antichi di un bicchiere di vino gustato in compagnia, il piacere del tempo, per condensare poi tutto nell’immagine fotografica; questo aveva aperto il nostro cuore a sensazioni cui difficilmente si sfugge. Sì, un’idea mi ronzava in testa: ma era un progetto ardito, con difficoltà sia tecniche che organizzative, da non sottovalutare; niente si poteva improvvisare di fronte a scenari ampi e colmi di storia, al cospetto di una montagna che incute rispetto di giorno e che di notte si fa severa: non vedi più gli strapiombi, ti sembra di volare". Così Abriani è voluto tornare a dare la luce a quei luoghi che sono incisi e indelebili sui nostri monti, e l’ha fatto la notte perché, come lui stesso dice, ama scattare di notte, dove tutto cambia, tutto esiste, anche se non si vede. "La notte è un momento sospeso rispetto al giorno, La luce è vita, ho così coinvolto degli amici per quella che voleva essere un’esperienza da vivere insieme nella magia e nel silenzio della notte nel tentativo di rendere degno tributo a quanti, in quelle fortificazioni e trincee hanno vissuto". È durante il silenzio che si sente la sacralità della notte, si parla sottovoce e ci si sente quasi come degli intrusi.

L’opera precedente di Abriani, Luce nel silenzio, tramite il contrasto della luminosità e delle ombre della notte, voleva ridare alito vitale alle opere belliche del primo conflitto mondiale e faceva nel contempo emergere l’asprezza affrontata ogni giorno da chi era impegnato nelle operazioni di guerra - scrive Giuseppe Rubini nell'introduzione - . La ricerca quotidiana di sopravvivere che traspare dalle fotografie di quel volume poneva al centro il soldato nel suo tentativo di ricordare, prima di tutto a sé stesso, di essere comunque uomo. Nella nuova opera fotografica di Abriani preponderante non è più l’imponenza dell’opera bellica, la fortezza o la trincea, ma al suo posto domina il paesaggio. Certo, il Pasubio è testimonianza tangibile, senz’altro fra le più rilevanti, di ciò che la Grande Guerra è stata; tuttavia quando ci si reca lassù l’impressione prima che anche oggi rimane è quella della montagna, la sua massiccia mole, i suoi canaloni e le guglie rocciose. Ed è proprio ciò che il nostro fotografo ha cercato: il soldato adesso rimane sullo sfondo, nell’immagine fotografica predominano il crinale, la sinuosità spigolosa della roccia, la vastità del panorama, le ardite soluzioni della Strada delle 52 gallerie per aggirare l’ostacolo e le pieghe del monte. Qui si è combattuto, non possiamo dimenticarlo. Si è combattuto in quella assurda guerra in cui la distanza tra fronti opposti si misurava in metri.

Sentieri nella notte (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Niente più che il Pasubio sa darti questa dimensione dell’atrocità: il nemico lì a due passi, nessuno che riesca a percorrere quel palmo di terra, unica conquista la certezza, per molti, della morte in battaglia. Eppure questi pensieri ti avvolgono solo se con gli occhi sai osservare la montagna. E’ ciò che le immagini di Abriani vogliono dire al loro interlocutore: usa gli occhi, guarda, immagina ed infine ricorda. Il Pasubio viene salito ogni anno da un infinito numero di escursionisti che percorrono soprattutto la Strada delle 52 gallerie. Ebbene, il senso primo che viene destato nel percorrere quel tracciato tanto ardito è quello della vista: si sale prima con gli occhi che con i piedi e si rimane sempre stupiti di fronte all’improvviso volgere della curva, all’inerpicarsi in avvolgimenti continui fin dentro il cuore della montagna, nel sentire che tu stai avanzando al piano superiore del tracciato e sotto ai tuoi piedi altri si affacciano all’entrata inferiore della galleria. E non puoi fare a meno di abbandonare gli occhi alla montagna nel tentativo che riveli l’arcano. La Strada delle gallerie, del resto, è stata progettata prima di tutto con gli occhi. Lo ha ben evidenziato la superba mostra tenutasi a Schio per celebrare il centenario della sua costruzione: i progettisti frugarono con gli occhi ogni piega della montagna per comprendere dove infilare il tracciato e, con la baldanza e quel po’ di incoscienza propria della gioventù, avanzarono per cercare ancora di vedere, di puntare gli occhi su nuovi punti che consentissero di proseguire. Anche la fotografia fonda la sua arte sulla vista, sulla percezione di ciò che molte volte sfugge alla sensibilità abituale; possiamo ben dire, perciò, che le immagini del volume di Abriani vogliono essere un tributo a quegli uomini che han saputo vedere nella montagna ciò che altri non notavano. E vogliono essere anche un invito per noi a fare altrettanto: è questo il rispetto primo che il Pasubio esige. Forse non è un caso che la Strada delle 52 gallerie termini in località detta Porte del Pasubio. Bisogna saper bussare per entrare e, umilmente, quando i nostri piedi si posano sulle pietre della parte sommitale del monte, maturare la consapevolezza di essere soltanto ospiti.

Il libro sarà presentato domenica 17 febbraio alle ore 17 al centro Proti di Vicenza, dove Abriani proietterà anche un filmato per raccontare l’opera. Nel frattempo abbiamo incontrato l’autore e dialogato con lui sui temi suscitati dal libro.

Sentieri nella notte (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)

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