NR. 06 anno XXIV DEL 16 FEBBRAIO 2019
la domenica di vicenza
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L'anno contadino
nella campagna veneta

di Alessandro Scandale
a.scandale@gmail.com

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La corte

Perché un libro sulla corte e sulle tradizioni del mondo contadino?

"Il libro è nato dall'esigenza di mettere nero su bianco la mia esperienza unica e nello stesso tempo comune di una ragazzina degli anni '50 quando ancora la civiltà contadina permeava di sé la vita di molti. Volevo raccontare quel mondo ai miei figli cresciuti negli anni '80 in una società completamente diversa. Anche se la letteratura è stata vastissima sull'argomento volevo parlarne a modo mio cercando di dimostrare lo stretto e straordinario legame fra natura, lavori agricoli, feste e religione che ha caratterizzato quella realtà povera nei mezzi, ma estremamente ricca di valori quali la collaborazione, la solidarietà reale e comunitaria che si creava all'interno della corte in un unicum perché autonomo, autosufficiente e ripeto solidale al suo interno".

La corte (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Quali erano le caratteristiche di quel mondo, forse oggi perduto?

"In corte si vivevano tutte le esperienze in comune, le nascite, lo scambio di prodotti, la morte, la tristezza dopo un disastroso temporale, la gioia per la venuta al mondo di un bambino e ancora tutti partecipavano alle ricorrenze del calendario liturgico convinti che i santi potessero preservare dalle malattie non solo gli uomini ma anche gli animali e le coltivazioni. Era una fede sincera senza dubbi o discussioni, si credeva che San Bovo proteggesse il bestiame col sale benedetto, che Sant'Antonio difendesse da epidemie gli animali da cortile con una benedizione, che le croci in legno,poste a guardia dei raccolti, facessero deviare le tempeste. Il tutto fatto con convinzione in un legame indissolubile con le varie attività".

Lei scrive di essere stata testimone diretta di quel mondo: in che senso?

"Da bambina ho vissuto quella realtà unica, ho partecipato concretamente al mondo della corte, ho fatto esperienze emotive intense quando erano a rischio le risorse alimentari per un furioso fortunale o per gli animali predatori e i grandi mi trasmettevano la loro ansia; vivevo l' arrivo degli ambulanti come una festa, partecipavo con convinzione alle celebrazioni religiose e credo di aver respirato di quel mondo i valori quali l' onestà, la frugalità, lo spirito di sacrificio, la solidarietà".

Qual è l'importanza di questa cultura per il territorio vicentino e più in generale veneto?

"Sono intervenuti talmente tanti fattori a trasformare la società, il lavoro, la famiglia, l'economia che risulta difficile distinguere i fattori di questa cultura che sono stati importanti per il Vicentino e il Veneto. Certamente la miriade di piccole aziende contadine del passato hanno insegnato a quella generazione del dopoguerra un'attitudine all'imprenditorialità che ha reso il Veneto la locomotiva d'Italia per quel saper valorizzare i talenti a disposizione come suggerisce il Vangelo. Se poi c'è un ritorno alla terra e molti giovani credono nella loro impresa vuol dire che si è mantenuto quell'attaccamento alla terra che ha consentito ai nostri nonni o genitori di vivere in condizioni assai precarie in campagna. Ancora il credere nella famiglia, il sapere dosare opportunamente le risorse a disposizione con parsimonia,il saper mettere da parte il surplus per le annate meno propizie sono valori che resistono o quanto meno costituiscono il tessuto su cui poggia la società odierna".

Quanta importanza hanno avuto per il suo libro le opere di Dino Coltro?

"L'opera di Dino Coltro Santi e contadini ha contribuito a documentare l' importanza delle ricorrenze liturgiche nel corso dell'anno contadino. Le vite dei santi, il significato profondo di alcune tradizioni mi hanno illuminato sulle varie celebrazioni che io, da bambina vivevo come riti misteriosi, penso ad esempio al culto di Sant'Antonio del porcellino la cui immagine veniva esposta a difesa degli animali da cortile del quale ho capito la simbologia attraverso la biografia del santo, novello Prometeo cristiano in grado di dare vigore alle done fiape;ancora il senso del falò della befana come ritorno del ciclo produttivo o anche il ruolo di San Martino nell'anno contadino".

 

Ilia Sillo, nata a Noventa Vicentina, ha insegnato italiano e storia all’Istituto di Istruzione Superiore Masotto del suo paese. Ha coltivato con passione la storia e la letteratura oltre alla filologia, e promosso ricerche nel campo della storia locale. Dal 2002 fa parte del cenacolo Poeti dialettali vicentini. Per Cierre edizioni ha pubblicato Parlar s-ceto. Sondaggi da un lessico familiare in dialetto vicentino (2013) e Incalmà coi ochi. Un percorso lessicale tra i modi di dire del dialetto veneto (2016).

 

nr. 05 anno XXIV del 9 febbraio 2019

La corte (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)



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