NR. 08 anno XXIV DEL 2 MARZO 2019
la domenica di vicenza
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Il ponte risorto,
tornano i turisti

di Gianni Celi

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Ci vuole un anno e mezzo
per il nuovo… Vecchio Po

Sono tornati finalmente i turisti sul Ponte della Vittoria per immortalare, con le loro macchine fotografiche il vecchio Ponte risorto dopo il sollevamento operato dai tecnici della Inco, la ditta trentina che ha ripreso alla grande i lavori di restauro dello storico manufatto, dopo l’eliminazione della Vardanega. Faceva pena, fino a qualche settimana fa, vedere quel tetto ammosciato, con il timore che prima o poi, una brentana di portata eccezionale potesse cancellare quel gioiello palladiano, da secoli vanto della città. Il lavoro di sollevamento è stato portato a termine con grande professionalità dalla ditta C 9 costruzioni di Bolzano, superesperta in interventi del genere avendone già all’attivo, nel territorio nazionale, circa trecento. Due potenti “cric” sono stati posizionati all’altezza delle due stilate ad est, laddove il ponte aveva dimostrato un cedimento di quasi mezzo metro.

Ci vuole un anno e mezzoper il nuovo… Vecchio Po (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Un potente compressore ha permesso ai martinetti di sollevare, con grande lentezza, l’impalcato, mentre i tecnici, con un sistema di fotorilevazione a laser, controllavano attimo su attimo, la riduzione dell’abbassamento del manufatto. Il sindaco, Riccardo Poletto ed il suo vice, Roberto Campagnolo, hanno seguito da vicino le operazioni assieme a tanti bassanesi che si sono posizionati a nord del Ponte. I protagonisti dell’impresa sono stati, per la ditta bolzanina, l’ing. Roberto Valentini e, per la Inco di Pergine, il capocantiere Floriano Perini ed il progettista di questa fase ricostruttiva, l’ing. Gianni Michelon. È stato quest’ultimo a proporre una variante al progetto originario del prof. Claudio Modena che aveva individuato nella sistemazione di un ponte bailey, lo strumento necessario per questo intervento. Alla fine dell’operazione, quindi, il ponte si è sollevato di ben 48 centimetri sulla stilata verso ovest e di 28 su quella verso est. I timori maggiori , da parte dei tecnici, erano dovuti alla sconosciuta resistenza delle strutture lignee che invece hanno risposto bene, nonostante il notevole cedimento degli ultimi anni.

L’intervento è stato portato a buon fine in un giorno e mezzo con 24 ore d’anticipo. Il tetto ora è ben allineato ed anche il pavimento si è sistemato, pur dimostrando una lieve curvatura dovuta però alla terribile alluvione del quattro novembre del 1966, quando la forza del fiume aveva spostato verso valle il Ponte di circa mezzo metro e, nel pieno della brentana, la notte del cinque , sotto le stilate passarono la bellezza di 2300 metri cubi di acqua al secondo. Adesso si deve pensare alle altre due stilate verso Angarano, ma su queste gli esperti sono più fiduciosi in un risultato positivo essendo minore l’abbassamento del vecchio Ponte. Quando si comincerà? Secondo l’ing. Michelon si dovrà aspettare l’inverno quando, secondo le statistiche legate al flusso dell’acqua nel Brenta, sarà possibile spostare i “castelli” metallici per l’ulteriore sollevamento. Fino ad allora i lavori del personale della Inco saranno dedicati alla sistemazione delle parti lignee, nonché delle balaustre e della zona di passaggio ove si opererà per tratti al fine di permettere il transito dei pedoni. Va detto che dagli espianti fatti i legni ancora in buono stato saranno recuperati, mentre per la parte strutturale più importante sono in arrivo dei pali in rovere dalla Bretagna.

È stato recuperato invece uno dei piloni usati per la ricostruzione del Ponte nel 1821. Dopo l’incendio appiccato al manufatto, il due novembre del 1813, dal vicerè d’Italia Eugenio Beauharnais, in fuga dagli austriaci con il suo esercito francese, nel 1819 l’opera di ricostruzione fu affidata all’ingegnere Angelo Casarotti , di Schio, che utilizzò un nuovo sistema di sostegno. Ebbene uno di quei piloni è stato salvato e, con un’operazione di rafforzamento con dell’acciaio, verrà riposizionato accanto a quelli nuovi per un giusto tributo al ricordo storico del Ponte.

C’è tanto lavoro ancora da fare per restituire questo importante monumento cittadino alla comunità bassanese, ma l’impresa di Pergine, sempre che le condizioni del fiume rimangano nella normalità e non vi siano periodi troppo lunghi di stallo, è dell’avviso che il Ponte possa essere riconsegnato alla città ed agli alpini nel giro di un anno e mezzo. Sarà quindi la prossima Amministrazione ad operare il taglio del nastro per l’inaugurazione del rinato gioiello ligneo.

 

nr. 07 anno XXIV del 23 febbraio 2019

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