NR. 08 anno XXIV DEL 2 MARZO 2019
la domenica di vicenza
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Nei meandri della storia.
Valerio Belli e le sue medaglie
Tracce di un percorso tra fama e oblio

Museo Naturalistico Archeologico
Contra’ S. Corona
Orario: da martedì alla domenica 9-17
Chiude il 4 aprile 2019

di Maria Lucia Ferraguti

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Nei meandri della storia.<br>
Valerio Belli e le

Nei meandri della storia. Valerio Belli e le sue medaglie. Tracce di un percorso tra fama e oblio” è la piccola e preziosa mostra dedicata alla figura di Vincenzo Belli, il Vicentino (1468-1546) sconosciuto eppur finissimo intagliatore, cesellatore, orafo, coniatore di medaglie “all’antica” riconosciuto anche da Vasari, il grande pittore e storico dell'arte, che lo loda: “Fece coni d'acciaio da improntar medaglie, con le impronte delle teste dè rovesci antichi, talmente di similitudine lavorati, che non si può di bellezza far meglio, né di bontà più desiderare. ”. Una notorietà diffusa in Europa ed in seguito perduta. Un ritorno dovuto all’interesse di Antonio Dal Lago, conservatore del Museo Naturalistico e Archeologico e alla curiosità intellettuale del segretario Armando Bernardelli, che dai reparti obliati del medagliere vicentino, di proprietà del Museo Civico di Palazzo Chiericati riconsegna al presente con la figura magistrale di Belli i conii delle medaglie.

Nei meandri della storia.<br>Valerio Belli e le (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica) Attraverso loro risalta la sua figura e getta luce su una mostra proveniente da “un’ampia e ottima selezione sulla totalità dei calchi inviati a fine ‘800 dai musei europei” precisa Dal Lago. Belli si concentra sull’antico, non copia, ma inventa, spiega Bernardelli e chiarisce come le medaglie siano l’espressione di una pura invenzione. Belli possedeva un’enorme cultura umanistica; s’avvicinavano a lui Giangiorgio Trissino, Pietro Bembo, ed è segnato dall’amicizia di Michelangelo e Raffaello e da un ambiente eminentemente colto che gli apparteneva. Dotato di senso commerciale e dall’intuito di un reale imprenditore del vicentino nel ‘500 viaggiava con il campionario in oro e argento custodito nell’interno del mantello. Le sue 50 medaglie che ritraggono personaggi greci e romani del mondo antico rappresentano oltre ad un raffinato esempio di cultura un reddito d’investimento commerciale. Eppure sempre più diventava impossibile attribuire all’artista vicentino la paternità delle sue stesse creazioni. Ancora in attività, ben pochi erano in grado di riconoscerne la produzione, e col tempo questa capacità si sarebbe ancor più ridottaDopo la sua morte i conii entrano in possesso del mercante d’arte Hans Jakob König (1536-1601) trasferito dalla Baviera a Venezia, dai contatti internazionali. Egli mostrava a livello altissimo le copie in cera con un preciso riferimento, un plus valore alla “firma “ di Belli.

Le medaglie vennero coniate e commercializzate fino alla fine del XVI secolo.

Si deve, nel seguire le aggiornate ricerche di Bernardelli, alla figura dell’abate vicentino Antonio Magrini (Vicenza 1805 -1872), verso la metà dell’ '800, la capacità di recuperare il nome di Belli attraverso la scoperta di un manoscritto nato dalla disposizione di Egidio di Velo (1792 -1831). Il primo a pubblicare una trascrizione del manoscritto della Biblioteca Ambrosiana di Milano fu Jacopo Cabianca nel 1864. La divulgazione del manoscritto fu opera di Magrini, che ne distribuì le copie ai maggiori musei europei, ottenendo riscontri dai musei di Parigi, Vienna, Berlino e Venezia che inviarono i calchi di gesso delle medaglie conservate nelle loro collezioni. Del materiale accumulato dalla ricerca di Magrini rimangono 105 calchi delle medaglie di Belli, donati al Museo di Vicenza ed esposti per l’attenzione dei curatori Dal Lago e Bernardelli per la prima volta.



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