NR. 08 anno XXIV DEL 2 MARZO 2019
la domenica di vicenza
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Giovanna Rossi

Galleria QU.Bi.
Corso Antonio Fogazzaro, 21
Orario: dal martedì al venerdì 15-18,30
sabato e domenica 16-19
Chiude il 21 marzo 2019

di Maria Lucia Ferraguti

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Giovanna Rossi

Giovanna Rossi (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Le immagini di Giovanna Rossi, disegnate, ritagliate, ricoperte da una fitta bianca scrittura, sembrano galleggiare nello spazio sullo sfondo nero di grandi fogli di carta. Le regge in un intento compositivo che le conduce a narrare come arte, d’opera in opera, la sua biografia.

Ed è un riportare la memoria all’ambiente familiare e alle figure dei genitori artisti, poi l’evocare in modo coinvolgente la vita in Svizzera attraverso lo sviluppo di una scrittura fitta, intensa e minuta, delle liriche dei grandi scrittori francesi, ”Ho iniziato la scrittura con il lapis bianco. Riporto i versi dei poeti che hanno fatto parte della mia esistenza: Guillaume Apollinaire con i Calligrammi, Paul Éluard, Charles Baudelaire e Paul Verlaine, fino ai versi liberi di Arthur Rimbaud”. Una bianca scrittura minuta organizza la trascrizione delle liriche in settori compositivi organizzati a interagire con ritagli di volti e caratteri tipografici. Quindi l’amore nasce per la carta, per sbiaditi giornali di primi del ‘900, per il collage fino a sconfinare con la poesia visiva.

È La memoria del tempo passato a condurre Rossi a stabilire con l’opera un’intesa sorretta da una sensibilità vicina all’automatismo. Preleva degli oggetti familiari scelti per l’appartenenza al mondo della moda, ad un tempo trascorso, guanti e santini per dar vita a pagine colorate. Contemporaneamente asseconda il desiderio di una corrispondenza diretta tra l’immagine e la parte più interiore del suo essere, così un segno arrotondato e sciolto libera la nostalgia del mondo medioevale amato e custodito iconograficamente nell’evolvere in motivi creativi. Rossi non ama il colore, preferisce immagini cromaticamente neutre e subisce il fascino espressionista di personalità artistiche come Dix e Grosz. Talvolta le opere rimandano ad uno stato dell’animo ironico e sognante che la conducono all’affermare: “Io sono dada”.

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