NR. 10 anno XXIV DEL 16 MARZO 2019
la domenica di vicenza
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Richiamato alle armi

di Alessandro Scandale
a.scandale@gmail.com

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Richiamato alle armi

Com'è nato questo progetto editoriale e perché dedicarlo proprio a Fabris?

Richiamato alle armi (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)"Il tutto è nato nell’ambito del Centenario della Prima Guerra Mondiale, dopo che nel 2014 la Sig.ra Maria Rosa Fabris ha reso nota alla biblioteca civica di Thiene l’esistenza del diario del proprio nonno Antonio. In quel periodo si raccoglieva copia di documenti e fotografie dell’epoca, un’iniziativa volta a preservare la memoria cittadina del conflitto, ed il manoscritto di Antonio Fabris non ha tardato ad attirare l’attenzione, sia per il fatto stesso di essere un diario che per la propria mole: nove taccuini, per un totale di poco meno di settecento pagine. Da qui l’idea di trarne una pubblicazione che, a fine 2017, l’Amministrazione Comunale ha affidato a me l’incarico di curare".

Quanto è importante raccontare le "piccole storie" dentro la grande storia ufficiale?

"È molto importante, sia perché consente di cogliere dettagli minuti che la “grande Storia”, di necessità, tralascia, che per gli spunti di riflessione che offre. Farlo ci aiuta anche a guardare a quel tempo, che per noi è Storia, non come a qualcosa di lontano, astratto ed incomprensibile, ma come ad una realtà concreta".

Descrivere la vita di una persona attraverso un diario di guerra cosa aggiunge ad un tema così controverso?

"Aggiunge la possibilità di mettere a fuoco una grande quantità di particolari minimi che, nei resoconti ufficiali o comunque che guardino ai fatti “dall’alto”, necessariamente mancano. Antonio Fabris nelle pagine del proprio diario descrive minuziosamente la propria quotidianità, permettendoci di seguire giorno per giorno la vita di un fante italiano in trincea e nelle retrovie: dalle esercitazioni alle corvè per la distribuzione del rancio, al tempo dedicato alla manutenzione dell’equipaggiamento ed all’igiene personale, ai turni di guardia. Oltre a ciò, Antonio non manca di registrare i momenti lieti, come feste, gli incontri con amici e conoscenti, la lettura della corrispondenza".

Richiamato alle armi (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Quali emozioni ha provato indagando la storia di vita di Antonio Fabris?

"Per quanto il mio lavoro sia stato improntato all’obiettività, lo studio del manoscritto di Antonio non mi ha di certo lasciato indifferente sotto il profilo umano. Lavorare su di esso mi ha permesso, in un certo senso, di conoscere l’uomo che un secolo fa l’ha scritto. Trattandosi di un diario, poi, è un documento dalla natura estremamente personale ed intima, nella cui redazione non entrano solitamente in gioco i condizionamenti mentali che caratterizzano, ad esempio, la corrispondenza con famigliari ed amici. Questo lo rende una lettura a tratti difficile, data la crudezza di alcune delle situazioni che racconta, lontane dalle capacità di comprensione di chi non abbia vissuto circostanze simili".

Qual è la sua opinione sulle celebrazioni del centenario della grande guerra che si sono da poco concluse?

"Credo che il Centenario abbia rappresentato una grande occasione per rilanciare la ricerca storica sul tema della Prima Guerra Mondiale. Ciò che mi auguro è che, ora che l’anniversario è passato, l’interesse non scemi del tutto, e che le pubblicazioni di approfondimento prodotte in questi ultimi quattro anni, assieme alla documentazione dell’epoca recuperata nello stesso lasso di tempo – tra cui il diario di Antonio Fabris – possano essere base di ulteriori studi ed indagini che permettano in futuro di guardare ai fatti della Grande Guerra in una prospettiva pienamente ed obiettivamente storica".

 

nr. 08 anno XXIV del 2 marzo 2019

Richiamato alle armi (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)



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