NR. 15 anno XXIV DEL 20 APRILE 2019
la domenica di vicenza
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La cultura arricchisce
il territorio

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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La cultura arricchisce il territorio<br>
dall'Ita

Anna Cappelli (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)@artiscenichecom

 

 

In occasione della presentazione alla Sala Stucchi di tutti i progetti formativi della Fondazione Teatro Comunale di Vicenza abbiamo incontrato il segretario generale del teatro Giacomo Cirella e la dott.ssa Marianna Giollo, che si occupa del marketing e dei progetti culturali del TCVI. Un bilancio delle attività del teatro e del riscontro di gradimento e partecipazione del pubblico che permette una progettualità consapevole di proposte culturali e investimenti mirata al pubblico di ogni età e fascia socio-culturale che sta riscontrando sempre più entusiasmo da parte della popolazione.

 

Alla conferenza stampa di presentazione il presidente Ditri ha detto una cosa molto interessante: le industrie che sponsorizzano cultura non solo contribuiscono al benessere della popolazione ma a loro volta traggono profitto. Nella vostra esperienza di organizzatori culturali come spiegate questo rapporto fruttuoso e benefico con le industrie che non hanno niente a che fare con la cultura umanistica?

La cultura arricchisce il territorio<br>dall'Ita (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Marianna Giollo: “Il presidente lo ha scritto in tanti testi che abbiamo presentato anche ai nostri sponsor: lui dice che un territorio culturalmente avanzato è anche più competitivo. Lui crede in un senso del dovere dell’azienda di restituire al territorio in sostegno alla cultura quello che prende: persone che spendono il proprio tempo libero in attività culturali rendono il territorio ricco e competitivo, più attraente. Uno spettacolo dal vivo attiva una serie di nuovi stimoli che possono essere sfruttati in ambiti extra-culturali. Per molte aziende sponsorizzare la cultura è una questione di reputazione: aziende che hanno impatti ambientali faticosi da giustificare per il territorio circostante, nel momento in cui sostengono la cultura si fanno vedere attraverso un valore e possono essere apprezzate".

All’inizio questo teatro è stato molto osteggiato dall’opinione pubblica, la gente diceva che erano soldi buttati e che le priorità erano altre. Hanno cambiato idea? Il teatro è sempre pieno, non solo per la danza.

"La sfida grossa è stata questa fin dall’inizio: lavorare su un riposizionamento di un’offerta che è mancata per 40 anni nel territorio e quella così variegata del teatro è servita ad attirare un pubblico quanto più eterogeneo che ha trovato una risposta alle proprie esigenze culturali. Abbiamo visto come l’atteggiamento del pubblico sia cambiato: alla fine dello spettacolo si fermano nel foyer a parlare e discutere, i primi anni scappavano a prendere la macchina, probabilmente anche perché il bar è aperto e anche noi ci siamo evoluti come offerta e vediamo che il pubblico ama vivere i nostri spazi".

Il progetto più “storico” è “Danzare per educare”: l’avvicinamento del pubblico dei piccoli allo spettacolo di danza dal vivo, che ha 18 anni.

La cultura arricchisce il territorio<br>dall'Ita (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Giacomo Cirella: "Era nato con Vicenza Danza".

Siamo arrivati alla maggiore età dei primi spettatori, avete investito in formazione del pubblico dei bambini. Quanti di questi bambini tornano a teatro?

G.C.: "Non siamo certi che quelli che abbiamo formato 18 anni fa siano qui a teatro ma siamo sicuri che l’avviamento del bambino e del giovane al mondo dello spettacolo sia una cosa positiva perché il teatro adesso è pieno. Portarli a teatro, influenzare gli insegnanti ei parenti attiva una serie di sentimento generale di approvazione e di riscontro positivo del teatro che permette che siano attività frequentate dal pubblico. Questi ragazzi nel frattempo sono cresciuti e potrebbero avere 18 anni, l’età in cui la maggioranza non va a teatro, riprendono dopo i 25, verso i 30 anni però è vero che sanno cos’è il teatro e diventa per loro una scelta effettiva tra andare e non andare. Abbiamo scelto di fare anche la discoteca all’interno del teatro perché ci eravamo accorti che la maggioranza della popolazione vicentina non sapeva dov’era il teatro e che spazio fosse: abbiamo pensato che tenere sempre aperto anche ad altre attività permetteva che il teatro fosse uno spazio aperto e disponibile che potesse essere riconoscibile e identificabile con una sua identità perché garantiva al cittadino di sapere che il teatro è un punto di riferimento culturale preciso e riattivare quell’energia positiva nei confronti dello spettacolo e di dare la possibilità di scelta al cittadino di domani".

C’è un altro progetto a cui partecipa il TCVI, “Supporter danza”, progetto regionale di Arteven di promozione dei giovani coreografi delle scuole più importanti del Veneto. Quanti di questi ragazzi sono riusciti ad essere circuitati nell’ambito di festival nazionali e internazionali?

G.C.: "Il progetto “Supporter danza” l’ho creato e pensato io quando ero ad Arteven e facevo programmazione di danza. Avevamo una serie di danzautori con cui lavoravamo attraverso la rete Anticorpi XL, network nazionale. La maggioranza di questi giovani aveva platee molto limitate di 30,50 massimo 100 spettatori e il mio sentimento era di dare loro la possibilità di verificare come si stava davanti a una platea d tantissimo pubblico. Nell’ambito musicale ci sono i gruppi che precedono il grande solista o il grande gruppo e intrattengono il pubblico prima del grande concerto, nel nostro caso la selezione è fatta attraverso colleghi e critici che hanno suggerito quel danzatore o pezzo o piccolo gruppo che stanno venendo fuori in maniera positiva, che hanno una creatività da mostrare e andiamo a individuare quelli che stanno meglio con lo spettacolo che li segue. Alcuni di questi danzatori passati a Vicenza, e in altri spazi di Arteven come Treviso e Mestre, sono tornati a Vicenza con spettacoli al Ridotto, altri in altri corpi di ballo in centri coreografici francesi, altri con compagnie e sono professionisti".

Con Danza in Rete c’è il progetto dei nuovi danzatori arabi e mediorientali che vengono da realtà politicamente instabili e il loro punto di vista è estremamente interessante. il TCVI riesce a circuitarsi in ambito di progetti internazionali: siete in mezzo a competitor forti come la Biennale.

La cultura arricchisce il territorio<br>dall'Ita (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)G.C.: “Il primo anno abbiamo fatto i danzatori del Nord Africa e Mediterraneo che provenivano da una rete di operatori italiani di festival e centri di promozione che erano andati nelle varie piattaforme di danza del Nord Africa e avevano trovato una serie di danzatori da far girare all’interno della rete virtuosa che poi hanno continuato a fare spettacoli in altri teatri, festival e incontri. Noi abbiamo questa rete a cui non partecipano né Bassano né la Biennale però non siamo soli: il festival non sceglie da solo gli artisti stranieri; solo in questo modo riusciamo ad essere più variegati ed esaustivi possibile".

Nella formazione del pubblico rientrano anche le residenze poiché lo sharing comprende l’incontro del pubblico con l’artista ospitato, in modo che ci si renda conto perché le istituzioni come Teatro e Comune offrono degli spazi agli artisti.

G.C.: "Il teatro è il luogo deputato a offrire degli spazi; le residenze sono sostenute dalla Regione, dal Ministero con contributi economici. Questo ha permesso di vincere il bando regionale relativo a “residenze per artisti nei territori”, così siamo definiti, poiché questo non è un teatro di produzione ma di ospitalità, e favorire l’incontro tra artisti e pubblico. il nostro obiettivo primario è quello di formare il pubblico e rispondere alle sue esigenze, far conoscere gli artisti e sapere come creano".

Poi c’è il progetto “spettatori danzanti”, come funziona?

M.G.: “Lo facciamo dalla prima edizione del festival “Danza in rete”: un gruppo di spettatori privilegiati a cui viene offerto un percorso personalizzatissimo, selezionati attraverso un bando pubblico, mandano un testo di motivazione. Partecipano a tutti gli spettacoli di Danza in rete Off a un prezzo molto leggero, hanno incontri dedicati solo a loro, condotti da una formatrice, che quest’anno è Ketty Grunchi, e che servono a introdurre ciò che vedranno in scena, incontri “post” per parlare di quello che si è visto. C’è ancora un confronto tra di loro condotto da Ketty per parlare delle proprie emozioni, possono incontrare l’artista dietro le quinte, soprattutto possono restituire la loro esperienza con degli scritti e delle foto che poi noi pubblichiamo in un blog dedicato che parla di questa esperienza. Gli incontri non sono sempre frontali ma sono quasi dei workshop perché mettono del loro attraverso il gesto che gli fa vivere ciò che significa il movimento. L’anno scorso erano una 15ina quest’anno erano circa 30".

La cultura arricchisce il territorio<br>dall'Ita (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Poi c’è la lirica, quest’anno “L’elisir d’amore” di Donizetti, progetto di formazione per bambini piccoli di scuole elementari e materne e addirittura nella pancia della mamma con “opera -9”. Qual è la fascia di partecipanti che vi ha dato più soddisfazione?

M.G.: "Sicuramente quelli del progetto “opera domani”: bambini delle elementari e medie. È emozionantissimo vedere una platea di 950 bambini che cantano le arie, è strepitoso: si gira il direttore d’orchestra, si accendono le luci in sala e li dirige in canti meravigliosi. L’elisir d’amore viene messo in scena rivisitata coi linguaggi accessibili a quell’età mantenendone gli schemi principali attraverso tematiche che i docenti trattano in classe per la crescita del bambino: l’accettazione di sé e degli altri, superare determinate paure attraverso l’educazione musicale. Il contenuto viene offerto alle docenti con strumenti cartacei e dossier che loro possono utilizzare tutto l’anno. Il bambino viene vestito come un attore per cui è forte anche il lavoro fatto in classe. Abbiamo aumentato a 3 le repliche, partendo da una, perché molte scuole vogliono aderire e l’evento finale è qualcosa in cui i bambini si divertono tantissimo".

Immagino sia molto facile inserirlo in un percorso interdisciplinare nell’ambito dello studio della storia e della letteratura: se parliamo di Illuminismo e Romanticismo il ragazzino ha un’immagine globale della situazione storica.

 M.G.: “Assolutamente; lo spettacolo di quest’anno si ambientava in una fabbrica degli anni ’30 con richiami visivi a “Tempi Moderni” e a “La fabbrica di cioccolato” per cui veniva studiato anche il ruolo di chi lavora in fabbrica. Ogni classe ha composto una ricetta dell’elisir, una pozione magica che doveva essere la risoluzione dei mali nel mondo, è stato esposto un alambicco con tutte queste ricettine attaccate, alcune di cioccolata, altre poesie, altre boccette con tante cose dentro. Quindi gli spunti didattici sono infiniti, per questo viene tanto apprezzato come progetto. “Opera -9 ".è un progetto sui benefici dell’ascolto della musica classica in gravidanza perché fa bene, è una questione di battito, calma e serenità del bambino e di rapporto della mamma".

Per quanto riguarda la prosa avete “teatro con vista”, per i liceali. A me è capitato di vedere un via vai continuo e telefonate che” bruciano” la battuta finale. La prosa forse è la cosa più difficile per il tipo di stimolazione molto veloce e alla narrazione multistratificata “da videogiochi” alle quali sono abituati: tenere dei ragazzini di 17 anni in un luogo buio, con lo sforzo di sentire e seguire persone che parlano per loro forse è l’effetto di una lezione a scuola.

La cultura arricchisce il territorio<br>dall'Ita (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)M.G.: “Infatti il progetto è cambiato. Era nato come prezzo agevolato: vieni a vederti lo spettacolo tramite coinvolgimento delle scuole. Abbiamo visto che così non funzionava proprio per quello che dici tu: cellulare in mano, esco fuori, voglia di mangiare. Proponiamo un percorso di accompagnamento alla visione dello spettacolo, molti di loro non sanno come funziona il dietro le quinte e le persone che ci lavorano. Dargli la giusta chiave di lettura: dimmi cosa hai provato ma ti spiego cosa davvero hai visto. Abbiamo visto dai questionari che abbiamo somministrato che il risultato era molto apprezzato dai docenti e da loro e questo percorso li ha aiutati ad abbattere il muro di “paura” di non essere all’altezza di assistere a una rappresentazione. Alcuni hanno scoperto il linguaggio della danza come forma teatrale, molti pensano che il teatro è prosa, probabilmente perché vedono “Amici” di Maria De Filippi, altri parlano dell’emozione di incontrare gli attori, con Accorsi sono stati tutti contenti, con le foto eccetera. Penso che questo sia il percorso giusto perché mollarli alla deriva non ottieni niente, accompagnandoli puoi ottenere di più. È un percorso lungo, un’età difficile ma abbiamo visto che escono contenti e quando chiedi se questo percorso lo rifarebbero dicono di sì e questo è già un buon successo".

Il progetto per il pubblico degli anziani: immagino che sia volto ad aprire ai linguaggi del contemporaneo un pubblico che si rispecchia in un teatro tradizionale.

G.C.: "Questo è un teatro inclusivo aperto 360 giorni all’anno e a 360°: il progetto si rivolge a una fascia di anziani particolarmente tutelata da parte dell’amministrazione comunale. Ci sono una serie di attività sociali che il Comune porta avanti attraverso l’assessorato e che si rivolge a un pubblico di anziani che ha poche possibilità economiche o che non ha chi li può accompagnare o che ha a casa altre persone che devono essere seguite. Questo progetto cerca di portare a teatro per due ore di divertimento queste persone che non hanno questa possibilità ed è stato ampliato anche ad anziani disabili e ai disabili".

Voi avete la collaborazione con la Basilica e il Comune per le mostre. Con queste iniziative e il festival Danza in rete, c’è la possibilità di una collaborazione con Rai5 e Sky Arte?

G.C.: "Questo è uno degli obiettivi : fare in modo che le nostre attività siano anche contemplate in quelle di Rai5. Sky Arte è più difficile perché sono spettacoli molto più complessi e produttivamente impegnativi rispetto a quello che possiamo fare. Mentre sulle mostre vedremo nel momento in cui si andrà ad attivare tutta la rete e la filiera che riguarda le mostre in Basilica. È tutto un altro ramo del TCVI: la prima mostra potrebbe avere un interesse regionale ma la seconda e la terza mostra dedicata all’Antico Egitto potrebbero avere un interesse che va al di là e potrebbe valere la pena che sia Sky Arte che Rai5 si interessino".



nr. 14 anno XXIV del 13 aprile 2019

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