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Stile palladiano
E dunque siamo al carrello dei bolliti. Ricordate la frase clou del Watergate? “Follow the money”. Segui il denaro. In questa storia noi dobbiamo seguire il carrello dei bolliti. “Follow the project”. Quando il plico viene protocollato, inizia un palleggio tra settori: a chi lo mandiamo? Lavori pubblici? Urbanistica? Sindaco? Giunta? Mobilità? Alla fine, passa la linea dell'uomo della strada. In che senso? A tutti prima o poi capita di andare da un geometra per farsi fare il progetto di una veranda, una pergola, un garage, un piccolo ampliamento. In fondo, gli americani quello stavano presentando: un ampliamento. E allora quelle 500 pagine vengono fatte recapitare agli uffici dell'edilizia privata. Ed è qui che inizia la nostra storia. Non su un ponte delle spie. Ma nel corridoio di un municipio, settore edilizia. Il dirigente osserva il malloppo, lo studia, legge quello che va letto, poi apre diligentemente le mappe del piano regolatore, confronta la richiesta con le previsioni urbanistiche votate dal consiglio comunale un quarto di secolo prima e infine si mette al computer ed emette la sua sentenza: Caro presidente degli Stati Uniti, caro Pentagono, caro ambasciatore, per quel che ne so e ne capisco io, ci state chiedendo di costruire una cosa che in quel posto al momento non si può costruire. Distinti saluti. Quando arriva la risposta, in via Veneto saltano sulle sedie e si mettono le mani nei capelli. Ma come? Non s'era detto che era tutto in ordine? Cos'è questo no? Dall'ambasciata parte una delegazione di alti papaveri, diretti a Vicenza est, dove si sta celebrando un convegno sull'Alta velocità. Lo avevano organizzato lì, a Vicenza est, perché era chiaro già vent'anni fa che quello sarebbe stato il nodo più intricato da sciogliere tra Milano e Venezia: il passaggio dei treni da Vicenza a Padova. Ma agli americani dell'alta velocità interessa meno di zero. Loro sono lì con quel foglio in mano per incontrare l'assessore che stava immaginando piste di volo, torri di controllo, tangenziali. Claudio Cicero, all'epoca talmente famoso che noi giornalisti lo chiamavamo “Signore degli anelli” per aver sostituito decine di semafori con rotatorie, lui più modestamente si presentava come “Imperatore Claudio”. Gli chiedono: “What's happened, Mr. Cicero? Cos'è 'sta roba qua?”. E lui sbarra gli occhi, non ci crede nemmeno lui che qualcuno abbia osato dire no all'esercito più potente del mondo e della storia e che quel no sia partito da un piccolo ufficio di un palazzo brutto, che qualcuno chiama “Mostro”, perché lo hanno costruito addossato alla Basilica palladiana. Come in tutte le fiabe: se c'è la Bella, c'è anche la Bestia. E dalla Bestia qualcuno ha osato dire no. Da quel no precipita tutto. Proprio mentre il parlamento elegge Giorgio Napolitano, il primo e per ora ultimo ex comunista ad accomodarsi al Quirinale, proprio mentre Napolitano accoglie Romano Prodi per affidargli il compito di formare il nuovo governo, a Vicenza sta esplodendo la fiala di nitroglicerina che quel governo affosserà, minandolo alle fondamenta, logorandolo, facendogli perdere senatori, smontando quella maggioranza come un castello di Lego. È maggio, l'Italia pallonara sprofonda nella depressione di Calciopoli: a tutto pensa, il nuovo governo, meno che a Vicenza e a quel “modesto problema urbanistico” rappresentato dalla nuova caserma americana, pardon, dall'ampliamento della già esistente caserma americana. Se c'è un parere negativo dell'edilizia, c'è anche un progetto, però. Follow the project. Seguiamo il carrello dei bolliti. Quel progetto è in città, non è lontano migliaia di miglia, non è oltre l'Atlantico, non è in riva al Tevere, non è più una fantasia. È in città, in particolare è in un palazzo preciso, lo chiamano “Mostro”, è la Bestia accanto alla bella Basilica. Come arrivano sui giornali le richieste di ampliamento delle case private, arriverà sui giornali anche il progetto di questo ampliamento, non così modesto, ma pur sempre un ampliamento, un progetto di ampliamento.
E le cose vanno davvero così. Un cronista di 29 anni, un bel mercoledì pomeriggio, torna in redazione con 500 pagine a colori, con i dettagli e i disegni di ogni edificio previsto nell'area dell'aeroporto. Siamo a Vicenza, avevano pensato i progettisti, facciamo questa caserma come piace a loro: in stile palladiano. Colonne, frontoni, un po' La Rotonda, un po' la Casa Bianca, un po' la Basilica. Quando il giornale esce è giovedì. Quel giorno, nel tardo pomeriggio, è convocato il consiglio comunale. La pubblicazione del progetto ha l'effetto di una bomba: fin lì nessuno si era scomposto per le decine di articoli pubblicati sui propositi americani, da quel giorno si mobilita mezza città, non solo i centri sociali, ma interi quartieri, comitati, famiglie, donne soprattutto. Esplode all'improvviso il “caso” Dal Molin. E da quel momento non sarà più solo una pura formalità. Sarà tutto, fuorché una pura formalità. Dall'ambasciata partono i primi cablogrammi allarmati: Washington, abbiamo un problema.
Citazione
Ci penso spesso. Soprattutto quando sono a Vicenza. Vado in giro e immagino che accanto a me ci sia il Palladio. Come commenterebbe un genio simile? Io penso che, di fronte a un tale diluvio di diarrea architettonica, penserebbe che siamo impazziti. E forse è davvero così”.
Oliviero Toscani
Glossario minimo
Il primo a proporre un referendum sul Dal Molin fu Enrico Hüllweck. Proprio il sindaco in carica. Il giorno dopo la prima pentolata in piazza e la pubblicazione del progetto, Hüllweck si avvicina al solito cronista e gli confessa che sta meditando di chiedere ai vicentini cosa ne pensano. Per due anni il referendum sarà un binario parallelo allo scontro tra il sì e il no. Per alcuni un tentativo di calciare la palla in tribuna per prendere tempo e per non prendere posizione. Per altri un modo per interrogare la città: se non ora, quando? Se non per un tema così divisivo e lacerante, per quale altro tema? E però da subito si pone una questione di competenza. Chi è autorizzato a promuovere una consultazione popolare? Il Comune? La Provincia? La Regione? Lo Stato? E dal momento che l'aeroporto confina a nord con Caldogno, basta chiedere un parere ai vicentini o bisogna allargare il raggio ad altre comunità? Chi ha diritto di esprimersi? E in base a quale quesito? Può una città mettere in discussione accordi internazionali? E gli accordi internazionali possono scavalcare la volontà popolare di una città? Se Hüllweck presto desisterà, persuaso dal governo che un eventuale referendum sarebbe stato dichiarato illegittimo da qualsiasi tribunale, Achille Variati si farà eleggere con la promessa di organizzare una consultazione. Nell'autunno del 2008 quel tentativo verrà fermato dal Tar. Sarà comunque organizzato una sorta di sondaggio autogestito con gazebo davanti alle sedi dei tradizionali seggi: ma il risultato finale, bulgaro, non avrà mai un valore ufficiale. Un sondaggio demoscopico, invece, sarà curato da Ilvo Diamanti, certificando che la maggioranza dei vicentini era contraria al progetto della base (il 61 per cento dei 1500 intervistati), con l'80 per cento incline ad affidare a un referendum il responso. Spoiler: la cosa forse vi stupirà, ma quel referendum non si farà mai.
Cast
George W. Bush è il lupus in fabula del caso Dal Molin. Il presidente eletto per un pugno di voti contro Al Gore, il presidente dell'Undici Settembre, il presidente della guerra al terrore, della caccia a Osama Bin Laden, della democrazia da esportare, è anche il presidente delle false prove sugli arsenali chimici di Saddam Hussein, il presidente che come il padre porta la guerra in Iraq, il presidente che per il suo scacchiere internazionale ha bisogno di potenziare la base di Vicenza. Repubblicano, all'epoca veniva dipinto come “falco” ispirato dalle teorie Neocon, come neoconservatrici, e Teocon, intrise di fanatismo religioso. Oggi, la figura di Bush è stata in parte riabilitata anche dal mondo di centrosinistra: messo a confronto con Trump appare un Repubblicano moderato, rispettoso delle istituzioni democratiche, degli avversari, dell'Europa, della Nato e degli alleati storici. Chi l'avrebbe mai detto?
Pop
Nel 2006 muore un ex presidente americano, Gerald Ford, l'unico presidente mai eletto: subentrò a Richard Nixon dopo le dimissioni per il Watergate, poi perse contro il democratico Jimmy Carter, detto il Nocciolina, destinato a essere travolto dal caso degli ostaggi dell'ambasciata statunitense a Teheran, dopo la rivoluzione komeinista che dura tutt'ora: contro ayatollah e pasdaran ha provato a tentare il ribaltone proprio Trump nei mesi scorsi, con esiti fin qui a dir poco negativi. Nel 2006 morirono anche due storici nemici degli americani: Saddam Hussein e Slobodan Milosevic. A proposito di dittatori, muore anche Augusto Pinochet. Addio, nel 2006, a due grandi firme del giornalismo: Oriana Fallaci e Anna Politovskaja, voce libera critica del regime di Vladimir Putin e una delle prime vittime del sistema putiniano. Si spengono anche le stelle di Robert Altman, grande cantore dell'America cinematografica, e il re del funk: James Brown.