NR. 14 anno XXII DEL 15 APRILE 2017
la domenica di vicenza
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Molti non tornarono

Stefano Aluisini e Ruggero Dal Molin scrivono dell’intrecciarsi delle storie di cinque giovani soldati italiani che insieme andarono incontro al destino durante la Grande Guerra

di Alessandro Scandale
a.scandale@gmail.com

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Molti non tornarono

Narrare la storia di cinque persone per esemplificare il destino di molti, che, come recita lo stesso titolo del libro, non fecero ritorno. Questa la sintesi di Molti non tornarono, nuovo volume dell'editore bassanese Itinera progetti e firmato da Stefano Aluisini e Ruggero Dal Molin. Nato dalla volontà dell’autore di raccontare le gesta belliche di cinque soldati italiani sui più sanguinosi fronti della Grande Guerra, il libro diventa un modello esemplare del destino di molti giovani, fino a quel momento ragazzi qualunque e poi d'improvviso catapultati nell'inferno dell'orrore, che si avviarono in marcia verso un fronte senza ritorno. Ma il volume non vuole essere una semplice analisi di ricordi e storie dal fronte, una fredda raccolta di nomi sull’elenco dei caduti, quanto un più ampio affresco di come queste vite si siano spesso inconsapevolmente intrecciate a pochi passi le une dalle altre, condividendo l’angusto spazio di una trincea o anche solo il tepore di un pasto caldo.

Molti non tornarono (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Dunque, la storia narrata, anzi le storie, sono quelle di cinque soldati italiani che incontrano il loro destino durante la Grande Guerra. Il dramma del conflitto vissuto da una generazione perduta, dalla Strafexpedition sul Pasubio alla resistenza sul Grappa, dagli assalti sull’Altopiano di Asiago all’Ortigara, dalle battaglie sull’Isonzo alla disfatta di Caporetto, alla riscossa sul Piave. Alpini, Artiglieri, Finanzieri e Fanti: veterani e “ragazzi del ‘99” scrivono qui con il proprio sacrificio le pagine della storia più vera, quella delle loro vite, ripercorse dopo un secolo grazie a contribuiti da tutta Italia e dall’Austria. Vinceranno sul campo uno degli eserciti più potenti del mondo, affrontando quei soldati austroungarici nemici solo “nell’attimo supremo dell’incontro con Dio”. Il libro, che si inserisce in una collana specializzata e particolarmente curata dall'editore bassanese, rievoca così disperati combattimenti e sconosciuti atti di pietà realmente accaduti, confusi sulle montagne a noi vicine o negli ospedali da campo dove il destino di uomini semplici incrociò quello degli stessi Reali al fronte. Una narrazione appassionata rende unica questa coinvolgente testimonianza sulla Grande Guerra, impreziosita da oltre 200 fotografie molte delle quali inedite. E proprio sulla fotografia ci piace citare qualche estratto dalla premessa, firmata dai due autori.

Molti non tornarono (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)La fotografia - si legge - resta il modo migliore per fissare un istante della vita. Anche l’istantanea meno sofisticata infatti, nella misura in cui cattura e ci rende in un attimo i sentimenti dei protagonisti, le caratteristiche di un ambiente perduto, le fattezze dei costumi e degli strumenti dell’uomo, trasmette quelle emozioni che per essere descritte richiederebbero pagine di prosa. Questo è il motivo per il quale un’affrettata istantanea esprime tutto il contenuto del libro: è un’immagine in parte sfuocata, a prima vista solo apparentemente mal riuscita, scattata durante una qualsiasi giornata della Grande Guerra, un sole malato sulla strada sterrata. Per sfondo la distruzione della tranquilla vita di un piccolo paese di montagna. I tetti sfondati, le macerie bruciate ai lati della via: non un abitante o un animale domestico. Al centro una breve fila di soldati italiani, abbastanza ordinata ma non tanto da nasconderne l’andatura affaticata, l’incedere incerto degli scarponi trascinati sul pietrisco. Pesa nelle gambe la lunghezza della marcia mentre le armi ingombrano e gli zaini affardellati tagliano le spalle ma il riflesso condizionato della disciplina prevale sulla stanchezza, così l’ultimo uomo affretta il passo per serrare i ranghi. Sono giovani ripresi di spalle, tutti appartenenti a reparti diversi e dei quali non conosceremo mai i volti, con lo sguardo teso a cercare qualcosa oltre le spalle del compagno davanti, fino a dove la fila si perde, forse la sospirata tazza d’acqua o un posto dove riposare. L'espressione inconsapevole del sentimento di una generazione chiamata allora ad un sacrificio estremo che affrontò onorevolmente ma del quale non comprendeva fino in fondo le ragioni.

l libro ripercorre la storia di cinque di loro: chi veterano delle campagne d’Africa, chi “ragazzo del ’99”. Tutti giovani avvezzi ai duri sacrifici imposti dalla società di allora nel pesante lavoro dei campi o nelle fabbriche. Scavando fra le pieghe delle loro esistenze li abbiamo così ritrovati dopo cent’anni in luoghi oggi creduti remoti ma che sino a qualche generazione fa riempivano i libri di scuola. I campi di battaglia dove consumarono la loro giovane vita si chiamano infatti Ortigara, Cimone, Pasubio, Isonzo, Piave; luoghi dove saranno travolti, in qualche caso negli stessi giorni. In silenzio accettarono quel destino impostogli, sopportando sacrifici inenarrabili e divenendo a loro volta protagonisti di imprese eccezionali. Si trovarono spesso e inconsapevolmente a poca distanza gli uni dagli altri, lottando come quei personaggi che la storia patria immortalò. Un profondo silenzio è sceso su di loro come su altre migliaia di soldati caduti; silenzio che ritrovo ogni volta che risalgo solitario su quelle montagne e su quelle colline, silenzio che solo la natura sa ricreare e che diviene il loro comune sudario. Nessuno dei cinque ritornò: alcuni caddero in combattimento su cime inespugnabili o fra trincee sconvolte, altri sopravvissero solo per spegnersi negli ospedali da campo a causa di malattie o gravi ferite. Non potevano certo immaginare come la vita avrebbe poi intrecciato le successive generazioni ma fra i loro ultimi pensieri vi sarà stata sicuramente la speranza di non essere dimenticati. Per questo seguirne le labili tracce e conservarne il ricordo consente di onorare un debito di riconoscenza verso tutti coloro che caddero anonimamente divenendo altrettanti Militi Ignoti.

A Stefano Aluisini abbiamo rivolto alcune domande sul libro.



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