NR. 15 anno XXII DEL 22 APRILE 2017
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«Così rilanceremo lo sport dilettantistico»

La deputata vicentina Daniela Sbrollini firmataria del disegno di legge: via libera prima dell'estate

di L.P.

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«Così rilanceremo lo sport dilettantistico»

La riforma dello sport dilettantistico e amatoriale in Italia è finalmente a una svolta. Prima dell'estate "via libera" alla proposta di legge presentata il 28 giugno 2016 dalla deputata vicentina del Pd Daniela Sbrollini: se ne discuterà nel giro di poche settimana in aula a Montecitorio, poi diventare legge in tempi brevi, comunque entro l'estate. Si tratta di una riforma attesa da decenni da tutto lo sport non professionistico, istituendo le società sportive ordinarie a scopo commerciale. Il portale www.ladomenicadivicenza.it ha voluto approfondire il tema intervistando proprio l'on. Sbrollini, responsabile nazionale Sport e welfare del Partito Democratico, oltre che vicepresidente XII Commissione affari sociali e sanità.

 

Onorevole Sbrollini, qual è il principale obiettivo della proposta di legge?

«Quella di garantire alle realtà sportive italiane di trovare un valido sostegno negli investimenti, regolarizzando anche migliaia di lavoratori che fino ad ora non hanno alcun tipo di garanzia sanitaria e previdenziale. Grazie a questa legge sosterremo un settore in grande crescita, strategico per lo sviluppo dell’Italia e per il welfare di tutto il Paese. Lo sport deve essere inteso non come un costo ma è soprattutto un investimento, soprattutto quando si parla di attività amatoriale, rivolta ai giovani e a coloro che fanno sport per sentirsi meglio e restare in forma. Senza ovviamente dimenticare tutte quelle persone, tutti volontari, che mettono il loro tempo a disposizione il loro tempo per garantire a queste realtà di sopravvivere».

I tempi sono effettivamente così rapidi?

«Il Ministro dello sport, Luca Lotti, ha assicurato che diventerà legge prima dell'estate. In realtà si tratta di una riforma che coinvolge non solo lo sport, ma anche altri ministeri e altri settori, tra cui quello della cultura».

Perché era necessaria questa svolta?

«Gli aspetti sono molti, ma quello più significativo è legato al fatto che in Italia esiste un sommerso di attività i cui protagonisti non sono tutelati anche da un punto di vista previdenziale e sanitario. In altre parole l'obiettivo è contribuire a ridurre notevolmente il cosiddetto lavoro nero. In realtà non si tratta di una "nicchia ristretta" ma di un piccolo esercito, se si considerata che centri sportivi in Italia sono circa 72 mila. Le realtà sportive che operano in Italia sono divise in tre principali tipologie di forme societarie: le società sportive dilettantistiche (Ssd), le associazioni sportive dilettantistiche (Asd) e le società sportive commerciali (Ssc)».

Qual è stato l'iter che vi ha indotto a portare avanti e poi formulare in concreto questa riforma?

«La proposta di legge nasce grazie a un percorso condiviso che ha come protagonisti il Comitato olimpico nazionale italiano, ossia il Coni, l’Associazione nazionale impianti fitness & sport (Anif) e le principali categorie che si occupano del settore sportivo italiano. In concreto si intende finalmente porre le basi per una riforma organica dello sport dilettantistico, visto che lo sport può costituire una grande occasione di crescita per il nostro Paese, generare occupazione e incrementare il benessere della popolazione». 

In tal senso una nuova legge era fondamentale, ci sembra di capire...

«Così rilanceremo lo sport dilettantistico» (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)«È compito della politica trovare e sostenere nuove soluzioni che rechino beneficio allo sviluppo delle politiche sportive e a una nuova forma di imprenditorialità. L’Italia deve recuperare oltre venti anni di ritardo e deve farlo presto offrendo agli imprenditori la possibilità di creare valore e benessere investendo in maniera sana in un settore che può offrire molto, soprattutto ai più giovani. Migliaia di operatori e di responsabili dei centri sportivi aspettano una nuova normativa che definisca, senza margini di interpretazioni, le modalità di contratto dei lavoratori del mondo dello sport così da poter prevedere per i dipendenti del settore sportivo pari diritti rispetto agli altri lavoratori dipendenti».

Quindi voi politici siete stati in qualche modo stati invitati a muoversi in questa direzione? 

«Esattamente, dagli stessi rappresentanti delle miriade di società minori di tutti gli sport, ma anche dai gestori delle palestre. Non è un caso che in questo percorso abbiamo lavorato assieme al Coni, ma è stato prezioso anche il contributo di singoli responsabili come, per restare nella realtà berica, il presidente di Piscine di Vicenza Paolo Gecchelin e altri dirigenti vicentini. Ma per capire l'importanza che essa riscuote a livello globale ci siamo confrontati a più riprese anche con una società strutturata a livello internazionale come la Juventus e con i vertici della Technogym, l'azienda emiliana, leader mondiale nel settore delle soluzioni fitness e wellness». 

Quali categorie professionali in particolare potranno beneficiare di questa nuova legge?

«Sono molti, come già accennato, le figure visto che comprendono tutti coloro, a cominciare dagli insegnanti nelle palestre o in altre strutture sportive. Soprattutto in prospettiva penso ad esempio a tutti i neo-laureati di una facoltà universitaria come scienze motorie, ma anche ad esempio ai nuovi manager del mondo dello sport e in mental-coach, altre figure emergenti».

Questa legge è destinata a coprire anche il buco normativo lasciato libero dalla recente cancellazione dei voucher, utilizzati anche nel settore dello sport?

«Con tutta onestà direi di no, visto che la proposta di legge dello sport dilettantistico è stata presentata prima dell'inizio della scorsa estate. Detto questo è già pronto una nuova legge che sopperirà alla mancanza dei voucher, con l'introduzione di un nuovo strumento rivolto soprattutto a imprese e famiglie, che magari avrà un altro nome ma che verrà proposto garantendo migliorie e vuoi normativi rispetto a prima». 

Una curiosità della nuova legge è legata all'articolo 13 che prevede "l’esclusione dal pagamento dell’equo compenso per l’utilizzazione di musica registrata durante lo svolgimento dell’attività sportiva dilettantistica". A cosa si riferisce?

«Al mancato pagamento dei diritti d'autore, soprattutto in caso di manifestazioni o eventi in cui si utilizza la musica. Tutto ciò, assieme ad altri articoli della legge, ha come obiettivo quello di ridurre le spese a carico delle società sportive dilettantistiche e amatoriali».

 

nr. 14 anno XXII del 15 aprile 2017

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