NR. 14 anno XXIII DEL 14 APRILE 2018
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Inquinamento da Pfas ad una svolta

Stato di emergenza dichiarato dal Governo. Lettera dei sindaci al Parlamento Europeo, direttiva in autunno

di L.P.

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Inquinamento da Pfas ad una svolta

È a una svolta decisiva, o perlomeno ad a tappa storica che resterà segnata nel tempo, il problema dell'inquinamento causato dai Pfas. Durante il Consiglio dei Ministri tenutosi lo scorso 21 marzo a Roma il Governo ha dichiarato lo stato di emergenza in Veneto e in contemporanea ha deciso di nominare un commissario che si occuperà da vicino della questione. Interessata dall’emergenza Pfas per l’inquinamento dell’acqua è soprattutto la provincia berica (nell'area dei colli Berici e del Basso Vicentino) ma anche quelle di Verona e Padova. Sotto accusa le sostanze perfluoroalchiliche, le cui molecole più utilizzate sono l’acido perfluoroottanoico (Pfoa) e l’acido perfluoroottansolfonico (Pfos). Il portale www.ladomenicadivicenza.it ha voluto approfondire il tema, anche dopo la lettera spedita al Parlamento Europeo da 15 sindaci delle tre province attraverso il "Coordinamento dei Comuni contro inquinamento da Pfas". Ecco cosa è emerso.


Gianpaolo Bottacin, assessore regionale all’ambiente: «Ora necessario accelerare le procedure: gestione commissariale per completare gli interventi»

Notevole soddisfazione per la decisione del Governo viene espressa dai vertici della Regione Veneto, in primis dal Governatore Luca Zaia, ma anche da Gianpaolo Bottacin, assessore regionale all’ambiente, impegnato da anni nella vicenda, che l'ha visto partecipare a numerosi incontri e convegni anche nel Vicentino.

Inquinamento da Pfas ad una svolta (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)«Da anni lavoriamo per la risoluzione del problema Pfas - spiega Bottacin - anche a fianco del Governo e alle varie strutture competenti, tra cui i Ministeri dell’ambiente e della salute e il Dipartimento nazionale di Protezione civile. Ora che da parte governativa siamo arrivati all’attivazione dello stato di emergenza con poteri che implicano la gestione della situazione in forma commissariale, abbiamo assieme davanti il grande impegno di dare una soluzione definitiva alla questione. Avendo il commissario la possibilità di emettere anche delle ordinanze si potranno accelerare le procedure e conseguentemente gli interventi necessari per riportare il tutto in condizione di assoluta normalità. È una buona notizia il fatto che arriveranno gli 80 milioni di euro che, come spiegato dai tecnici del ministero nel corso dell'incontro con le Mamme No Pfas svoltosi a Roma, dovranno, in base alla normativa nazionale, necessariamente essere cofinanziati dai consigli di bacino. Resta inteso che vale il principio del "chi inquina paga" e quindi al termine del procedimento relativo al danno ambientale: la Regione, che si è già costituita, chiederà i danni ai responsabili».

Nella posizione dell'assessore Bottacin c'è anche una puntualizzazione precisa. Eccola: «Pur essendoci stato comunicato da fonti romane nel 2013 che non vi fosse pericolo immediato per la popolazione, come Regione ci siamo subito attivati e da allora abbiamo fatto molti passi avanti ponendo, in mancanza di intervento statale, dei limiti sia sulle acque potabili che sugli scarichi industriali, ma anche facendo delle indagini per rilevare la presenza nel sangue di valori Pfas. Proprio partendo da quanto emerso a seguito delle nostre indagini sanitarie, grazie ad importanti elementi in mano, ancora lo scorso settembre abbiamo attivato la richiesta al Governo per lo stato di emergenza e nel frattempo abbiamo ulteriormente ridotto i limiti sulle acque potabili, fino ad arrivare ai valori più ristretti a livello mondiale. Unica regione d'Italia ad essersi attivata fin dal 2013. La Regione ha impegnato finora importi superiori ai 15 milioni di euro e grazie al nostro intervento, nella zona rossa, da mesi è garantita la totale assenza di Pfas nell'acqua potabile».

 

I sindaci dei comuni coinvolti hanno scritto al Parlamento Europeo: «Da rivedere la direttiva sulla qualità delle acque destinate al consumo umano»

Tuttavia negli ultimi tempi non è stata solamente la Regione Veneto, oltre ad altri enti pubblici e consorzi, a scendere in campo per risolvere il problema dell'inquinamento di sostanze perfluoro alchiliche. L'hanno fatto anche i sindaci dei territorio inseriti nella cosiddetta "area rossa" - pari a 180 chilometri quadrati e con una popolazione stimata di quasi 350 mila abitanti - che, attraverso il Coordinamento dei Comuni contro inquinamento da Pfas, costituitosi nei mesi scorsi a Noventa Vicentina, hanno scritto al Parlamento Europeo in quanto in quella sede si possa velocemente rivedere la cosiddetta "Direttiva sulla qualità delle acque destinate al consumo umano". Il Coordinamento è costituito dai seguenti 15 comuni, su un totale complessivo di 21) così distribuiti: la maggior parte, esattamente 11, si trovano nella provincia berica (Alonte, Agugliaro, Asigliano Veneto, Campiglia dei Berici, Castegnero, Noventa Vicentina, Orgiano, Pojana Maggiore, Sarego, Sossano e Val Liona), 3 nella provincia di Verona (Minerbe, Pressana e Roveredo di Guà), a cui si aggiunge la padovana Montagnana.

«L’obiettivo - si legge nella lettera inviata a Bruxelles, a cui è stata allegata anche una petizione - è che le istituzioni europee, visti i gravi episodi di inquinamento delle falde e le inevitabili conseguenze anche per la rete acquedottistica, come è avvenuto nella nostra area inquinata da sostanze perfluoroalchiliche, si adoperino affinché ci sia finalmente una normativa di tutela del "bene acqua" uguale per ogni Stato membro. Tale azione di tutela sia anche sostenuta da una politica attenta alla salvaguardia del territorio, investimenti di bonifica nelle aree che necessitano interventi mirati, azioni di messa in sicurezza per garantire a tutti i cittadini di ogni Stato membro dell'Europa una tutela della propria salute».

Nella stessa lettera il Coordinamento, oltre a ricordare la storia e i numeri del fenomeno, precisa che «risultano consistenti gli investimenti effettuati sul piano sanitario, con l'attivazione di uno studio di monitoraggio biologico sulla popolazione dell’area maggiormente esposta a Pfas che coinvolgerà 85 mila persone per un durata di dieci anni, e sugli acquedotti con l'installazione di moderni e costosi sistemi di filtri a carboni attivi. Passata ora la fase di emergenza acuta, in attesa di allacciamenti a nuove fonti di approvvigionamento, rassicurati dai valori Pfas presenti nell'acqua potabile prossimi allo zero, restano tante preoccupazioni sia sul futuro ambientale che sulla bonifica e la tutela delle falde».


La "promessa" di Mara Bizzotto, europarlamentare della Lega: «Battaglia di civiltà e di tutela dell’ambiente: per ottobre il voto finale sulla direttiva Ue»

L'appello di varie associazioni di cittadini e dei sindaci dei comuni veneti che hanno chiesto alla Unione Europea di inserire limiti “quasi zero” di Pfas nella nuova normativa europea è stato immediatamente raccolto dalla vicentina Mara Bizzotto, europarlamentare della Lega, che promette e garantisce il suo impegno anche nei prossimi mesi.

Inquinamento da Pfas ad una svolta (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)«È giusta e sacrosanta la richiesta - spiega la Bizzotto - che l’Europa fissi dei limiti pari a zero di Pfas che valgano su tutto il territorio del nostro continente. Io stessa presenterò personalmente una serie di emendamenti, a mia firma, affinché il Parlamento Europeo stabilisca limiti "quasi zero" di Pfas e affinché venga preso in considerazione il principio di precauzione. Si tratta di una battaglia di buon senso, di civiltà e di rispetto per l’ambiente e la salute pubblica che ci tocca tutti da vicino, soprattutto noi veneti che abbiamo subito questo maxi inquinamento da Pfas nei nostri territori».

L’eurodeputata leghista, che in questi anni ha portato più volte all’attenzione di Bruxelles il caso dell’inquinamento da Pfas che ha investito il Veneto chiedendo "lo stanziamento di fondi straordinari della Ue in favore di Regione, comuni e cittadini per tutelare la salute pubblica e bonificare le aree inquinate", fa il punto sull’iter parlamentare e sulla tempistica con cui sarà affrontata la revisione della Direttiva 98/83/Ce sulla qualità delle acque destinate al consumo umano in cui saranno stabilite nuove norme e nuovi limiti sugli agenti inquinanti. «Secondo il calendario dei lavori reso noto proprio in questi giorni, la proposta di revisione della Direttiva sarà presentata il prossimo 4 maggio in commissione "Ambiente e sanità pubblica" del Parlamento Europeo, il 7 giugno sarà oggetto di discussione ed entro il 13 giugno si dovranno depositare gli emendamenti. La direttiva sarà poi votata dalla Commissione il 10 settembre e approderà al voto finale del Parlamento Europeo riunito in sessione plenaria a Strasburgo nella prima settimana di ottobre. Inoltre il prossimo 25 aprile ci sarà una riunione della commissione per monitorare come la direttiva vigente sia stata applicata dagli Stati Membri in questi anni. I prossimi saranno quindi mesi decisivi per fare in modo che Bruxelles scriva una nuova normativa realmente a tutela dell’acqua e della salute pubblica».

 

nr. 13 anno XXIII del 7 aprile 2018

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