NR. 43 anno XXIII DEL 1 DICEMBRE 2018
la domenica di vicenza
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Miteni, il problema è la bonifica

L'industria di Trissino è fallita, ma l'attività proseguirà sino a metà gennaio per smaltire le sostanze chimiche presenti in fabbrica

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Miteni stop, ora problema bonifica

Miteni stop, ora problema bonifica (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Il countdawn di un epilogo inevitabile, era iniziato all'inizio dell'anno quanto i conti economici della Miteni Spa di Trissino - l'industria di Trissino da tempo al centro dell'"affaire" Pfas, ossia l'inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche - sono andati via via peggiorando e in pochi mesi l'azienda ha perso 1 milione e 351 mila euro rispetto al rosso già previsto, mentre la liquidità disponibile si è assottigliata ulteriormente. Inevitabile a questo punto la decisione di portare i libri in tribunale, avvenuta lo scorso 26 ottobre, che di fatto ha decretato la fine dell'azienda.  Il portale www.ladomenicadivicenza.it ha voluto fare il punto della situazione a 360 gradi anche per capire come si procederà per la bonifica del terreno.

 

Le due problematiche maggiori: le ripercussioni sotto l'aspetto occupazionale e la necessità di procedere con la bonifica dell'area e delle falde inquinate

L'annuncio ufficiale del fallimento, arrivato ad inizio novembre da parte del tribunale di Borgo Berga, segna uno spartiacque in una tormentata vicenda che da anni ha riempito le cronache regionali e nazionali per un caso di contaminazione delle acque che coinvolge tutto il Veneto centrale, in particolare le province di Vicenza (nel versante sud e in quello dei colli Berici), Padova e Verona, sino ai confini con il Rodigino. Secondo uno studio recente di Legambiente l’area interessata dall’inquinamento da Pfas è pari a circa 180 km quadrati, per un totale di circa 250 mila abitanti. All’interno di questo territorio una ventina di comuni, di cui metà circa della provincia berica - quelli più esposti, dove nelle acque della rete e dei pozzi privati sono stati trovati tutti i composti, sono Brendola, Lonigo, Montecchio Maggiore, Sarego, Trissino, Altavilla, Creazzo, Noventa Vicentina, Poiana Maggiore, Sossano e Sovizzo - si sono trovati a dover far fronte all’inquinamento anche dell’acqua potabile.

Miteni stop, ora problema bonifica (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)La chiusura della Miteni avrà pesantissime ripercussioni sotto il profilo occupazionale: secondo i dati forniti dalla Cgil Vicenza resteranno senza lavoro 130 persone, ma a questi vanno aggiunti altre 70 lavoratori dell'indotto collegati a ditte esterne, per buona parte italiani e residenti nei comuni limitrofi. La chiusura della Miteni non è imminente, visto che l'attività proseguirà sino ad almeno metà gennaio 2019: è quanto prevede il crono-programma che si svilupperà nell'arco di 9 settimane con lo scopo di garantire la massima sicurezza degli impianti attraverso la lavorazione e il consumo dei prodotti nelle migliori condizioni possibili per esaurire le riserve di sostanze chimiche presenti nello stabilimento.

Un altro problema cruciale è legato alla bonifica dei terreni attualmente occupati dall'azienda di Trissino, che nelle settimane scorse ha disposto l'invio per oggi al Prefetto e agli enti il crono-programma che definisce quali sono i processi industriali da portare a conclusione. Il crono-programma si sviluppa nell'arco di nove settimane. Il fine è quello di garantire la massima sicurezza degli impianti attraverso la lavorazione e il consumo dei prodotti nelle migliori condizioni possibili per esaurire le riserve di sostanze presenti in stabilimento.  Questo “iter” è inoltre in grado di rendere disponibile attraverso la consegna delle lavorazioni in fase di conclusione, la liquidità necessaria per il pagamento degli stipendi dei lavoratori nei mesi di novembre e dicembre, oltre alle tredicesime.

 

Fiducioso l'a.d. Antonio Nardone: «Il clima negativo non ha favorito l'attività, ma ora può nascere una cordata capace di creare una Miteni diversa»

«Il clima negativo degli ultimi anni ha contribuito a far precipitare le cose, sicuramente non hanno aiutato le proteste, le manifestazioni e le pesanti accuse rivolte alla nostra azienda e alla sua attività produttiva, che ha finito con il ripercuotersi anche nei confronti dei nostri clienti». È questo lo sfogo di Antonio Nardone, amministratore delegato della Miteni, raccolto in occasione di una delle sue uscite pubbliche in cui ha incontrato i giornalisti. «La nostra disponibilità è sempre stata massima - spiega Nardone - già due-tre anni fa abbiamo spiegato, anche con l'aiuto di esperti e professionisti, come stavano le cose senza nascondere nulla. «Ad esempio - spiega Nardone - le verifiche dagli enti di controllo hanno evidenziato che la concentrazione di perfluorurati nei lavoratori storici nel corso degli anni è in continua diminuzione ed è scesa di oltre il 97% da quando è stata scoperta 20 anni fa. Se le concentrazioni di molecole biopersistenti scendono fortemente è evidente che le esposizioni dei lavoratori sono sotto controllo e irrilevanti».

Miteni stop, ora problema bonifica (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Nonostante un momento "drammatico" (perlomeno dal punto di vista economico e produttivo), davanti agli occhi di tutti, l'amministratore delegato della Miteni non si arrende e lancia il seguente appello: «In una situazione difficile, di fronte a scelte che saranno determinanti per il futuro del lavoro e del territorio - aggiunge - è bene che ci si attenga ai fatti. Solo così si potrà sviluppare un confronto proficuo, che permetterà, a chi sarà chiamato a gestire questa fase complessa dell’azienda, di lavorare in un clima di correttezza e collaborazione.

Le prospettive e le possibilità per mitigare l’impatto sociale e ambientale ci sono e devono essere sfruttate pienamente: auspico che ciascuno lavori responsabilmente in questa direzione. Il futuro della Miteni? Non è escluso che possa arrivare un'offerta di acquisto in continuità d'impresa, alla fine può nascere una cordata capace di creare una Miteni diversa».

Infine Nardone tranquillizza anche sugli aspetti salariali. «Non corrisponde a verità che vi sia il mancato pagamento delle retribuzioni ai lavoratori negli ultimi mesi, come è stato dichiarato. La procedura di concordato ha bloccato e non ha mai autorizzato l’azienda al pagamento di mezzo stipendio di maggio e di alcuni ratei della quattordicesima: i lavoratori hanno percepito regolarmente tutti gli altri stipendi e contribuzioni».

 

Mamme NoPfas e Genitori attivi: «Auspichiamo che la Procura riesca a colpire i beni di chi ha causato questo disastro ambientale, serve giustizia»

Sin da quando, diversi anni fa, sono emersi i primi valori anomali di concentrazioni di Pfas nell'acqua ad uso potabile, i comitati locali neo-costituitisi, le Mamme NoPfas e i Genitori attivi, formati da residenti che abitano nell'area contaminata, hanno subito lanciato il loro grido d'allarme coinvolgendo anche altre associazioni ambientaliste (e non solo), oltre a sindaci e amministratori locali. Numerose le manifestazioni di protesta, tra cui cortei, sit-in davanti all'esterno della Miteni e davanti al tribunale di Vicenza (alla fine della scorsa estate si sono alternati continuativamente anche di notte per quattro giorni di fila) e continui incontri, avvenuti soprattutto a Lonigo.

Miteni stop, ora problema bonifica (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)«Adesso che il fallimento è ufficiale - spiegano le mamme NoPfas e i Genitori attivi - ci chiediamo quale acquirente sarebbe disposto a farsi carico dei milioni di euro previsti per una bonifica che l'amministratore delegato Nardone aveva dato per certa a suo tempo. Proprio le dichiarazioni di Nardone, che ricordiamo è nella lista degli indagati insieme ad una decina di altri dirigenti, ci lasciano a dir poco perplessi e oramai abbiamo imparato a non riporre in esse la nostra fiducia. Ricordiamoci che un'azienda chimica non può sorgere sopra una ricarica di falda, come stabilito da una legge regionale, riteniamo perciò incompatibile la continuità lavorativa della Miteni con una totale bonifica del territorio. Ci chiediamo se sia credibile Icig quando afferma che, al momento dell'acquisto di Miteni per il prezzo simbolico di 1 euro, non era a conoscenza dell'effettiva situazione dal punto di vista ambientale del sito. Forse non aveva nemmeno previsto che la cittadinanza potesse ribellarsi così duramente a questo disastro che ha cambiato la vita delle famiglie. Adesso vigliaccamente abbandona la nave, lasciando ricadere i costi della bonifica allo Stato e i dipendenti senza lavoro».

La speranza dei comitati sono presto detti: «Attendiamo e auspichiamo che la Procura si pronunci con la conclusione delle indagini preliminari e che riesca a colpire i beni di chi ha causato questo disastro ambientale, portando finalmente una ventata di giustizia contro questo modo di fare industria, perchè il prezzo che stiamo pagando, sia in termini di salute che di costi, è davvero elevatissimo. Oltre ai gravissimi problemi di carattere ambientale siamo solidali e vicini ai lavoratori della Miteni, che dovranno essere ricollocati come promesso dalla Regione Veneto durante i nostri incontri».

 

Giampaolo Zanni, segretario generale Cgil Vicenza: «Scaricabarile sul territorio: sulla bonifica impediremo la fuga dei responsabili dell'inquinamento»

Miteni stop, ora problema bonifica (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)La vicenda Miteni è stata seguita in questi anni con attenzione e preoccupazione dal mondo sindacale, in particolare dalla Cgil Vicenza, che registra la quasi totalità dei dipendenti dell'industria di Trissino. Parole di fuoco quelle del segretario generale della Cgil di Vicenza e provincia Giampaolo Zanni.«L'intera procedura che ha alla fine ha decretato il fallimento dell’azienda - spiega Zanni - è quanto di peggio ci si poteva aspettare. È la dimostrazione della mancata volontà di assumersi le proprie responsabilità e quindi della decisione di scaricare sui lavoratori, sui cittadini e sul territorio i problemi derivanti dall’inquinamento da sostanze Pfas. Con il fallimento e quindi la chiusura l’azienda lascia infatti i lavoratori senza una prospettiva occupazionale e senza rassicurazioni circa i possibili danni sulla loro salute derivanti da queste sostanze nocive. Inoltre lascia il territorio senza garanzie circa la necessaria bonifica del sito, circa il finanziamento del costo della stessa e circa i danni prodotti al sistema idrico pubblico ed al settore agricolo e zootecnico della zona contaminata e lascia i cittadini senza un interlocutore circa i possibili danni alla loro salute. La Cgil farà tutto il possibile perché questo non avvenga».

La Cgil Vicenza e la Filctem-Cgil di Vicenza (il comparto dei chimici, di cui è segretario generale provinciale è Giuliano Ezzelini Storti) evidenziano altri aspetti importanti derivanti dal fallimento. "Oltre ai lavori di bonifica che si rendono necessari - spiegano - non vanno trascurati possibili danni alla salute degli oltre 500 lavoratori coinvolti, tra dipendenti attuali ed ex della Miteni e delle ditte esterne presenti nel sito, ma anche possibili danni alla salute dei cittadini residenti nei territori coinvolti. Oltre a tutto questo sui lavoratori ricade il problema del mancato pagamento delle retribuzioni degli ultimi mesi e della perdita del posto di lavoro, avendo l’azienda aperto una procedura di licenziamento per tutti i dipendenti».

 

La Rsu Miteni all'attacco: «Depositata in Procura una richiesta urgente per le verifiche sulle condizioni di salute, sicurezza ed igiene dell'area»

Se i vertici sindacali vicentini sono sul "piede di guerra" anche la Rsu (Rappresentanza sindacale unitaria) della Miteni di Trissino si è mossa concretamente depositando, lo scorso 14 novembre, presso la Procura della Repubblica di Vicenza, una richiesta urgente «di completamento delle verifiche sulle condizioni di salute, sicurezza ed igiene dei nostri luoghi di lavoro, verifiche iniziate nel giugno 2017 da parte dei carabinieri del Noe di Treviso e dello Spisal Ulss 3 “Serenissima” di Venezia». «Riteniamo che questi controlli - spiegano i rappresentanti della Rsu Miteni - vadano completati quanto prima su tutti i restanti reparti di produzione: la contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche infatti non ha riguardato solamente i lavoratori addetti agli specifici reparti di produzione dei pfas, ma ha interessato anche i lavoratori e gli addetti dei restanti reparti e servizi. Pertanto queste verifiche sono a nostro avviso necessarie al fine di accertare le cause che hanno determinato questa abnorme e diffusa contaminazione dei dipendenti. Verifiche che auspichiamo siano disposte con la massima urgenza poiché, stante la condizione di fallimento dell’azienda, le lavorazioni potrebbero essere definitivamente fermate: in tal caso verrebbe meno secondo noi la possibilità di effettuare efficaci controlli e rilevare quindi con precisione lo stato delle cose».

 

nr. 42 anno XXIII del 24 novembre 2018

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