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Ci sono due anni per presentare la candidatura di Venezia e del Triveneto, ma per intanto si è esordito con una riunione a Venezia dove nella sede municipale di Cà Farsetti erano presenti con il sindaco Orsoni il vice presidente della Giunta Regionale del Veneto Marino Zorzato e gli assessori alla cultura di Friuli Venezia Giulia e delle Province autonome di Trento e Bolzano. L'incontro è stato chiamato "tavolo tecnico", ma colpisce che, se la candidatura di Venezia deve essere sostenuta non soltanto dall'élite culturale della città lagunare, ma da tutto il territorio, nessun rappresentate della città d'arte sia stato invitato, e che, se erano presenti gli assessori alla cultura delle province di Trento e Bolzano, fossero del tutto assenti gli assessori alla cultura delle provincie venete e friulane, ancorché non "autonome". Negli ambienti culturali veneti, istituzionali o meno, si è anche rilevato che nessun vero esperto, sia livello universitario sia a livello organizzativo, sia stato ancora interessato all'iniziativa, nella considerazione, probabilmente, che un assessore regionale abbia in sé competenze specifiche culturali e anche organizzative da rendere inutile la partecipazione di ogni specialista in materia. Si è anche notato, con una punta di amarezza, come Venezia, che ha indubbiamente un richiamo unico nell'immaginario collettivo mondiale, si arroghi il diritto di stabilire da sola chi, quando e come possa contribuire ad uno sforzo culturale che riguarda tutta la grande comunità interessata, e che quindi si riservi la scelta degli apporti che eventualmente possono venire dalla provincia o regione che sia.
Su questo tema abbiamo sollecitato l'intervento della prof. Francesca Lazzari, assessore alla cultura del Comune di Vicenza, che ci ha risposto di non essere a conoscenza di una riunione preparatoria alla candidatura a "Capitale Europea della cultura" di Venezia, ed ha soggiunto. «Se è vero, come pare, che tutto il territorio circostante dovrebbe essere coinvolto nelle iniziative, allora mi aspetto che anche ai "tavoli tecnici" saremo interessati. Sarebbe un grande errore, ma so che il sindaco di Venezia Orsoni non lo commetterebbe mai, escludere città come Padova, Verona, Vicenza, Treviso, ma anche Belluno e Rovigo da questa iniziativa. In fondo, se Venezia può vantare le opere del Palladio, di Paolo Veronese, del Tiziano, e di altri grandi che sono presenti nella sua storia oltre che nei suoi palazzi, lo deve a questa vasta provincia che l'ha resa grande nei secoli. Se poi si parla di "capitale" non c'è capitale senza un territorio, e quindi mi aspetto che, anche nella preparazione di un programma che valga a ottenere quello che non è un riconoscimento, ma un incarico, non si dimentichi che Vicenza ha qualche carta che possiamo dire esclusiva, come il grande e unico patrimonio delle ville palladiane o il teatro Olimpico, da giocare. Oggi, l'intero Veneto, ma anche con consistenti pezzi del Friuli e del Trentino, può essere considerato come una "città metropolitana" unica. Sarebbe impensabile non tenerne conto».
Rivolgiamo la stessa domanda al prof. Demetrio Volcic, che oggi scrive libri di storia e insegna giornalismo all'Università di Udine dopo essere stato grande inviato della Rai a Mosca e in altre capitali europee. Attualmente è anche presidente onorario di una Fondazione Masi che da 29 anni assegna un premio "Civiltà veneta", ed è direttore editoriale di una rivista che si intitola "Le Venezie". Volcic si definisce "un veneto di confine" e sostiene da sempre che il Veneto non deve essere racchiuso negli attuali confini regionali, ma è un "Veneto più largo" quale è rappresentato dal grande territorio che per secoli fu della Repubblica di Venezia, e che comprende quindi parte della Lombardia, il Friuli e l'intera Dalmazia, con proiezioni e contatti con la grande civiltà mitteleuropea.
«Nei nostri premi Masi alla civiltà veneta, rileva, che hanno riconosciuto fino ad oggi l'eccellenza di oltre un centinaio di personaggi di spicco, tra poeti e scrittori, artisti e uomini di scienza, ma anche imprenditori e rappresentanti di istituti culturali, abbiamo davvero pochi cittadini di Venezia, anche se le premiazioni sono cominciate con Alvise Zorzi che è l'essenza della venezianità e rappresenta una grande tradizione nobiliare colta. Se è giusto che "Capitale europea della cultura" sia un titolo che si addice a Venezia, qualche rappresentante sommo della civiltà che in essa si riconosce, non bisogna dimenticare che, se Venezia è una gemma splendida, posa su una corona di città che la sostengono. Non potrei celebrare Venezia dimenticando tutti i luoghi che le stanno intorno, e non penso solo alle città d'arte, ma anche ai luoghi della storia, come Aquileia che in un periodo della storia fu città seconda solo a Roma, o ad altri luoghi dove la natura risplende ed è celebrata dall'ingegno umano, come Monfalcone, per dirne solo uno. Quindi, non solo Venezia, ma "le Venezie", come abbiamo chiamato la nostra rivista della Fondazione Masi, che recupera e racchiude tre nomi che insieme significano una grande civiltà e una prospera realtà».
nr. 35 anno XV del 2 ottobre 2010