NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Giusto “incartare” i monumenti in ristrutturazione?

Si discute sulla opportunità di mascherare con immagini pubblicitarie i cantieri durante i lavori su monumenti o palazzi storici. La giunta Variati ha espresso una posizione contraria

di A cura della Redazione
ladomenica@tvavicenza.it

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pubblicità progresso

Nasce il caso "pubblicità progresso" che in questo caso, è il caso di dirlo, non riguarda quegli inserti soprattutto televisivi in cui la pubblicità si dedica, una volta tanto, ad opere di bene, come sarebbe ad esempio propagandare la donazione del sangue o del midollo, ma una pubblicità vera e propria, senza alcun infingimento o preoccupazione moralistica, che, piazzata per mezzo di immensi tabelloni sulle facciate di insigni monumenti, che fino a quel momento non avevano tollerato neppure un graffito, consentono, con i denari, Euro, dollari o rubli fa lo stesso, pagati dalla società concessionaria della pubblicità per poter godere di una posizione così privilegiata da essere esclusiva, di finanziare lavori di restauro e di ripristino, spesso ingenti e quasi sempre indifferibili, al palazzo stesso al quale si appoggiano i tabelloni della reclame. Era, fino ad oggi, un metodo forse non bellissimo, ma quasi sempre indispensabile per poter procedere ad interventi importanti di restauro, in tempi come questi in cui le casse delle amministrazioni pubbliche, dallo Stato agli enti locali proprietari di musei, pinacoteche e palazzi di rilevante interesse storico-artistico, ma anche le casse di enti privati come sono le chiese e i conventi, sono vuote, o, se non hanno ancora raggiunto questo stadio, devono impegnare le scarse risorse per la gestione corrente e non impegnarle in costosi e lunghi lavori di riatto e di restauro.
Fino ad oggi, la città che aveva usufruito maggiormente del sistema dei poster giganti per finanziare i costosi restauri dei suoi "contenitori" come palazzi storici e di grande valore architettonico, ma anche dei suoi "contenuti" come collezioni artistiche e museali ospitate all'interno, è stata Venezia, dove in effetti la pletora dei manifesti pubblicitari di grandi dimensioni ha interessato un po' tutta la città storica,anche approfittando del fatto che, in una città esclusivamente pedonale, come Venezia, questi veri e propri mostri sono molto più visti dai passanti. E così si è arrivati al limite di vedere il ponte del Sospiri, insieme con parte del Palazzo Ducale e delle Prigioni, completamente rivestivo da un immenso poster multicolore che riportava la pubblicità della Coca Cola, e che ha causato qualche perplessità nelle stesse autorità comunali che avevano concesso i permessi per l'operazione. A Vicenza fortunatamente niente di tutto questo è avvenuto, un po' perché grandi restauri di monumenti famosi ne sono avvenuti pochi, soprattutto perché nell'unico caso di restauri radicali e imponenti, quelli della Basilica Palladiana, sono avvenuti con il finanziamento della Fondazione Cariverona, che come da suo costume, pur segnalando che l'intervento è sponsorizzato, si astiene dal reclamizzarlo come fanno altre aziende più propriamente commerciali. Per la verità sulla questione mesi fa si è espressa la giunta Variati che ha dato parere negativo sull'opportunità di autorizzare eventuali richieste  da parte di privati di pubblicizzare il proprio marchio "incartando" i cantieri di Vicenza.
Per la verità un paio di agenzie pubblicitarie si erano interessate sulla possibilità di poter mascherare i ponteggi durante i lavori della basilica, ma non se ne è fatto niente anche in forza del "no" preventivo espresso dalla giunta comunale. Del resto, anche il grande fotografo Oliviero Toscani, che di qualcuno di questi maxi-poster è stato autore e consulente, pur difendendo non solo la possibilità di usare questa forma pubblicitaria, ma anche la indubbia "artisticità" di qualche composizione particolarmente riuscita, ha convenuto che questa nuova forma di propaganda in qualche caso può ritenersi aggressiva, e quindi tale non solo da disturbare chi sta ammirando un panorama naturale o un particolare artistico di rilievo, ma anche di risolversi in una forma di rifiuto nel confronti della ditta o del prodotto così pubblicizzato.

Ma, se questo è stato fino ad oggi, ora pare non più, almeno stando ad una netta presa di posizione da parte dei direttori dei più importanti musei del mondo, riuniti a Londra nella sede del "Venice in Peril Fund" , il Comitato britannico per Venezia, i quali hanno mandato una lettera al ministro della cultura italiano Sandro Bondi, contestando "l'attentato" compiuto a Venezia, attraverso questa pubblicità clamorosamente invasiva, ad una delle più grandi creazioni artistiche dell'uomo, quale è appunto l'intera città lagunare. Il ministro Bondi si è subito interessato della richiesta il Sindaco di Venezia Orsoni, il quale ha rilevato che già attualmente il Comune di Venezia tiene sotto attento controllo tutte le pubblicità grandi e piccole, che sono esposte nelle calli e lungo i canali e i rii di Venezia, tanto da aver fatto cambiare un grande tabellone pubblicitario che su Palazzo Ducale mostrava l'attrice Julianne Moore in posa discinta, pur se rivestita di gioielli, obbligando gli autori a "rivestirla".

La polemica, dentro e fuori Venezia, continua, anche se, mentre più di qualcuno ha osservato che l'azienda Bulgari, che pubblicizzava i suoi gioielli davanti a San Marco, ha ricevuto più pubblicità dal fatto che il suo maxi-poster fosse stato censurato che se fosse stato lasciato come nella prima versione, altri hanno rilevato con una punta di sarcasmo che nessuno si sogna di installare grandi cartelloni pubblicitari sulla maggior parte dei musei e delle pinacoteche del mondo, ospitati in edifici di nessun valore architettonico e spesso ambientati in luogo senza alcun appeal.


nr. 37 anno XV del 16 ottobre 2010

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