NR. 14 anno XXII DEL 15 APRILE 2017
la domenica di vicenza
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Il Risorgimento Italiano: un nuovo studio di Nicolò dal Grande; Il grillo parlante di Italo Francesco Baldo

di Italo Francesco Baldo

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Il Risorgimento Italiano: un nuovo studio di Nicol

Difesa della Rocchetta a Vicenza 24 maggio 1848 di Agostino Bottazzi (Vicenza 1822-Pernambuco, Brasile 1877)

 

Il Risorgimento Italiano per quanto lo si conosca attraverso ricerche e studi presenta sempre lati nuovi e soprattutto invita ad approfondire ulteriormente gli avvenimenti, i personaggi. Esso costituisce il più importante movimento politico della penisola italiana, dove si coagulano secoli d’aspirazioni, di riflessioni, di produzioni poetiche. Se vogliamo conoscere le origini di questo movimento ci perdiamo quasi nella notte dei tempi. Fu all’indomani della fine dell’Impero Romano d’Occidente nel 476 d.C., quando Odoacre depose l’ultimo imperatore, Romolo Augustolo, che inizia la storia d’Italia. Il generale sciro Flavio Odoacre (433- 493) divenne il primo Re d'Italia (rex Italiae) come lo appellò Vittore Vitense (circa 430- dopo 484): “Odouacro Italiae regio”. Ma l’elemento latino non ebbe certo quel riconoscimento di popolo che ci si aspetterebbe da parte del re d’Italia, anzi. Teodorico, re degli Ostrogoti, su istigazione dell’imperatore bizantino, mise fine al regno del primo re, ma non fu nemmeno lui tenero con i Latini; ben lo attesta la persecuzione contro Severino Boezio (475-525). Da quel momento le popolazioni italiche ebbero una vita dura che peggiorò con la migrazione in Italia dei Longobardi nel 568 d.C. Fu inizialmente un periodo molto infelice e lo rticorda A. Manzoni nella tragedia Adelchi, atto III, Coro:

“Dagli atrii muscosi, dai Fori cadenti,

dai boschi, dall’arse fucine stridenti,

dai solchi bagnati di servo sudor,

un volgo disperso repente si desta;

intende l’orecchio, solleva la testa 5

percosso da novo crescente romor…”

 

 Nemmeno la nomina di Berengario del Friuli nel 888 d.C. a re d’ Italia, riuscì a dare unità alla penisola. Di ciò lamentarono in tanti: Dante Alighieri, Tetrarca; infatti, l’Italia era riconosciuta come entità, ma non come stato autonomo. Certo i potenti italiani che decisero le sorti del “giardino dell’Impero” non contribuirono nemmeno con Lorenzo il Magnifico e la sua politica di equilibrio, a dare vita ad uno Stato unitario. Esisteva l’Italia, spesso qualificata, ricordiamo Dante, come “bordello” e non come “donna di province”, ma le sue sorti politiche erano determinate altrove soprattutto nel mondo tedesco nella politica del Sacro Romano Impero, il cui imperatore dalla dinastia Ottoni si fregiava anche del titolo di re dei Romani. La perorazione del vicentino Gian Giorgio Trissino (1478-1550) con il poema L’Italia liberata da Gothi riuscì a manifestare la causa italiana. Essa giacque quasi ignorata dai più, sepolta fino al 1797, allorché Napoleone per l’Italia del Nord e qui iniziarono le proposte per un nuovo Stato Italiano, repubblicano e per il veneto, bellunese Giuseppe Fantuzzi (1762-1800), federale. Napoleone blandì questo movimento che aveva origini massoniche, ma ciò che prevalse fu la sua politica, anche quando instaurò il Regno d’Italia il 26 maggio 1805 cingendo la corona ferrea, con la quale si incoronavano i re d’Italia fino al XIX secolo, ma che fu rifiutata dai Savoia allorché divennero re d’Italia.

Il Risorgimento Italiano: un nuovo studio di Nicol (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Con l’epoca napoleonica è però gettato un nuovo seme per l’Unità d’Italia. Questa non ebbe realizzazione immediata, perché il Congresso di Vienna restaurò quasi tutti gli Stati precedenti alla Rivoluzione francese, ma il seme era gettato.

Dal 1815, per opera di uomini di cultura, politici, uomini di città e di campagna, si fece strada l’ideale di una nazione italiana come Stato sovrano. Inizia quel periodo che chiamiamo “Risorgimento” e che ha il suo culmine il 17 marzo 1861, allorché fu proclamato il regno d’Italia con Vittorio Emanuele di Savoia, Re d’Italia.

Tracciare la storia del Risorgimento italiano è il compito che si è assunto il vicentino Nicolò del Grande, giovane storico, che con la sua pubblicazione, Il Risorgimento Italiano (Rep. Di San Marino, Il Cerchio. Iniziative Editoriali, 2013) ha inteso fornire un agile strumento per la conoscenza di quel periodo e di quanto è avvenuto, con particolare attenzione alla situazione veneta.

 

Il Risorgimento Italiano: un nuovo studio di Nicol (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Il testo preciso nella struttura e scorrevole nel linguaggio, fornisce il quadro del Risorgimento a partire dall’età della Carboneria, soffermandosi sullo sviluppo della coscienza nazionale che ebbe con Giuseppe Mazzini, il neoguelfismo di Vicenzo Gioberti, l’ideale rosminiano di una federazione di Stati Italiani, ma anche quello di Carlo Cattaneo, e Giuseppe Ferrari, spesso dimenticati il suo cuore. Cesare Balbo e quel coro dal Nabucco di Giuseppe Verdi che divenne il simbolo doloroso, un pianto sommesso, per chiedere che l’Italia sia ”Una”. Fallirono i moti del 1821, quelli mazziniani, quelli di giovani come i Fratelli Bandiera, quelli socialisteggianti di Carlo Pisacane, fallirono anche i Moti del 1848 che ebbero proprio Vicenza come protagonista, cosa che non viene spesso ricordata nemmeno dai manuali, ma non morì l’ideale. Internazionalizzata la questione dopo la Guerra di Crimea e il Congresso di Parigi, dove alta si alzò la voce del re di Sardegna che parlò proprio di “un grido di dolore” che si eleva dagli Italiani, il processo di unificazione riprese vigore e in pochi anni fu attuato. Certo la II guerra di Indipendenza ebbe una fine ingloriosa come ebbe a dire il giovanissimo Antonio Fogazzaro cfr. Saggio di protesta del Veneto contro la pace di Villafranca (Editrice Veneta, Vicenza, 2011) ma successivamente ne avrà contento.

Ancora nove anni e l’Italia con Roma capitale, sarà unita; mancheranno le terre irredente, italiane solo dopo il Primo conflitto mondiale, ma le secolari attese con il 1870 avranno la loro realizzazione.

Conoscere bene questo periodo attraverso il testo di Nicolò Dal Grande consente di ripensare non solo una grande stagione storica, ma anche quegli ideali che hanno fatto l’Italia e ai quali, particolarmente in tempi di crisi è importante richiamarsi, anche ricordando la preghiera di Antonio Rosmini che, con altre composizioni, riporta il valido saggio.

 

Preghiera

Onnipotente che prediligi l’Italia,

che concedi a lei immortali figlioli,

che dall’eterna Roma per i tuoi vicari governi gli spiriti,

deh! Dona altresì ad essa, begninissimo,

la conoscenza dei suoi alti destini,

unica cosa che ignora:

rendila avida di liberi voti e di amore,

di cui è degna più che di tributi e di spavento:

fa che in se stessa ella trovi felicità e riposo

e in tutto il mondo un nome non feroce,

ma mansueto.

 

Il Risorgimento Italiano: un nuovo studio di Nicol (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica) 

John Locke

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