NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Giornali Murali

Luciano Parolin ha voluto riscoprire la storia di Vicenza attraverso i documenti conservati negli archivi storici del Comune. Al tempo le comunicazioni istituzionali ai cittadini avvenivano attraverso i manifesti murali

di Alessandro Scandale
a.scandale@gmail.com

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Giornali Murali

Giornali Murali (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)O piccole o grandi le memorie patrie, è dovere di conoscerle, perché nel passato è gran parte del nostro avvenire, scriveva Niccolò Tommaseo, patriota e scrittore italiano dell'800, autore del Dizionario della Lingua Italiana e del Dizionario dei Sinonimi. E così, riscoprire la storia di Vicenza attraverso i documenti antichi conservati negli archivi, è il compito che si è assunto il vicentino Luciano Parolin, con la stessa appassionata ricerca usata nel precedente Giornali di Pietra del 2011. Con Giornali Murali, volume che raccoglie i manifesti pubblici ritrovati consultando l' archivio storico del Comune di Vicenza, Parolin ci offre oggi ulteriori spunti e approfondimenti. Il libro, presentato in questi giorni a Palazzo Trissino alla presenza dell'autore e del Vicesindaco Jacopo Bulgarini, a corollario del weekend dedicato ai festeggiamenti per La Rua, raccoglie una serie nutrita di documenti storici: dallo Statuto albertino del 1848, primo esempio di costituzione breve, alla proclamazione del Regno d’Italia del 1861 e alla fine della dominazione austriaca in Vicenza nel luglio 1866 proseguendo con le innovazioni che hanno trasformato l’assetto e il quotidiano dei vicentini, utilizzando i relativi proclami e avvisi di riferimento che, a seconda dei casi, recavano l’aquila bicipite, lo scudo sabaudo fino ad arrivare alle insegne cittadine con il consolidamento delle strutture amministrative locali, a cominciare dalla definizione degli organismi deliberativi comunali della Giunta e del Consiglio.

Giornali Murali (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Con questo lavoro Parolin illustra la comunicazione istituzionale dell'epoca analizzando come le decisioni prese da un organismo deliberativo pubblico venivano trasmesse ai cittadini con termini e modalità comprensibili ai più come manifesti murali e proclami. Come scrive nella prefazione del libro Antonio Ranzolin, responsabile dell'Archivio Comunale, capita a volte, ed è questo il nostro caso, che qualche appassionato ricercatore per la trattazione di un argomento storico, anziché ricorrere a studi recenti oppure a poco note e spesso fascinose pubblicazioni d’epoca, decida di accedere direttamente alle fonti e quindi, forzatamente, entrare nell’universo parallelo degli archivi e della documentazione che questi ordinatamente conservano. La documentazione conservata negli archivi infatti, diversamente da altre forme di raccolte artificiali come possono essere quelle di musei e biblioteche, risponde ad un preciso compito che è quello di dare testimonianza di un fatto realmente accaduto garantendo al contempo l’autenticità del contenuto e delle forme con cui lo stesso è riferito nella materialità del suo supporto che lo conserva. I fatti sono lontani nel tempo e gli attori hanno abbandonato il contesto reale dei relativi accadimenti? Non è un problema: a volte risulta sufficiente anche quanto riferito da una breve nota autografa conservata di un protagonista o da un testimone dell’evento su cui si sta indagando per ricostruire dinamiche e situazioni allo stesso connesse; il tutto poi spesso lo si trova reso con una vivacità e immediatezza per cui sembra quasi di assistervi personalmente se non da protagonisti per lo meno da spettatori.

L’impostazione didascalico - antologica accompagna il lettore in maniera leggera ma puntuale nel fargli rivisitare gli episodi a partire da quella data storica del 1848 che non fu solo cittadina ma coinvolse gli assetti istituzionali e la geografia politica dell’epoca. Nella pubblicazione, accanto alla riproduzione del manifesto, spesso è riportato l’antefatto che lo aveva prodotto o l’interpretazione a posteriori data dalla stampa dell’epoca, che oltre che riportare la decisione cercava di interpretare, anche se parzialmente, gli umori dei cittadini.

È evidente che in una situazione come quella contemporanea in cui siamo bombardati dalle news in ogni momento del quotidiano - scrive ancora Ranzolin - la dematerializzazione dei supporti ha non solo ha relegato quelli fin qui considerati in un angolo buio: obsoleti, surclassati sempre più da altre fonti di informazione – distrazione in costante aggiornamento tecnologico. Tante informazioni dunque che non sono quasi mai definitive o risolutorie dal momento che la loro valenza è complementare a quelle che usciranno in sequenza e in breve termine: l’ultima uscita brucia la precedente in un percorso senza soluzione di continuità. D’altronde siamo o non siamo nell’era dell’informazione permanente? Celerità nelle informazioni e caducità delle stesse quindi; la fretta personale poi dà il suo contributo per cui il loro contenuto viene dal singolo soggetto al massimo provvisoriamente parcheggiato in una forma di memoria volatile che non è certo destinata a durare nel tempo dal momento che è il contenuto stesso dell’oggetto ad avere vita breve.

 

Giornali Murali (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)

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