NR. 45 anno XXIII DEL 15 DICEMBRE 2018
la domenica di vicenza
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Diritto senza castigo: la morte
del partigiano “Masaccio”

In un libro di Egidio Ceccato ricostruito un episodio particolarmente significativo della guerra di liberazione nella pianura veneta

di Gianni Giolo
giolo.giovanni@tiscali.it

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Chi ha ucciso il comandante partigiano “Masaccio”?

Uno dei gialli ancora insoluti della guerra partigiana è l'uccisione proditoria alle spalle del comandante partigiano Primo Visentin, detto "Masaccio", (1913-1945), avvenuta a Loria il 29 aprile 1945. Risultò subito evidente che a sparargli non erano stati i tedeschi asserragliati in casa Piotto, in quel di Loria, dei quali Masaccio era andato a chiedere la resa, ma un partigiano che gli era alle spalle. «Colpito alla schiena da una pallottola mentre disarmava un gruppo di tedeschi in ritirata», scrive sul registro parrocchiale dei defunti il parroco di Poggiana, don Giovanni Turcato, in data 2 maggio 1945, il giorno in cui accompagnò al cimitero della piccola frazione di Riese la salma del prof. Primo Visentin. Mario Scapin, testimone oculare, ha scritto: «Gli avevano tolto la camicia e sul petto, verso la spalla, si vedeva uno squarcio. Poco dopo giunse il dott. Tobaldo, medico condotto, per l'accertamento della morte. La salma fu alzata e sulla schiena potei vedere un foro impercettibile. Era la prova certa che era stato colpito alle spalle».

Colpito alle spalle

Chi gli aveva sparato era un soggetto steso a terra, posto alle spalle e spostato a destra. I sospetti che potevano avergli sparato alle spalle erano solo due: escluso l'interprete tedesco Heirich Hanning, rimasto colpito di striscio ai piedi dallo stesso sparatore che aveva ucciso Masaccio, non rimanevano che il capitano partigiano Emilio Crestani, comandante della divisione "Monte Grappa" e Antonio Andretta, un partigiano quanto mai chiacchierato, originario di Tombolo, ma vissuto a Rossano Veneto fra il 1939 e il 1958. A uccidere Masaccio era stato un partigiano, ma la verità scomoda era destinata a non emergere mai e doveva essere taciuta. La colpa doveva ricadere sui tedeschi, che non c'entravano nulla. Infatti, il pretore di Castelfranco Veneto accettò la versione del partigiano Andreatta che a uccidere Masaccio erano stati i tedeschi.


La falsa ricostruzione del delitto

Secondo Andretta il comandante partigiano era stato colpito da un gruppo di tedeschi che si era staccato da casa Piotto e aveva tentato una manovra di accerchiamento sul fianco destro dei partigiani. Versione confermata dal cap. Crestani, presente sul luogo. Tre giorni dopo Andretta metteva per iscritto una più dettagliata ricostruzione dei fatti. La responsabilità della morte di Masaccio era attribuita a una malaccorta gestione della trattativa coi tedeschi da parte del capitano Crestani, di cui si chiedeva la rimozione e l'incriminazione.

L'uccisione di Masaccio da parte di un tedesco, che lo aveva aggirato alle spalle, venne confermata da Andretta al pretore di Castelfranco Veneto Francesco Boldon Zanetti, durante la ricognizione in casa Piotto, effettuata il 21 maggio 1945.

La versione di Andretta venne subito smentita dal cap. Crestani che negò l'operazione di accerchiamento compiuta dai tedeschi. Crestani non poteva accettare la parte dello sprovveduto e del vigliacco che l'Andretta gli aveva attribuito. Secondo Andretta lui si sarebbe fatto sorprendere dai nemici e sarebbe rimasto inerte di fronte alla loro aggressione. Ma anche Crestani mente nella sua ricostruzione quando dice di non essersi accorto della morte di Masaccio, che era caduto a pochi passi da lui. Anche Crestani avvalora l'ipotesi che Masaccio sia stato colpito dai tedeschi.

Andretta al Procuratore della Corte d'Assise straordinaria di Treviso che evidenziava le contraddizioni della sua versione dei fatti, oppose un assoluto ed imbarazzante silenzio, sostenendo: «Nego di aver colpito il comandante Masaccio». Altrettanto fece Crestani.

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