NR. 46 anno XX DEL 19 DICEMBRE 2015
la domenica di vicenza
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Mai tanto sinfonica!

Chiusa una soddisfacente stagione sinfonica del teatro Comunale di Vicenza, abbiamo fatto il punto con il direttore artistico dell’Orchestra del Teatro Olimpico Massimiliano Frani

di Elena De Dominicis
www.artisceniche.com

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Mai tanto sinfonica!

Mai tanto sinfonica! (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)In occasione della chiusura della stagione della sinfonica del Teatro Comunale di Vicenza, abbiamo incontrato il direttore artistico della Orchestra del Teatro Olimpico, M° Massimiliano Frani. Giovane direttore d’orchestra e pianista, compositore di colonne sonore, Frani ha vissuto molti anni negli Stati Uniti. Nell’intervista che segue ci spiega come è andata la stagione e quali sono le possibilità di innovazione per un’orchestra sinfonica.

Si è conclusa la stagione della sinfonica, come è andata quest’anno?

«Quando sono arrivato a marzo dell’anno scorso, da subito ho percepito che la OTO era una cosa profondamente avvertita dalla città come una cosa propria, un’espressione della città e il tentativo è stato quello di fare in modo che il Teatro Comunale si configurasse come un punto di incontro tra espressioni culturali assolutamente di primo piano. Ho cercato di tratteggiare una stagione che facesse riferimento ad alcuni spunti innovativi, alcuni dei quali mi erano stati offerti dalla stessa orchestra, dalla direzione artistica di prima, ma molti proprio dalla gente comune. Il primo concerto è stato chiamato “Ping” con una straordinaria musicista, Cynthia Wong, che tra le altre cose ha portato il nome della OTO, e Vicenza stessa, all’interno di Carnagie Hall, delle programmazioni di più alto rango del mondo, per cui siamo entrati dalla porta principale. A me il concerto di Cynthia, diretto da Silvia Massarelli, è piaciuto molto. Sono rimasto particolarmente colpito dalla riuscita del concerto di Natale: abbiamo osato scardinare il paradigma del concerto natalizio tradizionale, ci siamo discostati dalla tradizione sacra protestante e cattolica, proprio per presentare una cosa che avesse sia dei riverberi spirituali che sociali, cioè il Natale visto come momento di ritrovo e di re-inizio di tutta una comunità. Abbiamo ricevuto molte lettere di apprezzamento dal pubblico che ha ringraziato per il tipo di celebrazione che abbiamo offerto. L’appuntamento di Capodanno: sicuramente Carlo Rizzari è un direttore straordinario. Abbiamo ospitato l’Orchestra dei Pomeriggi Musicali e vedere Bellincampi all’opera è stato molto bello per noi. il concerto di Carnevale è andato molto bene e pensiamo di aver lanciato, anche in questo caso, un invito a partecipare, un invito alle danze come si faceva nelle ‘800. Poi abbiamo concluso con Coorey e lì è stato un po’come ascoltare un concerto quadridimensionale: abbiamo visto il passato, il presente, il futuro e l’immaginativo. I numeri sono ancora in elaborazione, ma sappiamo che abbiamo avuto più persone nuove nel teatro. Ci sono state diverse cose che abbiamo fatto: abbiamo cercato di approntare nuovi mezzi di comunicazione, l’incontro “Al cuore della musica” ha dato immediatamente un ottimo risultato, molto simile a quello eccellente di quelli tenuti dalla Fondazione prima delle performance di balletto. Poi abbiamo avuto la più alta adesione per le iniziative per le scuole pubbliche».

Anche al concerto con Coorey c’erano tantissimi bambini, entusiasti tra l’altro.

«Sì sì, c’è stata questa nascita della presa di coscienza che il giovane va portato in teatro e bisogna fare in modo che si sentano partecipi e protagonisti, perché lo sono. La forza che li attiva arriva da lì».

Cynthia-Wong (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)La stagione è stata caratterizzata da una proposta molto varia e internazionale. Si è cominciato con Cynthia Wong e abbiamo finito con uno spettacolo da Mozart a Stravinskij alla suite per Martha Graham e Hitchcock. Queste sono scelte che forse possono sembrare un po’ ardite. All’estero, invece, proposte dl genere sono la norma e sono accolte con grande entusiasmo, soprattutto per quanto riguarda le colonne sonore. In Francia ci sono addirittura dei dj –produttori che fanno dj set e concerti e i concerti con l’ausilio di intere orchestre sinfoniche. In Italia sarebbero possibili proposte di questo tipo?

«La grande tradizione e attenzione che diamo al cinema può aiutarci a traghettare il pubblico verso delle espressioni nuove. Certo è che il pubblico che in questo momento si vede prevalentemente nelle sale da concerto è un pubblico che come consuetudine partecipa a questi eventi culturali. C’è da chiedersi dove è finito tutto il resto, come prima considerazione sull’analisi dei nostri target, e mi viene da pensare che così come la gente ha applaudito molto calorosamente in occasione di Cyntha Wong e “Appalachian Springs”, che l’orchestra era la prima volta che la eseguiva…».

Ma anche la suite da Hitchcock.

«Sì, veramente. Abbiamo sentito un tipo di pubblico e di orchestra che prima non avevamo sentito, e sentire quasi che quando si è eseguito la “Haffner” di Mozart c’è stato QUASI uno spegnersi dell’entusiasmo del pubblico, quello è stato un segno molto positivo; non perché voglia rendere desueto Mozart, ma senz’altro per aiutare a far capire al pubblico che non ci troviamo più nel ‘700, ‘800 e ‘900, ma siamo nel XXI secolo e se vogliamo metterci al pari delle altre nazioni dobbiamo cominciare a pensare come tali. Facciamo sempre riferimento ai nostri grandi capisaldi che, secondo me, non vengono scardinati, ma ancora più rinforzati perché, attraverso le innovazioni, scopri l’importanza delle radici».

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