NR. 14 anno XXII DEL 15 APRILE 2017
la domenica di vicenza
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“A Schio mi sento di casa”

Ottavia Piccolo, madrina della stagione teatrale, ha inaugurato con Enigma il cartellone della prosa del Civico scledense. Nell’intervista l’attrice risolve diversi… rebus

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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Ottavia Piccolo

Anna Cappelli (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)@artiscenichecom

 

muro_diberlino (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)La stagione della prosa Schio Grande Teatro è iniziata al Civico di Schio con uno spettacolo in prima nazionale realizzato in residenza e che vede sul palco Ottavia Piccolo e Silvano Piccardi.

stefano_massini (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Scritta nel 2009 da Stefano Massini, neo direttore del Teatro Piccolo di Milano, la pièce “Enigma-niente significa mai una cosa sola” presenta due persone che si incontrano 20 anni dopo la caduta del Muro di Berlino le cui vite si erano incrociate per motivi di spionaggio: lei era una insegnante di storia che il regime comunista riteneva di dover controllare in quanto docente di materie umanistiche e quindi potenziale sobillatrice contro il sistema. Lui era l’incaricato a seguire e ascoltare la donna in ogni momento della giornata. Foto spettacolo Luigi De Frenza

 

Lo spettacolo è in prima nazionale, realizzato in residenza al Civico. Com’è andata?

Ottavia Piccolo: “Molto bene, intanto perché a Schio mi sento di casa. Il teatro ha alcune piccole cose da aggiustare ma è il minimo perché, come sappiamo, non è finito ma è un teatro bellissimo, i nostri tecnici si sono trovati benissimo non hanno avuto problemi, la Fondazione ci ha coccolati e la popolazione è cordialissima”.

Quando si parla di Germania si fa sempre riferimento al Nazismo, questo testo è un punto di partenza per indagare in maniera chiara sui danni alla gente comune perpetrati da un regime che per la cultura è sempre stato intoccabile, nonostante la defezione di molti artisti.

“Il testo di Massini racconta di quello che è successo prima della caduta del Muro però l’interesse non era quello di raccontare la biecaggine del sistema, ormai lo sappiamo, quanto raccontare come la Storia che ci passa sopra influisce sulle nostre vite. Queste due persone che si incontrano sono ambedue delle vittime di quello che è successo. In più, secondo me, c’è un parallelo tra quello che è successo o comunque succede nei regimi totalitari e quello che ci sta succedendo adesso: siamo perennemente controllati”.

Però per motivi commerciali.

“Però questi motivi possono essere utilizzati anche diversamente: chi ci dice che un giorno qualche regime più o meno democratico non li usi? C’è anche questo e devo dire che è una delle cose più importanti del testo”.

Ottavia Piccolo (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Il suo personaggio ha un rapporto irrisolto con la storia recente: dice di essere un tutt’uno con il suo credo, sembra non avere dubbi nemmeno quando si rende conto che la stanno spiando: già il fatto che si chieda perché, vuol dire che non mette in discussione il regime e l’ideologia. Nonostante tutto è distaccata anche verso i cambiamenti di questi anni: non tenta nemmeno di comprenderli, forse non si sente nemmeno liberata.

“Diciamo che la cosa è stata talmente devastante, per lei, lo scoprire di non essere mai stata libera come persona, di aver subìto una violenza che non si chiede nemmeno più i motivi per i quali questa cosa è successa. È stata la sua vita per 40 anni, le viene a mancare il senso della vita. Lui le dice che era una pedina come gli altri, che non sa niente. Infatti il testo non è ideologico, non prende posizione: dopo la caduta del Muro, la Repubblica Federale ha fatto sì che le persone potessero andare a controllare nelle loro cose. Ma ormai cosa cambia per quelle persone sapere cosa hanno subìto?”.

Il titolo è “Enigma” e il protagonista maschile è un appassionato di enigmi e rebus, qualcosa di estremamente logico e complicato solo in apparenza che quando viene risolto sembra anche divertente. L’enigma della protagonista, o uno degli enigmi, è il perché venne seguita. Quando lui le dice che erano appunto ordini da eseguire a lei non basta.

“Non le basta perché, soprattutto, la cosa la costringe a ripagarlo della stessa moneta e scopre lei stessa che non ha senso che l’abbia fatto, ha perso altri anni della sua vita a cercare una rivalsa e la sua vita è comunque distrutta”.

Il su enigma personale non è risolto.

sviatlana_aleksievic (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)“No assolutamente. che poi è quello di moltissimi. C’è un libro della scrittrice che ha vinto il Nobel quest’anno (Sviatljana Aleksievic ndr) che parla proprio di questo: lei ha fatto una serie di interviste a persone che hanno tentato il suicidio dopo la caduta dell’impero sovietico che si domandavano cosa fosse la loro vita, che avevano un senso e ora non l’avevano più. ho visto molti documentari sulla Germania Est, fatti oggi: persone che continuano a dire che avevano un senso della comunità, della responsabilità, cose che non hanno trovato dall’altra parte, allora”.

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