NR. 28 anno XXII DEL 22 LUGLIO 2017
la domenica di vicenza
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Fleshgod Apocalypse
a Ferrock Festival

A Vicenza l'unica tappa italiana del gruppo

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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Fleshgod Apocalypse

Anna Cappelli (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)@artiscenichecom



Fleshgod Apocalypse (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Questa settimana il Ferrock Festival ha ospitato il gruppi Fleshgod Apocalypse, esponenti del genere deathmetal sinfonico. Perugini e famosissimi in tutto il mondo mescolano metal pesante con forme provenienti dalla musica classica, dal Barocco, dal periodo Romantico e dall’operistica con la partecipazione del mezzosoprano Veronica Bordacchini che riesce a spingersi oltre registro. I Fleshgod Apocalypse hanno un approccio estetico e visivo estremamente curato e teatrale e molti loro video registrano su Youtube milioni di visualizzazioni. Il loro ultimo album si intitola “King” e stanno per partire per un lungo tour in SudAmerica. Quella di Vicenza al Ferrock, quest’anno, è stata l’unica data italiana. Abbiamo incontrato Tommaso Riccardi, frontman della band.

 

Quando si parla di metal sinfonico, c'è il riferimento ai grandi del '800. Sul palco non ho visto strumenti antichi, voi usate solo strumenti elettrici, a parte il pianoforte verticale?

Tommaso Riccardi: “Le orchestrazioni sono digitali ma in registrazione ci sono anche strumenti reali. Nei live per praticità bisogna andare sul digitale però questo non esclude che stiamo pianificando di fare concerti con quartetti d’archi".

Infatti volevo chiederti se avevate in programma un'orchestrazione con orchestra completa perché è molto diffusa ora questa usanza nel metal.

“È vero. Nel nostro caso l'utilizzo dell'orchestra che facciamo è massivo e c'è tanta roba veloce. Molto spesso rompiamo anche un po' le regole della composizione classica: magari i tempi di recupero che un compositore pensa per certe sezioni certe volte noi li teniamo molto stretti. Ci sono dei pezzi che necessiterebbero di tante prove, tanto tempo che ovviamente richiede anche risorse economiche grandi ma non escludiamo nulla".

L'opera lirica un modo di fare spettacolo superato anche se ci sono degli autori che ancora oggi producono opere. Quando siete entrati in scena c'è stata una bambina che ha detto: “I pirati dei Caraibi!” Come mai il metal è stato il genere musicale che ha più ha raccolto questa forma spettacolare teatrale, cinematografica, epica?

“Il metal in qualche modo è come se fosse una musica “fantasy”. Se pensi ai booklet, copertine, concept il metal è un genere visivo, molto intenso e molto teatrale,sembre la colonna sonora di qualcosa. È una cosa che ha anche la musica classica: ci sono tanti momenti o titoli che richiamano delle sensazioni, le stagioni. A differenza del rock degli anni ’60 e ’70, il glam rock eccetera, se io penso a “Highway Star” dei Deep Purple,uno dei gruppi “ponte”, c’erano delle parti, dei soli, che ricordavano proprio delle progressioni neoclassicheggianti. Il metal ha recuperato la musica del’800, il resto è stato blues 2.0".

Che ruolo ha il pianoforte nel vostro sound, che è molto denso e impattante? Suona tutto il tempo però effettivamente viene inglobato, non è che si sente sempre.

“Certo, questo è inevitabile. Devi pensare che questa è una versione estremizzata di concerto per pianoforte e orchestra: ci sono dei momenti in cui il piano viene riassorbito perché la musica comunque occupa delle frequenze. Qui il fonico conta tantissimo sia in studio che in live; è un discorso di dinamica che anche in questo caso riporta alla musica classica: a differenza di un gruppo “due chitarre-basso-voce-batteria” noi abbiamo tanta dinamica dovuta sì a forte e piano in orchestra ma nel nostro caso la dinamica si fa soprattutto sui layers, sui livelli. Noi funzioniamo che chitarra, batteria e voce sono sempre al 100%, pianoforte, orchestra e voce lirica giocano questa dinamica a seconda delle quantità e delle sezioni. Ci sono dei momenti in cui il piano senti che è predominante e altri in cui rientra dentro. La cosa che mi piace che siamo riusciti a fare in “King” è che il pianoforte ha un ruolo anche molto ritmico e insieme al basso fanno proprio quell’ “effetto incudine”. Poi ci sono dei momenti in cui rimane solo e altri in cui si perde. In musica, secondo me, quello che non si sente conta più di quello che si sente, sempre: le pause, i silenzi sono tutti parte di un insieme che altrimenti non avrebbe il suo impatto se non ci fosse".

Hai presentato la canzone “Pathfinder” dicendo: “bisogna ascoltare la luce interiore nell'oscurità”. Non è un concetto in contrasto con una musica oggettivamente brutale che di solito viene associata ad atmosfere inquietanti, oscure?

Fleshgod Apocalypse (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)“Come tutti i gruppi abbiamo avuto un’evoluzione. C’è stato un momento, specialmente all’inizio, su “Oracle” in cui era tutta critica, quello è un disco che è proprio rabbia contro le istituzioni politiche, religiose, un disco di denuncia, è anche naturale in una certa fase. Una cosa che mi piace dei Fleshgod Apocalypse è che c’è un misto continuo tra brutalità e romanticismo perché quello che noi facciamo è rappresentare la vita, che è così. Soprattutto ultimamente ci incentriamo sul tirare fuori catarticamente le emozioni nere ed oscure ma come via di liberazione: King è un album che lancia un messaggio assolutamente positivo, che è una cosa atipica ma noi siamo così".

 Se un grande musicista del passato ascoltasse la vostra musica o questo genere, secondo te quale potrebbe rimanere incuriosito e riconoscersi in quello che fate?

 “Mi piace pensare a Paganini perché era veramente un pazzo sperimentatore: ha fatto delle cose che se ci pensi ancora oggi ci sono pochi violinisti che riescono a suonarle nel mondo, era anche chitarrista. Bach stessa cosa: ha dato inizio a delle cose che fino a quel momento erano fantascienza. Noi rompiamo le regole, mischiamo tanto il moderno con l'antico. King ha nei ritornelli alcune parti che sono nel periodo romantico più verso Brahms. In quello che facciamo c’è la musica classica ma ci sono anche John Williams, Hans Zimmer, Danny Elfman".

Quando ascolto metal sinfonico sento tanti richiami a Beethoven, Verdi, Wagner, Mozart, tantissimo Bach. come mai non si sentono riferimenti alle avanguardie? Forse ci sono più nel ritmo?

“Noi facciamo musica estrema ma in un certo senso siamo molto pop. I Fleshgod, rispetto ad altri gruppi estremi, hanno la forma canzone perché è una struttura che non è che uno la scrive perché vuole vendere ma perché le strutture fanno una canzone che funziona e che lascia qualcosa. Anche la musica classica ma è un ascolto diverso. Noi ci mettiamo là in mezzo: musica classica a livello melodico e armonico a volte ma la struttura è assolutamente da ‘900 inoltrato, ci rifacciamo alla musica popolare perché comunque sono canzoni. Romanticismo e nel classicismo sono quelli più mainstream e popolarmente recepibili. Bisogna trovare il giusto bilanciamento perché una cosa funzioni. Se pensi allo Sturm un Drang è proprio straziante, il metal è straziante sempre quindi il metal è romantico al 100% è un romanticismo odierno senza dubbio".

Chi è il ritratto sulla copertina del disco?

“È un simbolo in realtà: può essere contestualizzato come un re di almeno metà dell’800".

Ma è una persona reale?

“No è un personaggio assolutamente metaforico. King prende il re come simbolo di una parte della nostra anima e che tutti abbiamo. Parla del mondo che ci circonda oggi in cui è diventato molto difficile riconoscere il giusto, il bello, i valori reali della vita. Assistiamo giornalmente a cose allucinanti. In questo mondo c’è questo re che è rimasto l’unico nella corte, che è tutta contro di lui, a crederci in quelle cose. Lo vedi stanco e provato perché è una lotta contro i mulini a vento, ha i fili che lo tengono, in qualche modo è pilotato ma non si arrende anche se è vecchio. La corona non l’ha più in testa, ce l’ha di fianco incatenata a terra, sta perdendo potere. Il messaggio positivo è che questo re è un giusto che crede nelle cose giuste e ce l’abbiamo tutti dentro ma dobbiamo saperlo riconoscere e non è facile".

Tutti i musicisti mi dicono che la Germania è il posto migliore in cui la professione viene considerata diffusa e tutelata: all'Italia cosa manca? L'abbiamo anche noi la tradizione, cioè al di là dei soldi qual è la mentalità?

“La nostra mentalità ha grandi pregi e grandi difetti: i pregi sono legati alle cose più intime e personali, l’ospitalità, il relazionarsi tra di noi, siamo molto radicati e queste radici fanno si che ci sono posti e situazioni, se tu vai al Sud, dove un pezzo di pane veramente lo dividono in 8. Dall’altra essere così radicati porta a una difficoltà nel credere di poter fare grandi cose anche in ambiti che non sono estremamente tradizionali. Ho due amici che si sono laureati al Jazz Institute di Berlino, una scuola dove insegnano i musicisti più influenti della scena jazz di New York, fai delle selezioni mostruose poi con 500 euro al mese hai l’abbonamento ai mezzi pubblici, sale prove per studiare all’infinito tutto il giorno e tutta la notte, lezioni dai più forti del mondo, entri in un giro pazzesco dove coltivi le cose. Abbiamo avuto i Romani che sono stati il primo esempio di questo, in Germania succede che il sistema capisce cose che noi abbiamo dimenticato: non è vero che se hai 10 euro li devi mettere sul pane perché il resto è secondario, perché se tu vuoi che quei 10 euro diventino 20, 30 e poi 1000 in realtà devi ricordarti che investire sulla cultura e sull’arte è fondamentale perché non si può vivere senza: se tu domani togli tutta la musica dal mondo, la gente si suicida. La musica e l’arte salvano la vita delle persone".

Di solito il metal viene accusato di essere una musica che induce alla depressione invece tu stai lanciando un messaggio estremamente costruttivo.

“Perché in realtà inconsciamente la gente che ascolta anche questa musica fa questo, è una catarsi cioè tirare fuori le sensazioni negative viverle profondamente. Anche essere triste è un cosa fondamentale e per essere felici".



nr. 27 anno XXII del 15 luglio 2017

Fleshgod Apocalypse (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)

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