NR. 28 anno XXII DEL 22 LUGLIO 2017
la domenica di vicenza
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Il Tempo. Le parole. Il suono

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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Il Tempo. Le parole. Il suono

Anna Cappelli (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)@artiscenichecom



La XX edizione del Ferrock Festival si è conclusa con il concerto della storica band 99 Posse che oltre ai successi che li ha resi famosi ha presentato le canzoni del nuovo album “Il Tempo. Le parole. Il suono". Da sempre in prima linea nell’impegno sociale e nelle lotte politiche i 99 Posse sono forse la band più importante della scena hip-hop dub ragge italiana. Abbiamo incontrato il loro frontman Luca Persico in arte ‘o Zulù.

Il Tempo. Le parole. Il suono (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Rispetto agli anni '90 il suono si è evoluto e voi siete stati sempre molto dentro al vostro tempo. Questa volta mi sembra si sentire, a parte i suoni del Sud del mondo, la bossanova, un po di raggae, anche tanta elettronica e suoni da rap americano. In questi anni ci sono state delle tecnologia che si sono rivelate particolarmente adatte a creare dei suoni compatibili o che comunque possano valorizzare la lingua napoletana?

O Zulù: “La lingua napoletana si valorizza da sola con ogni forma musicale, sicuramente la nostra chiave è stata di provare a valorizzarla con l'elettronica, ma è una lingua che anche quando c'erano le voci ed i mandolini, il bel canto italiano era la canzone napoletana e lo è stata per anni e anni, per cui noi abbiamo la fortuna di avere questa cosa nel DNA. Qua parlo per me, non sono uno di quelli che son cresciuti a pane e tradizione, anzi, la mia generazione nasce anche un po’ dal rifiuto di tutti i cliché: io negli anni '80 cercavo le sotto-culture perché imperava la schifezza musicale, l'edonismo reaganiano; e sbagliando pensavo che le sotto-culture non avessero niente a che fare neanche con la tradizione tra l'altro profondamente simile a quello che avrei fatto in futuro quando ho iniziato a fare musica. Tutto questo l'ho scoperto e cominciato a studiare ed ascoltare un po’ più da grande, ma ce l'ho sempre avuto nel DNA".

Negli anni '80 chi seguiva le sotto-culture, qua al Nord, si cercava il dark, il post-punk come Cure, Bauhaus...

Massimo veniva dal giro punk, hardcore punk, io dal giro dell'heavy metal, Marco più dal dark post new wave ma anche quello industrial, rumoristico psichedelico, nel frattempo Sacha suonava e praticava il jazz; per cui l'unione di questi quattro mondi che non avevano a che fare col rap ha creato questo ibrido musicale che nelle sonorità della musica nera (perché dire rap è sbagliato, i rapper sono altri noi non siamo mai stati un gruppo rap se proprio ci devi etichettare, rap, raggae, che originano dal blues) è musica del sud del mondo e noi abbiamo trovato delle affinità tra quelle sonorità e soprattutto tra quell' approccio che avevano i cantanti e la nostra cultura. La nostra avventura è nata da un gioco: avevamo tradotto una canzone di Macka B, “huaca nut” che significa noce di cocco e sfotteva i suoi connazionali giamaicani che andati a cercare fortuna in America l’hanno trovata poi tornano in Giamaica per le vacanze e fingono di non capire più l’inglese e lui dedica questa canzone dicendo: sei come la noce di cocco nera fuori e bianca dentro, sei diventato bianco andandotene in America. A noi ci è venuto in mente il rafaniello, rosso fuori e bianco dentro, con il quale la sinistra extra parlamentare indicava negli anni ‘70 tutti gli iscritti al Partito Comunista. In quel periodo stava per nascere Rifondazione Comunista, all’epoca era ancora un movimento, noi avevamo tanti rapporti ma avevamo grandissime difficoltà ad accettare la loro leadership, tra la quale c’era Cossutta, quel PC che era stato sempre storicamente nemico dei movimenti. Tutto questo lo abbiamo fatto in una canzone ironica, una cover di Macka B che è stata “Rafaniello”, quindi Tutto è nato dalla similitudine del suo e del nostro modo di sfottere anche parlare di una cosa seria, importante come la perdita della coscienza delle proprie radici ma il tutto con un sorriso, metafore, prendendo e prendendosi un po’ in giro; tutte queste cose le riconoscevamo nella nostra cultura e anche nel nostro modo di fare all’interno della nostra macrocultura. Così è iniziato il viaggio".

Il Tempo. Le parole. Il suono (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Il vostro periodo di maggior successo negli anni ’90 coincide anche col periodo del cosiddetto “Rinascimento napoletano” della giunta Bassolino, le opere d’arte in piazza Plebiscito ecc. Oggi con De Magistris c'è una nuova attenzione all'arte contemporanea con la riqualificazione delle metropolitane che stanno diventando delle mete di turismo culturale ad hoc. Però mi sembra una situazione meno pubblicizzata o meno risalto rispetto a quella di Bassolino, a parte gli eventi one shot tipo Dolce&Gabbana ai Decumani; è una sensazione mia o effettivamente....

No a Napoli in questo momento stiamo vivendo veramente una situazione di grandissimo fermento, da anni non si vedevano di collettivi musicali, proprio negli ultimi mesi è nato “Terroni uniti”, da un’idea di Massimo, il nostro bassista, che è già al terzo pezzo ed è un collettivo in crescita che sta sviluppando una nuova energia ed un nuovo modo di affrontare insieme le tematiche che ci stanno a cuore e che ci uniscono; il fermento culturale della città non dipende dal sindaco e dalla sua capacità di spostare i riflettori, ma dalla città e che il fermento ci sia, poi ci sono sindaci che sono attenti a quanto accade nel mondo culturale della loro città e tendono a valorizzarlo, altri che oltre a questo provano a investire qualcosa ed altri che guardano da un'altra parte. Se c'è stato un momento di buio è completamente superato, ora ci sta una fortissima scena cantautorale, folk e cinematografica, il rap, la trap, c’è veramente tanto ecc e tutti questi mondi cominciano anche a parlarsi e mischiarsi".

Fenomeno Gomorra: ha creato molte polemiche perché la gente dice che tira fuori il peggio di Napoli, chi è di fuori pensa che sia solo Vele e Scampia, polemiche a non finire. Però ha dato anche il via a tantissime iniziative culturali di teatro che sono entrate nei circuiti dei festival; come vedi questa fenomenologia?

È un fenomeno e come tutti i fenomeni ha del buono e del brutto. Mi trovo concorde su quelli che sono fortemente dubbiosi per non dire apertamente critici nei confronti di tutta l'operazione. Non ci riconosco Scampia, che conosco molto bene: ha due centri sociali, il comitato delle Vele, c’è tanta gente che, anche non impegnandosi attivamente nel tentativo di una rinascita culturale del quartiere che esiste e va avanti, semplicemente va al lavoro tutte le mattine chinando la testa e barcamenandosi tra posti di blocco da un lato e sparatorie dall'altro; questa Napoli non viene descritta molto bene ed è la stragrande maggioranza delle persone che popolano questi quartieri".

Negli ultimi anni è venuti fuori una nuova fenomenologia sociale, quella dei neoborbonici, utile per una rivalutazione storica, ma dall'altra parte mi sembra ci sia stato un rigurgito di forme di razzismo anche superfluo nei confronti del Nord....

Come tutti in questi fenomeni. Io tra l’altro coi neo borbononici ho un “problema secondario” di cui potremmo discutere a un drink post-cena: sono Borboni!!”

Secondo me più che monarchici loro vogliono un'identità di Napoli non oppressa da un'invasione...

Si ma noi partiamo sempre da un soggetto proletario che per noi è un nostro simile, che è presente in maniera trasversale dappertutto al Nord al Sud e nelle estreme periferie del pianeta dove ci sono gli sfruttati ed i garantiti. Noi siamo per l'unione degli sfruttati, se poi questa per riuscire a spostare qualcosa negli equilibri mondiali deve passare attraverso piccole unioni locali questo è un ragionamento che mi interessa. Credo non sia lo stesso per i neoborbonici. Però non ho mai avuto una discussione approfondita con uno dichiaratamente neoborbonico per questo ho detto “credo”!”

Qual è la forma d'arte che ti attira di più e che peso ha per te la tradizione artistica napoletana in senso lato?

la tradizione artistica napoletana ha un peso enorme e m fa sentire piccolo! Sono cresciuto per strada quindi ho solo fruito delle forme d'arte più divulgate, non sono uno che va a teatro anche se lo apprezzo tantissimo".

Però se tu passeggi per piazza Bellini hai le mura greche davanti

Si ti senti parte di qualcosa più grande di te, mi è evidente da quando ero piccolo".

Ti senti un po’ voce di un popolo?

Mi sento una delle voci di un popolo, sicuramente. Questo è una cosa che avevo vissuto come problema che poi ho superato perché la gente tende ad individuare un portavoce per forza, quando il nostro gioco nasceva dal fatto che ognuno si porta la sua voce, tutta l’esperienza dei centri sociali e prima ancora dell’autonomia operaia nasceva proprio da questo non abbiamo bisogno di votare un delegato per esprimere i nostri bisogni e realizzare i nostri sogni, bisogna solo metterci insieme in maniera autonoma e realizzarli".

Cos'è la cosa che ti piace di più di Napoli e che vorresti gli altri capissero di Napoli?

Che è una città solidale, la prima parola che mi viene in mente se penso a Napoli, perché soffre, ha sofferto e soffrirà e nonostante la grande sofferenza che ha sopportato ed è in grado di sopportare e nonostante le sue contraddizioni resta una città vivace e stimolante sia dal punto di vista fisico che intellettuale. Riesce ad essere così perché consapevole del prezzo che si paga ogni giorno ed ha nel DNA la solidarietà verso chi anche sta un poco peggio di te".



nr. 28 anno XXII del 22 luglio 2017



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