NR. 39 anno XXII DEL 4 NOVEMBRE 2017
la domenica di vicenza
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Musica delle tradizioni

Il "viaggio" di Moni Ovadia

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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Musica delle tradizioni

Anna Cappelli (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)@artiscenichecom



Si è concluso questa settimana il festival “Musica delle tradizioni” rassegna di world music ideata e artisticamente diretta dalla liutista Ilaria Fantin che tra i vari spettacoli proposti ha avuto come protagonista l’artista Moni Ovadia e la sua band. In un applauditissimo concerto al TCVI Ovadia ha raccontato un viaggio musicale che accompagna lo spettatore dal Medio –Oriente attraverso i Balcani, le tradizioni ebraiche e quelle arabe,napoletane, siciliane e spagnole. Esempio emblematico è una canzone che ogni popolazione mediterranea ritiene appartenente alla propria tradizione, che è di origine turca e che nonostante attraversi tutto il Sud Europa esprimendosi in forme diverse, rimane sempre riconoscibile.

Se io penso alla globalizzazione, la musica tende ad appiattirsi: all’Eurovision Song Contest, che dovrebbe essere la vetrina internazionale della musica di ogni Paese, le canzoni sembrano tutte uguali.

Moni Ovadia: “ Sì sono d’accordo con lei, è il destino che ha avuto la musica leggera. Bisogna andare ai grandi musicisti che sono in tutto il mondo che suonano le musiche della tradizione e che le ripropongono in maniera nuova o tradizionale. Le culture di tutto il mondo hanno prodotto miriadi di esperienze musicali: pendiamo solo l’Italia, dal Piemonte alla Sicilia,la Sardegna: musiche pazzesche".

Però ci sono dei vuoti culturali: per esempio qui non c’è della “musica veneta”.

“Ci sono grandi cantautori, il mio grande amico Gualtiero Bertelli, che ha scritto canzoni in veneziano, “Nina ti te ricordi”. La musica pop scimmiotta l’America: cantano in svedese, fiammingo o francese ma è sempre la stesa roba noiosa perché hanno accettato il dominio dello stile americano ma se lei va in America, le esperienze della musica tradizionale americana, ci sono delle robe da perdere la testa. Tutto dipende dalle condizioni in cui si sviluppa la ricerca di queste forme: può darsi che ci siano stati dei deficit di ricerca. Io non sono così esperto di Veneto ma lo sviluppo del Veneto nel Dopoguerra, prima c’è stata la fame poi c’è stato il benessere improvviso negli anni ’60 e tutto quello che rappresentava la musica contadina è stato considerato robaccia, per cui è possibile che ci sia stato un fenomeno di rimozione delle proprie tradizioni come legate alla povertà e alla durezza della vita contadina ma dovunque i contadini hanno prodotto canti e musiche".

Le mondine.

Musica delle tradizioni (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)“Io ho cantato con le mondine: so tutto il repertorio".

In Sudamerica si sono create delle nuove tradizioni come il tango, la musica cubana o la bossanova e in America il jazz. Oggi si può dire che il rap rappresenti una nuova tradizione?

“Beh il rap è musica delle periferie urbane e ha una sua dignità. Il rap italiano è una scimmiottatura. Lei sente Eminem, quello è un rapper. “Io no che non m’annoio non m’annoio” , cos’è rap ‘sta roba qua? A parte che il rap ne hai sentiti 3 e li hai sentiti tutti però il linguaggio di Harlem ha un senso perché ha una sua verità. L’italiano non è una lingua da rap".

Il napoletano sì però.

“Il napoletano è un’altra questione e se vuole anche il siciliano, ma la nostra lingua, bellissima, va bene per il melodramma e la canzone melodica. Poi l’hanno forzata dentro, ai giovani piace. È un discorso complesso, ci sono materiali negli archivi sonori di tutto il mondo: per esempio Venezia c’erano i canti dei battipali".

Quand’è che i nuovi linguaggi acquisiscono la stessa dignità di una musica che ha secoli di tradizioni? Quando jazz e tango diventano assimilabili alla musica napoletana o spagnola?

“Il jazz viene prima di tutto dal blues che viene dai canti africani degli schiavi che narrano. I worksong. Poi c’è la ballata irlandese. Nel jazz converge questa cosa e crea un fenomeno nuovo che crea il meticciato ma le due o tre componenti hanno tradizioni antichissime. Perché la musica pop non ha tradizioni e non ha questa dignità, salvo casi rarissimi quando gli autori sono straordinari come i Beatles? Perché è musica commerciale, non è fatta per comunicare. “Ma che colpa abbiamo noi”: cosa vuole che ci sai di tradizionale? Non c’è una profondità di sviluppo. “Bella senz’anima”, sarà anche una bella canzone, non voglio discutere, ma per avere quella profondità, quel significato, ci vuole un cammino che non hanno".

Se penso al Nord Europa e alla musica tradizionale si trova qualcosa nell’area baltica ma la grande musica di folklore è l’irlandese e la scozzese.

“Ci sono musiche tradizionali, anche in Svezia e ci sono fior di dischi della musica tradizionale di quelle aree".

E perché non sono diffuse?

“Perché ci sono paesi che hanno fatto aggio e che sono più attrattivi per gli ascoltatori perché sono più riconoscibili. Sappiamo quasi niente dei paesi nordici: sono paesi ai quali ci avviciniamo con un nostro stereotipo. Perché noi abbiamo scoperto la musica irlandese? Perché i Chieftains hanno fatto la colonna sonora di un film come Barry Lyndon. Del bluegrass non si sapeva niente fino a quando non è arrivato “Un tranquillo weekend di paura”. Certi paesi ci sono più familiari perché dall’Inghilterra arrivano tutta una serie di cose che hanno auto un successo enorme".

Un po’ quello che è successo a Goran Bregovich con Emir Kusturica.

“Non ha inventato niente. È un musicista brillante, non originale, che ha un enorme debito nei confronti di Emir Kusturica che col film “Underground” gli ha permesso di far conoscere le sue musiche nel mondo. Le dico un esempio che le chiarirà tutto: i primi a fare il liscio erano delle orchestre meravigliose come il Concerto Cantoni dopodiché sono state volgarizzate e poppizzate da Casadei: il primo Casadei era un’altra roba però".

Immagino siano derivazioni di valzer austroungarico.

“No, c’è una tradizione originale di valzer, polke e mazurche di quelle aree che venivano dall’Appennino Reggiano. C’è una grande ricchezza di culture e tradizioni che poi vengono volgarizzate come ha fatto Orietta Berti che a un certo punto si è messa a cantare la musica popolare come Anna Identici, “Son la mondina, son la sfruttata”, se lei sente Giovanna Daffini Carpi, l’originale, la mondina, un’artista gigantesca, con questa voce aspra, acuta, espressiva, quando sente la Berti diventa una canzoncina pop. Così volgarizzano. Non credo che diventino tradizione, diventano un’altra cosa, diventano evergreen, perché sono stati così felici nell’intuizione della melodia che passano di generazione in generazione".

Si parla di immigrazione: la forma che vive più felicemente le contaminazioni è sicuramente la musica: assorbe e non ha nessun confine. Poi si dice che queste persone non vogliono integrarsi. L’altro giorno vedevo una trasmissione che si chiama “Giovani e…” un ragazzo di origine marocchina che fa l’atleta diceva che i ragazzi non hanno bisogno di moschee ma di palestre dove nessuno ti chiede di nazionalità sei. Gad Lerner invece intervistava dei ragazzi universitari tra i quali una diceva che stava solo con amiche e con i ragazzi no, che i gay stanno bene dove stanno. La tradizione del futuro quale sarà? Questi sono valori acquisiti con le lotte.

“Giusto. Come facevano le donne siciliane negli anni ’50 e ’60? Lasciamo che si evolvano anche le musulmane e che queste cose derivino con naturalità. Che titolo abbiamo noi? ci rendiamo conto che l’occidente fa schifo? Crediamo di essere più furbi di tutti, certo l’emancipazione femminile è una conquista, però, attenzione: anche qui ci sono problemi per le donne. Il tempo è gran medico. Ci sono donne emancipate anche in paesi musulmani, marocchine o tunisine, ci sono musulmani miscredenti che mangiano maiale nei giorni di Ramadan. Purtroppo loro hanno avuto il colonialismo. La cosa migliore è lasciare che l’esempio fertilizzi: non dovevano bombardare l’Afghanistan, dovevano mandare qualche satellite in lingua pashtun con le cose occidentali, bei documentari, la libertà, i supermercati. Quello vinceva molto di più. Come ha vinto il sistema americano sull’est? Con la sua schifezza consumista. Intanto bisogna far rispettare le leggi: se un padre fa violenza sulla figlia va denunciato e messo in galera".

A parte la Spagna e Napoli che hanno una tradizione molto diversificata, quali altre nazioni o aree hanno una così fiorita differenziazione musicale?

“Grecia,Turchia, Iraq, Maghreb. Facciamo fatica a distinguerli perché la musica araba è modale e non tonale: la forma è data prima, da noi, l’autore firma la melodia e l’armonia. Nel mondo arabo si procede in modo inverso, è autoriale l’improvvisazione, quindi noi lo percepiamo come noioso ma per loro è un’altra rappresentazione. Se poi abbiamo la sensibilità di entrare nella musica araba ne scopriamo l’infinita bellezza. Poi India, America Latina: se lei prende una musica di Rio e una del Nordest del Brasile sono diverse".

Lei ha fatto l’esempio della canzone Fel Shara, almeno io la conosco così.

Fel shara kanet betetmasha/ la signorina aux beaux yeaux noir… e invece è turca".

Però è riconoscibile: non esiste la stessa cosa nelle lingue.

“La musica è meta-lingua. Perché il blues che nasce dai neri e che è la base del rock e del jazz è diventata la musica di tutti? Perché è musica. Una canzone napoletana, nata in quella città così specifica commuove ai 4 angoli del mondo? Il coro dell’Armata Rossa con quelle canzoni struggenti? Questa è la dimostrazione che l’uomo è un essere UNIVERSALE: uno è l’uomo".

Lei ha parlato della parabola dei tre fratelli con gli anelli, le tre religioni. La cultura europea e medio orientale è molto influenzata dalle religioni, che sono anche causa di guerre e di odio.

“Non le religioni ma gli uomini che le usano per potere".

C ‘è stata anche assenza di religione, penso al Blocco Comunista.

“Infatti Stalin non ha avuto bisogno della religione per ammazzare la gente, c’era l’ateismo di stato".

Che però è stato vissuto come un culto lo stesso, un’altra forma di fede.

“Quella è una necessità dell’uomo, una nostra debolezza".

Ma non si sta meglio senza culti?

“Don Gallo, uno dei miei migliori amici, era cattolicissimo eppure un rivoluzionario come ne ho visti pochi. Il problema dei culti è il fanatismo: se tu sei un credente non fanatico non farai mai orrori in nome della religione".

 

nr. 38 anno XXII del 28 ottobre 2017

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