NR. 20 anno XXIII DEL 26 MAGGIO 2018
la domenica di vicenza
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San Lorenzo, il mistero della pietra

Il nuovo romanzo di Chittero

di Alessandro Scandale
a.scandale@gmail.com

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San Lorenzo, il mistero della pietra

Venerdì 1 giugno alle 18 al circolo culturale Proti in centro storico a Vicenza, la scrittrice Luciana Chittero Villani presenterà al pubblico il suo nuovo libro San Lorenzo - Il mistero della pietra (Editrice Veneta). Si tratta del nuovo romanzo dell'autrice di origine sarda ma da lungo tempo residente a Vicenza - il terzo dopo i due precedenti di genere diverso - che ripropone in chiave moderna le gesta degli antichi cavalieri di cui sono ricche le leggende medievali inserite in un contesto storico di fatti realmente accaduti a Vicenza e dintorni.

San Lorenzo, il mistero della pietra (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Il libro, che è in sostanza una storia romanzata ma basata su fatti realmente accaduti, da una parte rende omaggio a Vittorio Nardo, appassionato studioso di araldica vicentina, dall'altra fornisce identità, anche se fantasiosa, a quel “certo gentiluomo di Germania” citato dallo storico vicentino Giambattista Pagliarino (XV° secolo) nelle sue Croniche di Vicenza. Il libro, arricchito da disegni e illustrazioni della stessa autrice e già presentato ad Altavilla e in seguito alla biblioteca La Vigna di Vicenza, prende origine da un fatto reale che coinvolge Vittorio Nado, già docente all’Università Popolare della Terza Età di Altavilla, studioso del Medioevo vicentino e autore di pubblicazioni nella collana Studi e Fonti del Medioevo Vicentino e Veneto dell'Accademia Olimpica. Nado nel 2010 pubblicò uno scritto che raccontava di una lastra sepolcrale riusata nel chiostro di San Lorenzo di Vicenza e proprio dall’interpretazione di questa lapide incompleta parte la costruzione di un romanzo storico ambientato all’inizio del XIV secolo che ha come protagonista Gisle van Scherpenzeel, un artigiano tedesco che viene nominato, per la sua audacia, cavaliere.

San Lorenzo, il mistero della pietra (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Cominciano così le avventure di questo condottiero che lo porteranno a viaggiare tra le corti d’Europa, combattere nemici e predoni, per concludere da eroe nella difesa di Vicenza contro i padovani. Nella città devastata, i vicentini rendono omaggio all’eroe straniero, che viene sepolto nel tempio di Santa Corona. E c'è spazio anche per l’amore - cortese, ovviamente - per una bella dama, la nobile Margherita, che per non poter corrispondere il sentimento di Gisle si ritirò nel convento di San Pietro. La figura di Gisle è approfondita psicologicamente, evidenziata dalle virtù morali che caratterizzano gli antichi cavalieri "senza macchia e senza paura" che si proponevano la conquista del Santo Graal e la liberazione della tomba di Cristo dalle mani rapaci degli "infedeli".

Come scrive nell'introduzione Mario Bagnara, presidente della Biblioteca Internazionale la Vigna di Vicenza, Gisle, protagonista di questo romanzo, fin dalle prime pagine riesce a catturare la simpatia del lettore: un sentimento che, nonostante l’umiliazione subita proprio dal prepotente Duca di Brabante che ne aveva promosso la nomina a Cavaliere, si intensifica sempre più sino al suo eroico sacrificio per la salvezza di Vicenza, presa d’assalto dai Padovani. Nella visione apocalittica di una città distrutta, con le acque del Bacchiglione arrossate dal sangue dei cadaveri, diventa un vero trionfo la sua sepoltura a Vicenza nel Tempio di Santa Corona, con gli onori delle autorità cittadine e dello stesso vicario imperiale Cangrande della Scala. E in questo finale tragico e nello stesso tempo esaltante Luciana Chittero riesce a riportare accanto a Gisle ormai esanime, un po’ a sorpresa, la patetica figura di Margherita, figlia del Duca di Brabante, sua innamorata corrisposta che, contrastata dal padre, si è fatta suora e ha abbandonato le sue terre, arrivando, non a caso, a Vicenza, ospite del Convento di S. Pietro. Il romanzo, stilisticamente interessante per l’incalzante ritmo narrativo alla cui efficacia concorre anche la tecnica del flashback, per la musicalità espressiva e per l’accuratezza lessicale, si presta a vari piani di lettura che vale la pena di suggerire: la civiltà rurale, i contesti paesaggistici, descritti con sensibilità poetica, gli ordini monastici con la loro imprenditorialità soprattutto agraria (le risaie di Grumolo delle Abbadesse del Convento di S. Pietro), la spiritualità diffusa, i movimenti pauperistici di contestazione ecclesiastica. Il testo che attraverso le complesse vicende del protagonista lungo un itinerario avventuroso che lo porta dall’Olanda al Veneto in un arco di tempo alquanto limitato, ma politicamente, militarmente e socialmente molto travagliato, diviene così anche un interessante spaccato di una complessa realtà storica che trova, soprattutto nella fase finale, il suo focus in Vicenza, una città in cui tutti i problemi italiani ed europei trovano un adeguato risalto.

San Lorenzo, il mistero della pietra (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Anche dal critico letterario Gianni Giolo arrivano parole di elogio per un romanzo che ripropone in chiave moderna le gesta degli antichi cavalieri di cui sono ricche le leggende medievali, inserite in un contesto storico di fatti realmente accaduti. La figura di Gisle è veramente ben riuscita, scolpita a tutto tondo, approfondita psicologicamente, evidenziata dalle virtù morali che caratterizzano gli antichi cavalieri senza macchia e senza paura che si proponevano la conquista del Santo Graal e la liberazione della tomba di Cristo dalle grinfie e dalle mani rapaci degli infedeli. Il protagonista da umile tessitore è nominato dal Duca di Brabante cavaliere. Così comincia l’avventura o meglio le avventure di Gisle che, come scrive l’autrice, “si sentiva forte e vigoroso ed aveva una gran voglia di viaggiare, di esplorare il mondo”. D’ora in poi il cavaliere conoscerà le più nobili corti d’Europa, compirà i più arditi duelli, combatterà con spirito di sacrificio e nobiltà d’animo. Conoscerà anche la sconfitta, l’umiliazione, gli assalti dei predoni, la polvere dei vinti, ma anche le fiamme della passione per la bella nobile Margherita che per suo amore si farà monaca, ma alla fine riuscirà a vedere il suo amato bello della bella morte propria degli eroi omerici che andavano incontro alla fine con lo slancio degli eroi che sapevano di poter raggiungere così l’immortalità e la gloria. Tutto il racconto trova la sua verità storica nelle lapidi delle tombe che si trovano nella chiesa di San Lorenzo della città berica che furono oggetto di studi da parte del vicentino Vittorio Nado, esperto di araldica che ha voluto approfondire la figura di quel “certo Gentiluomo di Germania da molto valoroso e perito essendo per avventura in quelli giorni venuto a Vicenza per poi andare a Venezia e poi da Venezia visitare la terra santa” di cui parla lo storico Pagliarino nella “Cronaca di Vicenza”. Egli combatté da eroe nella difesa di Vicenza contro i padovani e ferito mortalmente fu pianto da tutti i vicentini che lo onorarono in pubbliche esequie alla presenza di Cangrande della Scala e posto in un sepolcro di marmo rosso nella Chiesa di santa Corona. Così l’autrice immagina, alla fine della storia, con felice intuizione, che al momento della sua morte Vittorio sia stato accolto fra le schiere dei beati da Gisle che lo ringrazia per aver saputo rintracciarlo e farlo conoscere ai vicentini che lo avevano dimenticato.

Abbiamo incontrato l'autrice rivolgendole alcune domande sul libro.

San Lorenzo, il mistero della pietra (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)

 



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