NR. 21 anno XXIII DEL 02 GIUGNO 2018
la domenica di vicenza
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L'anima fotografata

Racconti e storie vicentine

di Alessandro Scandale
a.scandale@gmail.com

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L'anima fotografata

All'inizio degli anni '80 - al termine di un decennio di straordinaria creatività e qualità della musica, italiana e non solo - Ron uscì con una splendida canzone intitolata Anima, accompagnata da un testo scritto dall'indimenticabile Lucio Dalla. Una canzone che vinse il Festivalbar del 1982 e che era inclusa nell'album Guarda chi si vede. "L'anima è una parola, è un concetto, non è normale vederla sul letto, vederla e fare finta di niente", scriveva Lucio per l'amico Rosalino Cellamare. Riascoltando quelle note e quelle parole così ispirate, ci chiediamo se la musica sia l'unico strumento per parlare di anima al cuore della gente. E la risposta è che lo è senz'altro, ma non è l'unica. Anche le altre arti lo sono, come ad esempio la scrittura e la fotografia.

L'anima fotografata (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)È questa considerazione che ci dà lo spunto per descrivere L’Anima fotografata (Edizioni DivinaFollia), il nuovo libro di due vicentini, la scrittrice Tania Piazza e il fotografo Ivano Mercanzin, composto da ventotto racconti legati ad altrettante immagini inedite scattate in parte a Vicenza e in parte in altri luoghi. Già presentato a Verona, Milano e Montecchio Maggiore, città di origine di entrambi, il libro è una sorta di "evento annunciato", visto che i due già si conoscevano da tempo e avevano realizzato insieme alcuni progetti culturali. La casa editrice bergamasca, che ha pubblicato anche un altro libro di un'autrice vicentina - l'esordio letterario di quella Monica Vaccaretti della quale abbiamo scritto qualche settimana fa, e che proprio in questi giorni pubblicherà anche il suo secondo - ha colto al volo l'occasione di proporre i due autori vicentini, come sottolinea la stessa editrice Silvia Denti nella prefazione, quando scrive che si tratta di due autori singolari, due artisti veri: Tania Piazza e Ivano Mercanzin, la prima d’una densità umana tanto spessa da poterla sentire addosso; il secondo, in questa raccolta di brevi narrazioni, come fotografo dei dettagli e animatore delle storie con tali meraviglie scattate rubandole ai momenti salienti, sono l’uno il braccio destro dell’altra. Questo libro è stato concepito proprio così, come si procrea un figlio e occorrono due Dna, la parola e l’immagine. Trovo, nella sequenza dei racconti, una nuova oggettività in un mondo mistico e reale insieme, forse la poesia della scrittura legata al materico rovescio della medaglia, un connubio ben riuscito. I testi variano nella semantica e nell’esposizione, si passa dai protagonisti fragili, disadattati per certi versi, i disperati esseri umani che vivono le loro debolezze e le loro miserie; oppure gli introspettivi, i ricercatori della verità esistenziale, tutto condito e compreso dalla e nella memoria individuale e collettiva, l’archetipo della sofferenza degli esseri che abitano la terra e non trovano pace mai, poiché senza risposte il dubbio divora. Ma Tania Piazza è abile, riesce a tirar fuori dalle immagini narrate anche situazioni grottesche e ironiche, mescolate a riflessioni profonde, che ci fanno sentire tutti in un solo dolore, nella stessa bolla, laddove, allora, è possibile incontrare l’abbraccio dei sorrisi, per andare incontro al destino che ci aspetta, calzante alla perfezione il mal comune mezzo gaudio. Di questa penna io adoro le mistificazioni, ad esempio, che si scovano dietro le apparenze, le ipocrisie; la capacità dell’Autrice di dominare, con l’analisi soggettiva, ogni storia che ci racconta. Poi ci sono l’intrigo, la forza, il linguaggio che scivola e conquista, ogni storia è una persona, ogni persona uno di noi. Noi lettori, che in questa raccolta, siamo liberi di entrare dalla porticina retrostante e accedere all’immedesimazione, oppure restare seduti come spettatori, ma in entrambi i casi molto coinvolti. Così fantasie, ricordi, spezzoni d’esistenza scaraventati negli occhi, bastano a farci emozionare, con un moto di spirito preciso: lo stupore che ci meraviglia il dentro, ci affascina, anche quando accusiamo il dolore, sfuggiamo alla paura, tremiamo nel perderci tra le parabole delle parole che l’autrice conosce magistralmente e sa come dosare.

L'anima fotografata (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Prima di addentrarci nella lettura - aggiunge Denti - soddisfiamo lo sguardo, che diventa acuto osservatore degli scatti fotografici di Ivano Mercanzin, e anche qui non riusciamo, per lunghissimi secondi, a passare oltre. Le immagini ci catturano, letteralmente, danno la percezione normale della normalità, appunto, trasmigrano dalla semplice prospettiva al nodo dell’anima, laddove esistono movimento, energia, scalpore, inquietudine. Segnali di vita, dunque. Io stessa sono un’appassionata di fotografia, e devo dire che quella di Mercanzin mi coinvolge per la sua semplicità, perché mi fa pensare, da inesperta quale sono, che anch’io, in quel momento, in quell’istante, avrei impresso la stessa posa, la stessa luce; o, per spiegarmi meglio: l’artista ci somiglia, è uno di noi, è colui che guarda quel mare, è quel casale in quel prato, quel cielo sopra quelle nuvole. Ogni scatto ha un’identità e forse più d’una, guarda in basso, in alto, a sinistra, a destra, con una piena e assoluta libertà intellettuale, stoicamente, analizzando e raggiungendo le traiettorie degli anfratti d’ogni angolo. Questi spazi infiniti che debordano dai fogli, indicano la grandezza, la capienza di quest’occhio attento nell’assorbire, a pupille piene, ogni meraviglia. D’un tramonto l’attimo più significativo, d’un sole il passo dorato della luce, delle persone non certo il corpo, ma l’anima, sicuro. Ecco perché questo matrimonio artistico fra Tania e Ivano è riuscito perfettamente, incastonandosi tra le parole e le fotografie, come quando si accorda uno strumento, ogni nota al suo posto, ogni suono sulla sillaba adatta.

L'anima fotografata (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)



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