NR. 23 anno XXIII DEL 16 GIUGNO 2018
la domenica di vicenza
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I Rossi di Umberto Matino
e quel delitto misterioso

di Alessandro Scandale

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I Rossi di Umberto Matino<BR>
e quel delitto mist

Umberto Matino, scrittore scledense di successo e già autore della Trilogia Cimbra, arriva nelle librerie con il nuovo giallo storico I Rossi. Una storia ambientata nella Schio del lavoro e del tessile, in cui si muovono personaggi di diversa natura che ruotano attorno ad un delitto misterioso. I Tzimber, i boscaioli cimbri d'origine thodesca, non si sono mai estinti. Sono scesi dai monti nelle sottostanti valli alpine e sono diventati produttori - operai e imprenditori - creando, passo dopo passo, un comparto industriale, tessile e metalmeccanico, che già nell'Ottocento era fra i più importanti d'Italia e d'Europa. Quando è stato necessario si sono schierati gli uni contro gli altri, dando vita a una lotta di classe dura e spietata. Dalla grande epopea ottocentesca, ai giorni della rivolta giovanile e operaia degli anni Sessanta, in un giallo appassionante che attraversa l'Italia intera. Dopo numerose presentazioni in tutta la provincia, il nuovo romanzo di Matino non manca di stupire il lettore e centra ancora una volta l'obiettivo.

I Rossi di Umberto Matino<BR>e quel delitto mist (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Da qualche anno la vecchia fabbrica si era trasferita nella nuova zona industriale fuori città e da allora i capannoni ottocenteschi erano rimasti in silente attesa del compiersi del loro destino - leggiamo nell'introduzione - . Se ne stavano vuoti e impestati d'umidità alla fine di una strada stretta e sinuosa, situata nel cuore stesso del centro abitato. Per oltre un secolo, il selciato di quella via era stato percorso e consunto dalla folla degli operai che con cadenza regolare usciva dai portoni degli stabilimenti, sgorgando impetuosa quasi fosse un torrente in piena. Nell'alternarsi dei turni, il vociare di migliaia di lavoratori e il trillare dei campanelli delle loro biciclette echeggiavano fra le alte case sorte ai lati della strada. Poi, scemata l'onda della marea, il silenzio si ricomponeva per lacerarsi di tanto in tanto con lo schiamazzo di coloro che dentro le osterie annegavano nel vino la fatica del lavoro. Giorno e notte, sempre così, ininterrottamente, perchè l'industria tessile produce a ciclo continuo in un perenne vibrare di macchinari e nell'afrore acido del finissaggio chimico dei tessuti. Dopo il grande trasloco, l'unico suono rimasto ad accompagnare il trascorrere del tempo, era lo scroscio costante dell'antica roggia che correva fragorosa, e senza più scopo, a lato dei capannoni dismessi. Anche l'edificio possente della "Fabbrica Alta", la cattedrale industriale della Lanerossi, era ormai ridotto a un gigantesco fossile e si ergeva attonito su una distesa di capannoni deserti, irti di shed appuntiti. Dove un tempo fremeva l'attività del più grande stabilimento tessile della nazione adesso, tutto era immobile: le sirene si erano definitivamente azzittite e quando furono abbattute le alte ciminiere delle centrali termiche, a molti sembrò d'assistere a una crudele evirazione, alla mutilazione di un organismo destinato a non riprodursi mai più. La trasformazione urbana era stata così drastica ed epocale da lasciar sbigottiti i proprietari delle tante botteghe che affollavano la via e soprattutto i gestori delle osterie, che per anni avevano tratto la loro linfa vitale dal flusso continuo di migliaia di lavoratori.

I Rossi di Umberto Matino<BR>e quel delitto mist (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)In quel limpido mattino di maggio del 1970, via Pasubio appariva silenziosa e tranquilla, percorsa soltanto da pochi studenti ritardatari o da sparuti gruppi di operai del Lanificio G.B. Conte, l'unica industria rimasta ancora attiva in quei pressi, dove si era insediata nel lontano 1757. Dopo le otto, mentre già s'intepidiva l'aria fredda calata dai monti durante la notte, la strada pian piano s'acquietò. I raggi del sole ormai alto colpivano di sbieco le facciate delle case e disegnavano sulla carreggiata deserta campiture di luce e di ombra. Attraverso quelle sghembe geometrie, solo qualche mamma - o era la nonna, o la zia, o la vicina di casa - camminava veloce di riquadro in riquadro, trascinando con sé un pargolo assonnato da consegnare alle Reverende Suore dell'Asilo Infantile Rossi. Anche Emilia Bettàle galoppava concitata verso l'asilo e teneva stretto per mano Enrico, il secondogenito del ragionier Alfredo Ruaro, rappresentante di commercio. Da più di un mese svolgeva quel compito e molte altre incombenze domestiche, presso l'appartamento del ragionier Ruaro, posto sopra al Caffè Stella d'Italia, nella piazza principale della città, intitolata anch'essa all'industriale Alessandro Rossi. Emilia non amava per niente fare la donna di servizio, ma si era dovuta adattare dopo esser stata licenziata "per indisciplina e ingiurie" dal Maglificio Greselìn. La storia dell'indisciplina non era però vera: lei aveva semplicemente scioperato assieme agli altri operai della fabbrica, ma il proprietario - el parón - non aveva condiviso quella sua decisione.

Abbiamo incontrato Umberto Matino.

I Rossi di Umberto Matino<BR>e quel delitto mist (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)



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