NR. 24 anno XXIII DEL 23 GIUGNO 2018
la domenica di vicenza
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L'inganno felice
apre il festival

Le settimane musicali al Teatro Olimpico

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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L’inganno felice

Anna Cappelli (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)@artiscenichecom



Il Festival di opera e musica cameristica Settimane Musicali al Teatro Olimpico si è aperto quest’anno con una farsa di Rossini “L’inganno felice” che l’autore pesarese scrisse a soli 20 anni. La duchessa Isabella, moglie fedele del duca Bertrando, respinge Ormondo, amico del duca il quale si vendica dicendogli che la moglie gli è infedele. Il duca ordina che sia uccisa e Batone, servo di Ormondo, la fa salire su una barchetta che poi viene abbandonata in mezzo alle onde. Isabella naufraga su una spiaggia e viene soccorsa da Tarabotto che la fa passare per sua nipote Nisa. dopo 10 anni ha inizio la vicenda di incontro e svelamento della verità tra tutti i protagonisti. La rappresentazione rientra nell’ambito del quinquennale “Progetto Rossini – le 5 farse veneziane in 5 anni” iniziato nel 2017 che si concluderà nel 2021. Lo spettacolo andrà in scena al Teatro Olimpico il 10 , 15 e 17 giugno prossimi, il venerdì alle ore 21 e la domenica alle 18. Abbiamo incontrato il regista Alberto Triola e il direttore artistico della rassegna M° Titta Rigon che ha diretto l’opera. info www.settimanemusicali.eu

 

La psicanalisi è la chiave di lettura dell’opera: la chaise longue Bauhaus dello psicanalista, Isabella ha in mano una bambola vestita di rosso e il suo doppelgänger è in una bolla isolato anche da se stessa, impossibilitata a chiedere aiuto. La farsa è del 1812 e ci vogliono ancora 100 anni per arrivare alla psicanalisi eppure questo allestimento si adatta perfettamente agli elementi forniti dal libretto. Che notizie abbiamo di una drammaturgia pre-Freud?

L’inganno felice (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Alberto Triola: “Freud ha cercato di dare un’interpretazione a dei meccanismi che nell’uomo si sono manifestati dall’origine dell’umanità; il teatro è stato uno dei primi luoghi deputati a far luce sulle ombre del comportamento umano, paure, fobie, sacralità, maledizioni e tutto quello che aleggia dentro l’animo umano. Nell’Antica Grecia andavano a teatro per vivere inconsciamente, non erano attrezzati culturalmente, ma riconoscevano nella azioni drammatizzate sulla scena parte di propri percorsi e frammenti di proprie paure e speranze: la catarsi. Il ‘900 è stato un secolo che ha acceso la luce sulle dinamiche della psicologia, prima con Freud poi soprattutto con Jung che ha aggiunto caratteristiche più spirituali e metafisiche e intorno agli anni ‘20 si è verificata una straordinaria compenetrazione tra il linguaggio della musica e dell’arte in generale con quello della psicanalisi. Da quel momento ogni interprete ha il ruolo di fare da ponte tra un testo che può essere scritto nel 500 a.C. o l’altro ieri e la contemporaneità della fruizione. Per fare questo può utilizzare tutti gli strumenti che dal momento in cui è stato concepito il testo ad oggi sono stati inventati. Il testo de “L’inganno felice” mette sul tavolo temi, soggetti e parole che sono degli indizi straordinari: miniera, mare, abbandono, paura degli uomini. I grandi del teatro, essendo geni, hanno una capacità percettiva: Rossini aveva 20 anni ed era totalmente ignaro di quello che Freud avrebbe formalizzato 100 anni dopo e riusciva a metter e in luce con la musica alcuni giochi di luce e ombre dell’animo umano e per lui era spontaneo sentirli e trasformarli in musica. Siamo noi che usiamo uno strumento culturale psicoanalitico per dare un chiave di lettura contemporanea".

La vicenda tratta di un amante respinto dalla duchessa, il duca crede all’amico e ordina di abbandonare la moglie in mezzo al mare. La musica è vivace anche se ci sono dei momenti in cui si incupisce senza assumere toni tragici. Come mai questo contrasto tra vicenda e musica?

L’inganno felice (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Titta Rigon: “Rossini scrive in un determinato momento della storia della musica e comunque si tratta di una farsa anche se non intesa nel senso che deve far ridere per forza però c’è l’elemento comico. La grammatica della musica e della composizione di quel momento gli dava determinati strumenti e lui ha spinto veramente tantissimo avanti: c’è la parte finale in cui il duca minaccia di suicidarsi che veramente sembra Rigoletto, c’è un accelerando e una frase con una progressione che è veramente romantica, sembra appunto Verdi, Schumann. Rispetto a quello che è venuto dopo -Verdi, Wagner e tutto il Romanticismo- Rossini ha un occhio molto distaccato, molto classico e nel contempo molto moderno: salta tutta la parte del Romanticismo in cui “ci si crede troppo”".

A.T.: “L’ascoltatore di oggi è condizionato dal fatto che tra Rossini e oggi ci sono stati il Romanticismo e il Verismo che hanno messo in atto estetiche, modalità poetiche e di fruizione della musica, del teatro e dell’arte in generale estremamente lontane da quelle di Rossini: il Romanticismo con l’imitazione del vero e il Verismo in cui l’arte deve coincidere con la realtà. Rossini parte da un principio estetico esattamente opposto: l’arte è un’astrazione quasi matematica della realtà per cui non deve esserci aderenza tra il linguaggio artistico e il sentire emozionale, l’emozione viene sublimata in un codice che non possiamo interpretare col principio dell’imitazione. Questo è uno dei cardini di tutto il belcanto, che parte da Monteverdi e arriva a Rossini come culmine: più il canto riusciva ad astrarsi dalla realtà, più era puro e perfetto".

T.R.: “L’opera nasce per definizione come genere non realistico, io amo moltissimo le opere di Monteverdi o le opere in cui ci sono personaggi come il Tempo, totalmente fuori da qualsiasi realtà: nel realismo è perdente l’opera, il cinema vince e stravince".

L’intervista integrale su WWW.ARTISCENICHE.COM



nr. 22 anno XXIII del 9 giugno 2018

L’inganno felice (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)

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