NR. 26 anno XXIII DEL 7 LUGLIO 2018
la domenica di vicenza
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Quei 17mila chilometri
da Vicenza alla Siberia

L'esperienza di Dino Lanzaretti

di Alessandro Scandale
a.scandale@gmail.com

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Dino Lanzaretti

Chi scrive questo articolo abita da tempo in un paese dell'hinterland cittadino, dove era in uso - e per qualcuno lo è ancora oggi - definire "Siberia" la zona nord del territorio comunale, intendendo quanto fosse disagiata e isolata rispetto al resto del paese. Ricorda Antonio Perosa, coautore del recente libro "Caldogno, settant'anni di storia in bianco e nero", che i reduci della seconda guerra mondiale tornati a casa dal fronte russo paragonassero quell'area appunto alla grande nazione russa riscontrandone simili paesaggi desolati. Quel "Siberia" mi ha sempre incuriosito, tanto che oggi, venuto a sapere che un giovane vicentino in Siberia - quella vera - c'è stato per davvero e in biciletta! - non ho potuto fare a meno di intervistarlo, facendogli raccontare per i lettori de La Domenica l'incredibile esperienza. Ecco così il racconto dei 17.000 km in bici, dalla Siberia a casa, di Dino Lanzaretti, vicentino classe 1977, viaggiatore esperto, appassionato di montagna e di alpinismo, che dalla fine degli anni novanta si muove tra le regioni alpine dal Sud America al Nepal. Nel 2005 scopre la bici, e da allora non ha più smesso di pedalare: Indocina, Tibet, Uzbekistan, America, Africa. Una sessantina di paesi visitati e più di 80.000 km percorsi sempre in sella.

Dino Lanzaretti (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)È in assoluto il primo viaggiatore in bicicletta ad aver attraversato il “Pole of Cold”, la regione più fredda del pianeta in pieno inverno, dove sono state registrare temperature di -72 gradi. Un lungo viaggio in solitudine affrontando frequentemente temperature di -55°. Ha percorso tutta la Siberia orientale fino alla Mongolia, da lì poi in Asia centrale, in Caucaso e infine Turchia, Grecia e Italia. Un viaggio di 11 mesi pedalando per più di 17.000km. Nel suo diario di viaggio ha scritto, tra l'altro, "ho imparato un sacco di cose da quando i chiodi dei miei copertoni si sono piantati in questo ghiaccio per la prima volta. Come muovermi, come pedalare, come risparmiare energie, come nutrirmi e perfino come respirare. Ora riesco a tenere il sacco a pelo asciutto anche per parecchi giorni e gestisco al meglio le riserve di cibo. Ho quasi una routine giornaliera che mi permette di ridurre notevolmente i rischi che posso correre qua su. Come dei rituali faccio le stesse cose tutti i giorni; accendo il fornello, fondo la neve per cucinare, mangio tentando di non perdere le dita delle mani, fondo ancora neve per avere del the caldo per la giornata, smonto al tenda, salgo in bici e pedalo, pedalo, pedalo, pedalo e pedalo. Quando il sole è steso sull'orizzonte monto la tenda, l’arredo velocemente ed entro come un fulmine nel sacco a pelo per non disperdere il calore eccitato dallo sforzo. Mangio schifoso cibo congelato ma per nulla al mondo abbandonerei il tepore del mio giaciglio. Confido nella stanchezza per svenire in fretta ma prima calcolo meticolosamente la direzione del mio respiro. All'alba tutto come ieri. Si può fare penso, e se la bici non si rompe credo che non mi romperò nemmeno io. Non sono più terrorizzato, e sempre più spesso, fremiti d’euforia controbilanciano il tremare per il freddo. Le temperature sono ancora sotto i meno 40 di notte ma il sole mi tiene a battesimo ogni benedetta alba e pedalo immerso in una luce che finalmente scalda".

Dino Lanzaretti non ha mai avuto particolari attitudini per nessuno sport, tantomeno per l’avventura. Poi si è trasformato da viaggiatore zaino in spalla a cicloviaggiatore estremo unicamente per seguire la sua irrefrenabile curiosità. Nel 2001 comincia a viaggiare in Messico quasi per gioco, in risposta ad una profonda crisi esistenziale. Nel 2003, dopo un lungo pellegrinaggio in India, percorre i trekking più famosi del Nepal e si lascia sedurre dal fascino della montagna. Grazie ad una fortunata combinazione d’incontri, nel 2004 diventa alpinista in Sud America scalando le cime più alte. Nello stesso anno attraversa lo Hielo Continental, il più vasto ghiacciaio del pianeta. Nel 2005, quasi per scherzo, parte con una bici scassata per pedalare in Asia percorrendo più di 8000km ed è amore assoluto. Convinto che oramai la bici sia diventata il mezzo migliore per viaggiare, l'associa alla passione per la montagna e nel 2008 parte per il Tibet con il sogno di pedalarlo tutto da est ad ovest. Oltre alle difficoltà dovute all’alta quota e all’estrema solitudine, si trova a dover eludere numerosissimi posti di blocco cinesi, visto che quelle terre sono proibite agli stranieri. Sembra che Dino sia l’ultimo uomo libero ad aver attraversato tutto il Tibet, nessuno ci è più riuscito da allora. Nel 2010 accompagna un ragazzo ipovedente dall’Italia fino in Uzbekistan pedalando 9000 km in sella ad un tandem. Forse il viaggio più difficile e meno divertente, ma un volano per non smettere di pedalare. Riparte nel 2011 di nuovo per il sud America che risale dalla Patagonia fino al Venezuela pedalando più di 8000 km attraverso tutta la catena andina. Nel 2013 riprende la rotta delle Americhe da Panama fino a Vancouver pedalando per 10000 km. Ancora un viaggio nel 2014 che lo ha visto pedalare da Addis Abeba in Etiopia fino a Cape Town in Sud Africa coprendo più di 9000 km. Nel 2015 compie un "breve" viaggio di 2000 km in Marocco tra l’Atlante e il deserto per sgranchirsi le gambe... Nel gennaio del 2017 parte per un viaggio pazzesco in Siberia nel luogo più freddo del mondo e nel momento più gelido dell’anno. Compie la prima traversata invernale del Polo del freddo e vista la galvanizzante riuscita di questo pericolosissimo viaggio decide di pedalare fino a casa attraversando Mongolia, Asia centrale, Caucaso, Turchia, Grecia e infine Italia, per un totale di 17.000 km e 11 mesi in sella alla sua inseparabile bicicletta.

Dino Lanzaretti (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)"Mi sono preparato per mesi ricercando l’equipaggiamento migliore in commercio e modificando meticolosamente tutta la mia attrezzatura in modo da non avere imprevisti di nessun genere in quell’ambiente molto pericoloso e dannatamente ostile alla vita - racconta Lanzaretti - . Sono partito il 5 febbraio da Magadan, un avamposto costiero sul mare di Ochotsk, con la folle ambizione di attraversare la leggendaria Strada delle ossa fino a Jakutsk, in pieno inverno e durante il mese più freddo. Sono sopravvissuto alle interminabili notti siberiane con temperature oltre i -55° mangiando cibo congelato per quasi due mesi e pervaso quotidianamente da inquietanti timori di non ritornare a casa. Grazie alla tenacia e a un provvidenziale incontro con dei camionisti che mi hanno letteralmente salvato la vita dandomi riparo, sono riuscito a percorrere tutti i 2200 km di questa stupenda e difficilissima strada. Con la complicità della bella stagione in arrivo ho quindi fatto rotta verso sud e ho attraversato la Siberia centrale fino sulle sponde del lago Baykal ghiacciato. Il viaggio sarebbe dovuto finire qui per impegni lavorativi che mi avrebbero costretto a rientrare ma purtroppo sono svaniti nel nulla all’improvviso. Quale posto migliore per perdere un’occasione di lavoro?". Per quanti fossero interessati all'argomento, segnaliamo anche il recente libro Verso il cuore bianco della Terra di Ario Daniel Zhoh (Corbaccio editore) - Dall’oceano Pacifico all’oceano Artico: 3000 km nell’immensa Alaska, nel buio della lunga notte artica. La guida alpina ed esploratore polare che ben conosce i nativi d'Alaska, scrive questo bel libro imperdibile per chi ama il bianco accecante della neve, il verde e il viola intenso dell’Aurora, in un viaggio ai limiti della purezza assoluta, in solitudine e in autosufficienza. Viaggio che non ha come obiettivo alcun record se non quello di offrire un piccolo contributo individuale alla causa di tutta l’umanità. Intanto, in occasione di un evento organizzato qualche settimana fa a Vicenza per raccontare l'incredibile esperienza, abbiamo incontrato Lanzaretti rivolgendogli alcune domande.

Dino Lanzaretti (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)

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