NR. 37 anno XXIII DEL 20 OTTOBRE 2018
la domenica di vicenza
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La città della rinascita

Frammenti di vita vicentina

di Alessandro Scandale
a.scandale@gmail.com

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La città della rinascita

La città della rinascita - Frammenti di vita vicentina degli anni Cinquanta, scritto da Giuseppe Pulin e illustrato da Gabriele Scotolati (Edizioni Nerocromo Caosfera), è una raccolta di 23 racconti, scritti tra il serio e il faceto, una divertente carrellata su alcuni aspetti dell’esistenza vissuta dalla maggior parte dei vicentini negli Anni Cinquanta.

La città della rinascita (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)La narrazione ha come epicentro Vicenza, città natale dei due autori, ma questi episodi potrebbero essere simili a tanti altri vissuti in varie altre città poiché le condizioni sociali degli italiani in quel periodo erano simili quasi per tutti e la vita si svolgeva seguendo regole di comportamento comuni, comprese quelle morali. L’Italia del 1950 era ancora contadina, proletaria e religiosa e a Vicenza - soprannominata "la sagrestia d'Italia" per l'alto numero di sacerdoti e per la forte influenza della Chiesa su tutta la società civile, che traspariva poi nel voto politico al partito della Dc - la maggior parte della gente parlava dialetto e si chiamava col soprannome. ma i nomi propri di persona dei vari protagonisti raccontati nel libro sono fittizi e non hanno alcun riferimento a persone che portano lo stesso nome. Quello di Pulin è una sorta di "come eravamo", un Amarcord di quegli anni, prima che i decenni successivi cambiassero radicalmente volto alla cità e alle abitudini di vita della gente. L'autore, che circa un anno fa avevamo recensito in questa rubrica con Il nonno racconta, illustrato del figlio Vincenzo e dalla nipote e graphic designer Marta, storia di un nonno che narra ai suoi giovani nipoti una vicenda che inizia allo scadere degli anni trenta a Vicenza inoltrandosi fino al 1945 con la guerra, i bombardamenti e lo sfollamento nella valle del Chiampo - torna a pubblicare con lo stesso editore, ma stavolta lo fa con un libro di tutt'altro genere. È la città la vera protagonista del volume, come del resto dice lo stesso titolo. Sono i suoi luoghi simbolo ad essere celebrati dall'autore in un susseguirsi di situazioni e personaggi che la raffigurano con tutti i suoi pregi e i suoi difetti. Luoghi come Campo Marzo con la "festa dei Oto", l'ex Fiera campionaria ai Giardini Salvi, i vecchi cinema del centro storico oggi "rottamati", i quartieri della periferia.

La città della rinascita (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Così, nel divertente "Caramei, gelati, granatine, castagnaccio", leggiamo che I ragazzi delle Medie di Contrà Riale trovavano spesso all’uscita della scuola, dopo una lunga mattinata di lezione, l’uomo dei caramei. Appoggiato alla colonna del portone d’ingresso della scuola, Celeste, così si chiamava uno dei venditore di caramei di Vicenza, aspettava pazientemente ogni giorno il trillo della campanella che annunciava la fine delle lezioni. All’udirla si ricomponeva, pronto ad aprire la sua vetrinetta che teneva a tracolla, talvolta sostenuta da un leggero cavalletto portatile. All’interno di questa c’erano fichi secchi infilzati su degli stecchi e cosparsi di miele, così anche gherigli di noce, poi liquirizia, pipette rosse zuccherate e altri vari bonboni. Tra qualche tempo gli si sarebbe affiancato un concorrente più agguerrito che venderà i più pragmatici panini imbottiti e le prime merendine della réclame che data l’ora andavano maggiormente a ruba più dei caramei. Non importava ai ragazzi rovinarsi il pranzo, dato l’appetito che ogni ragazzo ha sempre a quell’età e in qualsiasi ora. I caramei primeggiavano soprattutto di domenica. Celeste si aggirava nelle osterie di periferia con un certo successo avendo escogitato un simpatico gioco per piazzare il suo prodotto. Ricordo d’averlo visto all’opera presso l’antica trattoria alla Nogarazza di Sant’Agostino che ogni domenica pomeriggio era presa d’assalto da gitanti in bicicletta e anche da quelli a piedi, non spaventati dal lungo viale che dalla zona dei Ferrovieri dovevano percorrere per arrivare fin là. Funzionava pure un servizio di trasporto a mezzo carro con il solo pianale e quindi senza sponde, trainato da un cavallo che partiva dal passaggio a livello di Viale Verona e portava la gente alla Nogarazza, andando a riprenderla alla sera. Presso la trattoria si potevano gustare pan biscotto e soppressa, uova sode, formaggi e bere del buon clinto. Il gioco consisteva nel far estrarre ai clienti, previo pagamento, da un sacchettino di tela nera e senza guardare, alcune pedine simili a quelle della tombola. I numeri andavano da uno a novanta. Se si pescavano pedine con valori oltre una determinata numerazione, lo stecco con i caramei era gratuito. A sera, gambe penzoloni e canti a squarciagola riaccompagnavano in città coloro che avevano scelto il carro. La strada era illuminata solo dalla luna e dalla lampada a petrolio che pendeva tremula da un angolo del carro stesso. Un altro noto venditore di caramei era Aldo Cegalin, in arte Cisco, un vero diffusore dei caramei la cui arte aveva appreso dalla suocera. Era conosciuto da quasi tutti i Vicentini, specie i ragazzini. Il suocero si chiamava Cisco (da cui prese il nome). I suoi spiedini erano ricchi di frutta secca, uvetta, albicocche, fichi secchi, gherigli di noci, perfino di peperoni verdi; una vera prelibatezza. Cisco ha girato per la città per oltre cinquant’anni. Aveva cominciato come gelataio girando con un’Ape della Piaggio, ma gli piaceva andare a piedi usando talvolta spesso anche la bicicletta.

La città della rinascita (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)E ancora nel racconto "Il bikini" si sorride leggendo le disavventure di Berto che da Vicenza parte per Jesolo speranzoso di far conquiste in spiaggia, nel litorale che - scrive l'autore - era stato scoperto nel dopoguerra proprio dai bagnanti berici e per questo veniva chiamato "dei vicentini": Nel bel mezzo degli Anni Cinquanta, i vicentini approfittando delle ferie, cominciarono ad andare al mare, oltre che con le corriere di linea, anche con scooter ed utilitarie. Per molti, i soldi a disposizione per le ferie erano pochi, per cui dirottarono le loro mete verso spiagge che offrivano la possibilità di campeggiare. Il campeggio, allora era veramente economico, rispetto a pensioni ed alberghi. Il Touring aveva appena dato alle stampa l’elenco dei siti in Italia e ne aveva indicato uno di buon livello, tra gli altri, nei pressi del Cavallino, dopo il faro sulla strada verso Punta Sabbioni. Berto, era un fruttivendolo che aveva la bottega in Contrà Santa Lucia, un buon uomo ormai in età, che non si era mai sposato. Le sue clienti, da un po’ di tempo, avevano cominciato a spendere di più per frutta e verdura, tutta merce che fa bene alla salute e così i suoi guadagni erano lievitati. Ogni mattina si alzava alle cinque e trainando il suo carrettino a mano, si recava al mercato coperto di San Felice. Qualche anno dopo riuscì, con trentasei comode rate mensili, a “farsi” la Seicento. Abbandonato il carrettino, toccava ora all’utilitaria portare avanti e indietro la merce, caricata all’interno e perfino sopra il tettuccio, a mezzo di un portapacchi di fortuna. A Berto, come per altri, la macchina non serviva solo per lavoro, ma anche per fare qualche giretto durante il tempo libero. Egli pensava inoltre che ora poteva andare al mare che non vedeva dagli anni Trenta, per esserci stato allora con il treno popolare. Con l’arrivo del mese di Agosto, la sua speranza si concretizzò e scelse di andare nel nuovissimo Camping di Ca’ Savio, oltre il Cavallino, nella nuova spiaggia del Lido di Jesolo. Gli capitò di incartare della verdura per una affezionata cliente, la signora Placida. Buttò l’occhio sull’incarto, un pezzo di giornale, e osservò una foto con una donna in bikini. Berto guardava il pezzo del quotidiano torcendo la testa, causa la piega dell’involto, ma soprattutto per vedere meglio la bagnante in due pezzi che prima non aveva visto. Ricordava le bagnanti con costumi interi; mai aveva visto una donna spogliata così, neanche nella piscina di Santa Croce dov’era andato qualche volta. Quella era l’unica esistente, ma poi fu bombardata e distrutta. A dire il vero, negli Anni Cinquanta, il progetto di ricostruirla c’era, ma l’avvento del bikini frenò tutto. C’era il pericolo che le ragazze l’avrebbero indossato e a Vicenza per le autorità e per la Curia questo non era assolutamente immaginabile. A distogliere Berto dai suoi pensieri fu la Placida che lo scosse dicendo: “E lora Berto me dalo sta salata, si o no?”.

La città della rinascita (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)

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