NR. 14 anno XXII DEL 15 APRILE 2017
la domenica di vicenza
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Con i piedi per terra, verso Santiago

Massimo De Tomasi racconta del suo Cammino, completato in tre riprese, e parla dei simboli e dei significati del camminare e del viaggiare con lentezza

di Alessandro Scandale
a.scandale@gmail.com

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De Tomasi

Posso dire di essere andato là, dove la mente ed il cuore mi hanno portato. Così scrive nel risvolto di copertina Massimo De Tomasi, autore di una breve raccolta di racconti dal titolo Con i piedi per terra - Pensieri e passi verso il campo di stelle (Editrice Veneta, Vicenza). Una sorta di taccuino di viaggio in cui raccontare l'esperienza vissuta in prima persona, passo dopo passo, del Cammino di Santiago, percorso in tre riprese tra il marzo 2013 e il febbraio 2015. Calidonense e presidente della Pro Loco di Caldogno, sempre attiva in paese nell'organizzazione di eventi e rassegne come ad esempio la recente Scienza e Conoscenza, De Tomasi ha raccontato nel volumetto la propria esperienza di viaggio, senza però trascurare una serie di riflessioni generali che coinvolgono simboli e significati del camminare e del viaggiare con lentezza. Un modo di muoversi che diventa a tratti filosofia di vita, potendo contare solo sulle proprie gambe e sui propri piedi, quelle articolazioni di cui, di solito, ci accorgiamo solo quando ci fanno male e che invece meriterebbero tutta la nostra gratitudine e riconoscenza perchè, in fondo, senza di esse non potremmo muoverci.

De Tomasi (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)"Quando Massimo mi chiese di dargli un parere sugli appunti di viaggio scritti in tre anni consecutivi, una settimana alla volta, durata del suo percorso del Camino svoltisi in tre parti, io avevo già letto il resoconto del 2013 - racconta Rossana Agnolin, presidente dell'associazione culturale Il Faro di Caldogno e attiva collaboratrice della Pro Loco e della biblioteca calidonense - . Sapevo quindi di cosa si trattava. Non sapevo però che l’insieme delle tre settimane e delle personali riflessioni di Massimo avessero ottenuto nel loro insieme una continuità e una organicità di esposizione che aveva loro dato, a mio parere, la concreta e reale possibilità di poter essere raccolte in un piccolo libro. Fugai subito le perplessità e la ritrosia di Massimo, preoccupato della forma, dell’esposizione, e subito parlai con la casa editrice, proponendo il testo. Testo, come scritto in postfazione, semplice ma ricco, di linguaggio comprensibile eppure a tratti ricercato e anche elegante. Il contenuto è certamente basato sull’esperienza personale e su come Massimo l’ha vissuta ma è altrettanto vero che chiunque, leggendo Con i piedi per terra, può assieme a lui quasi percorrere un tratto di Camino assieme. Assieme a Massimo, ai suoi compagni di viaggio, vivendo luoghi e incontri con partecipazione ed interesse. Un piccolo libro che ha dignità e compostezza per meritare veramente di essere letto".

Diciamolo subito: non state per leggere la classica guida del pellegrino - scive nella prefazione Antonio Gregolin - . Uno di quei libri che oggi vanno un po’ di moda, come i pellegrinaggi a piedi, per poi dire: “Anch’io ho fatto il cammino…”. Non è da me giudicare chi e perché ci sia questo ritorno, anche se viene facile intuirlo visti i tempi, ma ciò mi serve come prologo al commento di queste pagine, che non sono quelle di un libro scritto per gli altri. Ma piuttosto parole che servono a fissare sentimenti per se stessi. Massimo è qui un camminatore che si racconta. Che scrive ad alta voce, ma non certo per farsi ascoltare stentatamente. Piuttosto per recintare le sue emozioni. La regola del cammino t’impone la leggerezza dell’essere, che finisce col diventare uguale a quella dello zaino. È il destino di ogni camminatore arrivare per poi passare. Di lui (come pure di noi), rimangono solo pochi segni: alle volte cancellati o consegnati alle generazioni future. Il bello è leggere come raggiunta l’agognata Santiago, Massimo, abilmente rifugge dal chiudere il cerchio e la narrazione. Così scrive: “Il camino inizia quando torni tra le mura di casa”. L’autore s’interroga e si dimena tra gli interrogativi del passato e del presente. Alla fine chi legge viene colto da un leggero turbamento. Una nostalgia. Un desiderio. Quello di tornare a camminare. Liberamente e con la mente. Non certo per moda, ma per necessità e vitalità. La purezza di queste pagine dunque, non risiede nella maestria o sportività, piuttosto nella semplicità narrativa che la strada insegnare, come fine ultimo.

De Tomasi (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)La prima volta che ho incontrato Massimo è stata alla mostra fotografica che ho avuto l’onore e la fortuna di presentare lo scorso dicembre in collaborazione con la Biblioteca Bertoliana, l’ufficio pellegrinaggi della Diocesi di Vicenza e l’Istituto Tecnico Boscardin - scrive lo spagnolo Francisco Sancho, che ama definissi "pellegrino per sempre". Il mio intento, con quella mostra, era di condividere le emozioni che avevo provato durante il mio ultimo pellegrinaggio. Un meraviglioso “viaggio” di quasi otto mesi che mi aveva permesso di unire a piedi Roma e Santiago di Compostela. Andata e ritorno. Esattamente come facevano nel Medioevo i pellegrini che lasciavano le loro case per poi farvi ritorno, dopo aver raggiunto la meta, ricchi di esperienze. Di emozioni. Di aneddoti. E soprattutto con il bisogno di condividere. Di trasmettere. Di narrare. Ho capito immediatamente che era un pellegrino. Sicuramente siamo tutti pellegrini in questa vita terrena, ma un sesto senso ci aiuta ad identificare quelle persone che, spinte dalla Fede, si allontanano per un periodo dalla famiglia, dal lavoro, dagli amici, dalle comodità, dalle sicurezze... alla ricerca dell’essenziale. Perché Massimo, sempre secondo la mia umile opinione, è una persona di Fede (dal latino fides). Mi permetto di scrivere questa osservazione perché le virtù teologali sono tre: Fede, Speranza e Carità. Mi ha spiegato in modo chiaro e concreto che era “in cammino”. Tutto era iniziato il 10 marzo 2013, quando insieme a tre amici aveva deciso di provare le emozioni che il Camino di Santiago può regalare. E a quanto pare alla fine il Camino non li ha delusi, anzi! Il primo anno hanno percorso il tratto da Santo Domingo de la Calzada a León. Il secondo, da Saint Jean Pied du Port a Santo Domingo de la Calzada, mentre il terzo hanno camminato da León a Santiago de Compostela. Con il suo libro Massimo ci accompagna in un pellegrinaggio per le terre spagnole. Il suo pellegrinaggio. Lì dove il tempo scorre al vero ritmo della natura. Dove la fretta non è ben vista né ben accetta. Dove la parola condividere è tutto.

La bella villa palladiana di Caldogno ha ospitato tra fine aprile e inizio maggio un'interessante mostra proprio sullo strumento più utile per camminare, le scarpe. Camminamente: scarpe, strade, camminatori e pellegrini, promossa dalla Proloco e curata da Gregolin, ha esposto calzature che da sole parlavano di lunghi cammini e grandi imprese a piedi. Vieni al cammino e senti le stelle sotto i tuoi piedi/ sogna di arrivare chi cammina/ e chi arriva sogna di tornare a camminare, scrive un pellegrino di Santiago, si leggeva in una bacheca esposta in mostra. E ancora un proverbio africano: il giovane cammina più veloce dell'anziano, ma l'anziano conosce la strada. La mostra è stata realizzata in contemporanea con un'altra, fotografica, chiamata Cammino di luce, di Sancho, che tra qualche mese ripartirà per un lungo pellegrinaggio di oltre 11 mila chilometri che lo porterà attraverso l'Europa. Partirà da Roma nel settembre 2015 alla volta di Santiago de Compostela e, passando per Bruxelles, si dirigerà verso la Norvegia. Ritornerà verso Roma, facendo tappa a Cracovia in concomitanza con la Giornata Mondiale della Gioventù del 2016. Concluderà il suo pellegrinaggio nel dicembre 2016. Giovedì 11 giugno alle 21 a Villa Caldogno Sancho presenterà la serata Cammino di Luce, in cui parlerà del suo pellegrinaggio.

In occasione della mostra abbiamo incontrato De Tomasi.

De Tomasi (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)

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