NR. 19 anno XXIII DEL 19 MAGGIO 2018
la domenica di vicenza
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Sulle tracce di Hemingway in Veneto

Il racconto della permanenza sul territorio veneto del grande scrittore americano

di Alessandro Scandale
a.scandale@gmail.com

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Hemingway in Veneto

Il libro di cui ci occupiamo questa settimana è strettamente legato al territorio bassanese. Sulle tracce di Hemingway in Veneto, curato da Giandomenico Cortese, Gianni Moriani, Richard Owen e Rosella Mamoli Zorzi e pubblicato dalla Fondazione Luca, il libro, presentato di recente alla libreria palazzo Roberti di Bassano del Grappa, è il racconto della permanenza sul territorio veneto del grande scrittore americano Premio Nobel per la Letteratura, tra Asiago, Bassano, Venezia, Caorle e Cortina. Ma anche tra Arsiero, Bassano, Schio, tra l’Astico, il Brenta e il Piave, luoghi importanti nell'esperienza di Ernest Hemingway durante la Grande Guerra. Benché egli sia più spesso associato con Chigago, la Florida, la Parigi degli anni Venti del Novecento, la Spagna, Cuba e l’Africa, l’Italia è stata altrettanto importante per la sua vita e il suo lavoro, ed in particolare il Veneto.

Hemingway in Veneto (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)“Io stesso sono un vecchio ragazzo del Veneto. Lo amo e lo conosco piuttosto bene”, scrisse una volta Hemingway al critico d’arte americano Bernard Berenson, che viveva a Fiesole. Fu in Veneto che Hemingway, durante il primo conflitto mondiale, ebbe il suo primo incontro con la guerra sul fronte (Addio alle Armi), e fu Venezia che gli fornì l’ispirazione dopo la Seconda Guerra Mondiale (Di là dal fiume e tra gli alberi), e lo aiutò a riprendersi dopo aver subito due gravi incidenti in Africa. Il suo amore per l’Italia non lo abbandonò mai. Il libro è un percorso alla ricerca delle origini di un mito, di un percorso poetico e letterario, divenuto avventura di vita, itinerario di esperienze e pensiero, incontro/scontro con la realtà della guerra, ancor di più con l’amicizia, l’interesse per i luoghi, le persone, le città, i sogni e gli amori vissuti in una terra unica, generosa, sempre affascinante qual è il Veneto. Come scrive nell'introduzione Giandomenico Cortese, curatore scientifico del Museo Hemingway e della Grande Guerra di Villa Ca' Erizzo Luca, a Bassano del Grappa, dalle sue montagne alle lagune, dai laghi ai fiumi, alle colline, proiettati nelle pianure, da Venezia alle città d’arte, immersi una suggestione di natura e storia, di paesaggi e di prodotti che la rendono straordinaria nella sua autenticità, rincorriamo e ritroviamo Hemingway. Con la curiosità di accogliere, scoprire, capire, intravvedere, seguire, perpetuare il senso e il sentimento di un personaggio, di un artista che è stato giovane uomo, forgiato nella sua adolescenza dai giorni vissuti anche in Veneto. Lo facciamo con il gusto dei neofiti che, giorno dopo giorno, alimentando l’interesse per la vita vissuta anche da Hemingway a Ca' Erizzo a Bassano, intendono rendersi conto quanto il “genius loci” può aver alimentato la linfa di chi già era creativo e coraggioso artista in proprio. Lo facciamo con la determinazione dei ricercatori appassionati e fortunati nel muoversi in un ambiente carico di ricordi, convinti di imbatterci in sempre altre e nuove sorprese.

Hemingway in Veneto (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Il giovane e coraggioso Ernest Hemingway ha alimentato in questo angolo di Veneto le radici profonde della sua genialità, le fonti di ispirazioni, i luoghi del cuore, le attese di gioventù, divenute poi gli elementi, e i ricordi, più illuminanti dei temi della sua scritture. Il soggiorno a Ca’ Erizzo in Bassano, sulle rive del Brenta, nel cuore antico del Margnan, il borgo millenario, crocevia di percorsi che ha accolto nei secoli le genti venete che percorrevano la Pedemontana o che scendevano dalle valli, ha ispirato la vena dello scrittore americano, alimentato la sua fantasia, costruito un reticolo di relazioni, e di passioni, che hanno segnato la vita e dato linfa alle opere del Premio Nobel per la Letteratura. Da Bassano a Cittadella, nelle notti soffuse tra le luci e le ombre di Vicenza, come lassù sulle trincee delle prime linee insanguinate, da dove lo sguardo spaziava libero, gli fu facile dire, e a ragione: "Io sono un ragazzo del Veneto, un ragazzo del Pasubio, del Basso Piave, un ragazzo del Grappa, appena ritornato dal Monte Pertica, se bene comprendi quel che ciò significa" (da Di là dal fiume e tra gli alberi, 1950). E ancor di più ha potuto sottolineare: "Ma hai tu mai visto il sole sorgere, almeno una volta, dal Monte Grappa, o sentito nel sangue dentro di te il crepuscolo di giugno sulle Dolomiti? O gustato il liquore Strega a Cittadella? O camminato per le vie di Vicenza, di notte, mentre la luna ti bombardava? Sai, in guerra, oltre al combattere, ci sono mille altre cose. E ogni volta che al chiaro di luna scendevamo, a Bassano, alla piccola trattoria e io respiravo il profumo di quei grandi fiori color porpora che coprivano i muri bianchi e inondavano la notte del loro olezzo, e ci sedevamo nel giardino con un autentico boccale di birra buona davanti, e le coppie di innamorati ci camminavano vicino nella penombra lunare, e magari su per la strada una chitarra si lamentava nostalgicamente suonando Torna a Surriento, Washington era terribilmente lontana e mi auguravo di non aver mai toccato una macchina da scrivere" (da La scomparsa di Pickles Mc Carty).

Hemingway e la Grande Guerra sono i paradigmi del Museo, ospitato nella grande villa bassanese in cui il Premio Nobel per la Letteratura visse da adolescente, all’alba di una vita che cercava e voleva affascinante e avventurosa. Ci fanno preziosa compagnia illustri studiosi: Richard Owen, giornalista e scrittore inglese, Gianni Moriani e Rossella Mamoli Zorzi. Owen è stato il corrispondente da Roma del Times per 15 anni. In precedenza, era stato il corrispondente da Mosca, Bruxelles e Gerusalemme, nonché responsabile della redazione esteri. Gianni Moriani, filosofo e direttore della rivista Micromega, è stato tra gli animatori del Movimento del ’68 e nel 1977 curatore del convegno internazionale della Biennale dedicato al dissenso nell'Est. Rossella Mamoli Zorzi, docente emerita di letteratura anglo-americana all’Università Ca' Foscari di Venezia, si è occupata con maestria della "generazione perduta" dei giovani scrittori americani ed ha analizzato il mito di Hemingway, la figura del macho proposta dallo stesso scrittore.

Abbiamo rivolto alcune domande sul libro a Giandomenico Cortese.

Hemingway in Veneto (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)



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