NR. 44 anno XXIII DELL'8 DICEMBRE 2018
la domenica di vicenza
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La figura di Neri Pozza

di Alessandro Scandale
a.scandale@gmail.com

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Neri Pozza

Perché pubblicare oggi i diari di Neri Pozza?

Neri Pozza (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)"Tra gli inediti di Pozza, e ce n’è parecchi in attesa di essere pubblicati, il diario è il più sorprendente, se non il più interessante. Perché? Perché Pozza non era tipo da dire la sua in un diario. Perlomeno, non un diario come per decenni lo ha tenuto sua moglie, Lea Quaretti. La vita di Pozza è stata sempre esteriore. Non conosceva i dentro-e-fuori che caratterizzano le esistenze degli uomini di cultura italiani. Gli erano estranee le malinconie del letterato, legate al sembrare tanto in società e all’essere in proporzione infinitamente di meno".

Neri Pozza, come anche altri scrittori vicentini, aveva un rapporto ambivalente con la propria città: perché, secondo lei?

"Il Pozza uomo si è scontrato con Vicenza come ognuno fa con le persone che ama e che vogliono farsi amare a modo loro. Come artista non ha mai avuto, secondo me, la presunzione di dare giudizi sulla sua città. Certe vedute di Vicenza descrivono stati d’animo di Pozza più che l’urbanistica o il tenore morale della città. Del resto, quando Pozza scrive su Tiziano non è solo di Tiziano che parla. Si concentra sul soggetto che gli sta a cuore preoccupandosi di essere accurato. Lascia che sia la rappresentazione a dire il resto. Confida nella superiore eloquenza del risultato. Solo in questo senso parlerei di ambivalenza".

Quale aspetto di Neri Pozza ha lasciato più il segno: l'editore, l'artista o lo scrittore?

"L’editore, indubbiamente. È stato un grande incisore, ma è in campo editoriale che ha dato la migliore prova di sé. Diceva che un editore che non abbia ambizione è solo un tipografo. Una massima che l’editoria di oggi dovrebbe far propria. Con gli scrittori aveva un rapporto originale, vivacissimo. Ai poeti chiedeva di cimentarsi con la prosa, ai romanzieri con la poesia. Li coglieva di sorpresa procurando loro una verginità di ritorno. Angelo Colla lo ha spiegato molto bene qualche giorno fa, durante le commemorazioni del trentennale della morte di Pozza tenute a Palazzo Baggio".

Neri Pozza (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)Qual è oggi l'eredità di Neri Pozza nel panorama culturale vicentino?

"Pozza non ha lasciato eredi spirituali a parte Angelo Colla, che è un eccezione trascurata. D’altronde, per apprezzarla dovremmo modificare i parametri con i quali misuriamo la notorietà e il grado d’incidenza culturale di una persona. Per noi resta un mistero l’intelligenza che si ostina a giocare a un tavolo in cui è l’unica a non avere le carte segnate. Non apprezziamo abbastanza la lealtà che resta in gioco senza stare al gioco, senza rassegnarsi a barare come tutti. Pozza ti faceva capire cose come questa. Ti costringeva a cambiare prospettiva, a modificare le idee ricevute su che cosa conta e cosa no".

Che messaggio è emerso dalla giornata di studi dedicatagli a novembre?

"Da morto, Pozza è riuscito a far collaborare tra loro Comune di Vicenza, Biblioteca Bertoliana e Accademia Olimpica, oltre che la Fondazione di Storia. Chiunque viva a Vicenza sa che questa alleanza, che può sembrare un mezzo miracolo, è in realtà un miracolo e mezzo. E poteva compierlo solo uno come Neri Pozza. Auguriamoci che questo precedente non si cancelli dalla memoria delle istituzioni che ho nominato e le incoraggi a riprovarci".

Marco Cavalli, critico, saggista e traduttore vicentino dagli interessi molteplici, si è occupato in modo particolare di Antonio Fogazzaro e di Aldo Busi, e ha inoltre curato l'edizione del romanzo postumo di Neri Pozza L'educazione cattolica. Ha frequentato fin da bambino la libreria vicentina Due ruote, stringendo nel tempo amicizia col titolare Virgilio Scapin (1932-2006), grazie al quale ha potuto conoscere i personaggi speciali che ne costituivano la "compagnia". È presidente del premio letterario intitolato a Scapin, che si assegna annualmente a Breganze e che quest'anno festeggia il decennale con il tema "L'arte dell'accoglienza".

 

nr. 43 anno XXIII del 1 dicembre 2018



 

 



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