NR. 01 anno XXIV DEL 12 GENNAIO 2019
la domenica di vicenza
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“Contromano a Vicenza”

Sacco torna in libreria

di Alessandro Scandale
a.scandale@gmail.com

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“Contromano Vicenza”

A distanza di pochi mesi dal successo del romanzo Gli angeli non danno appuntamenti, il vicentino Davide Sacco ritorna in libreria con un nuovo libro, Contromano a Vicenza - Don Chisciotte nella città delle meraviglie (Berica Editrice), che non segue le orme del romanzo ma cambia genere proponendo una serie di spunti tratti dalle lettere indirizzate al quotidiano locale. I temi del libro, presentato alla libreria Galla di Vicenza qualche settimana fa, spaziano in tutto lo "scibile" dell'attualità, con ironia ma anche con un certo distacco da certe abitudini, usi e costumi del vivere odierno. Può il povero correntista aver voglia di rapinare per par condicio la propria banca rea di non concedergli quanto pattuito? Va ripreso l’addetto alla raccolta dei rifiuti che getta i pacchetti di sigarette in strada? Ha problemi di vista il postino che lascia la corrispondenza di mezzo quartiere nella vostra cassetta delle lettere? Conversare a suon di inglesismi tra veneti è meritevole di test con etilometro? Se uno passa al tu dopo dieci secondi che lo conosci, sei autorizzato a denunciarlo per maleducazione? Su tutto valgano allora le "istruzioni per l’uso" che lo stesso autore inserisce ad inizio libro e in cui afferma che, per aver certezza della veridicità delle notizie, ha cominciato a scriversele da solo.

“Contromano Vicenza” (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Questo libro - secondo Sacco - raccoglie una serie di riflessioni e tenta d’offrire qualche spunto d’interpretazione alternativa di una realtà che a livello non solo locale ci troviamo inevitabilmente proposta (o imposta?) attraverso il filtro deformante della lente d’ingrandimento o di rimpicciolimento con cui le news ci vengono dispensate dai padroni del vapore di turno, ossia giornali, televisioni e social vari. Come diceva quell’illustre penna di Fucecchio quando aveva provato a mettersi in proprio con un quotidiano a sua detta indipendente: “Questo è un giornale d’opinione: la mia.” Ho tentato di andare un po’ oltre, azzardandomi ad osservare senza troppi pregiudizi il piccolo mondo dove il mio sguardo arriva ad allungarsi e lasciando che la realtà mi si offrisse per quello che era, consentendole in qualche misura di raccontarsi da sola attraverso la tastiera del cellulare, che ho scoperto alleato prezioso al momento d’immortalare istanti di vite autentiche: una foto, qualche riga digitata sul display ed archiviata nel cervellone elettronico del signor Samsung o di mister Apple, e via verso nuove avventure, nell’attesa di pubblicare. Ad onor del vero una parte di questi bozzetti di narrativa spicciola è già transitata negli anni sui fogli del principale quotidiano vicentino, che con ingegnosa astuzia si è inventato la diabolica “pagina dei lettori”, ricettacolo di pensieri e parole spesso davvero in libertà. Così, valutando che in fondo ho messo insieme alcune meditazioni tra il terribilmente serio ed il faceto, ho virato su un’impostazione più intuibile e di comoda fruibilità: ecco quindi le tre macrofamiglie, rispettivamente battezzate Semiserie, Semi e Serie. Nella prima sono confluite le pagine in cui l’importanza della notizia si accompagna alla leggerezza anche ironica del narrare. La terza riunisce invece pensieri che aspirano ad una qualche profondità, mentre la seconda può essere a piacere pronunciata Sémi, ossia con accento acuto, se leggendo ci si sente a metà del guado, indecisi tra l’enfatizzare la rilevanza del messaggio o preferire l’allegria della forma, oppure Sèmi (alla veneta e dunque con accento grave) nell’ipotesi i contenuti vengano giudicati di spessore meno dignitoso.

“Contromano Vicenza” (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Fin da "bocia" - scrive Antonio Stefani nella prefazione - mi è sempre piaciuto lo spazio riservato alle lettere al giornale. Da ragazzo ricordo le quantità industriali di lettere che alla redazione del Giornale di Vicenza spediva il cavalier Goliardo Dal Corno, puntualissimo raccoglitore e denunciatore delle piccole o grandi magagne che a suo parere affliggevano la comunità berica. Anche senza smartphone e altre diavolerie attuali, ma munitissimo di carta e penna, l’inflessibile ed infallibile Goliardo registrava manchevolezze, ritardi, garbugli e guazzabugli, finendo con l’essere una sorta di prezioso cronista aggiunto, un osservatore talvolta molto più attento ed informato dei giornalisti di professione (tra le cui schiere, in capo a qualche anno, sarebbe stato arruolato pure il sottoscritto). Per farla breve: anche oggi non manco di leggere le lettere di chicchessia, che mi paiono un esercizio di pensiero ben più articolato – anche se non necessariamente condivisibile - dei fulminei, sconsiderati giudizi sputati sul web tramite questo o quel social network. E, ovviamente, ho le mie “firme” preferite: quando scorgo quella di Davide Sacco, mi fermo subito e mi accingo alla lettura integrale, sicuro che non ne resterò deluso. Anche perché, a differenza dello stile austero di Goliardo Dal Corno, il gusto epistolare di Sacco possiede spesso il dono di un impagabile humour, che rende la sua denuncia tanto più godibile quanto più è ficcante. Riassumendo in poche parole il succo dei suoi discorsi, dei suoi resoconti, direi che si tratta di una guerra individuale alla scomparsa del puro e semplice buonsenso collettivo nella progredita (?) società contemporanea. Una guerra forse persa in partenza, e tuttavia meritevole di essere combattuta; condotta non con armi convenzionali, ma con strepitose raffiche di gas esilarante. O con rasoiate di una indignazione tanto più giustificata quanto più il suo oggetto gode di generale giustificazione o, quanto meno, accettazione. Sacco definisce “racconti” questi suoi scritti, e anche lì c’è da dargli ragione. Un po’ perché non tutti sono finiti sui fogli di giornale, e un po’ perché – azzardo – certi di essi possiedono un retrogusto kafkiano (vedi l’assurdo teatro della burocrazia). Insomma, prendete e leggete tutto, perché ne vale la pena. Del resto è il minimo che ci si possa attendere dall’autore dell’immortale Mai dire Noaro.

Abbiamo incontrato Davide Sacco.

“Contromano Vicenza” (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)

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