NR. 01 anno XXIV DEL 12 GENNAIO 2019
la domenica di vicenza
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“Contromano a Vicenza”

di Alessandro Scandale
a.scandale@gmail.com

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“Contromano Vicenza”

Perché ha scelto il titolo Contromano a Vicenza?

“Contromano Vicenza” (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)"Mi pareva fosse quello più efficace per sintetizzare il senso di questa quarantina di piccolo storie vere, che per la maggior parte potrei definire una sorta di modesta guerra personale contro la scomparsa del cosiddetto buonsenso collettivo in una società contemporanea che si ostina orgogliosamente ad autocelebrarsi come progredita. Anche la nostra piccola città di Vicenza non sfugge all’insana logica del vivere spesso di conformismi e di appiattimenti sulla banalità a tanti, troppi livelli. Con la conseguenza che si finisce per andare in massa nella stessa direzione, come in un immaginario senso unico di pensiero, nel solco di un’omologazione - a volte coatta, a volte inconsapevole (che è peggio ancora) – che certo non giova ad incentivare conoscenza e creatività. Poi ogni tanto si materializza qualche “marziano” armato di carta e penna, cioè computer e tastiera, che prova a raccontare questo stesso mondo da una prospettiva diversa e dunque controcorrente".

Perché il riferimento a Don Chisciotte in copertina?

"Perché in fondo la figura di questo stravagante personaggio, un cavaliere errante che combatte battaglie impossibili e sistematicamente perdute in partenza, un po’ mi assomiglia, anche se forse, rispetto a lui, conservo ancora un pizzico di consapevolezza in più sull’inutilità di spingere lo scontro fino allo schianto contro i mulini a vento. Per quanto - mi si passi, assieme alla metafora, pure il gioco di parole a proposito di mulini a vento – i giramenti… di pale siano all’ordine del giorno. Basta sfogliare le pagine di cronaca sul quotidiano locale e si trovano ogni mattina spunti buoni per arrabbiarsi. Per fortuna mi accompagna il sano virus dell’abitudine a sdrammatizzare, una virtù comoda che però certifica spesso il senso della resa. Ci si arrende alla miopia del burocrate di turno, all’avidità disonesta dell’esercente che non rilascia ricevute fiscali, all’inevitabile destino di trovare la cassetta della posta piena di corrispondenza destinata invece al resto del quartiere, all’autorità sorda di banche e vigili forti coi deboli e deboli coi forti. E via perdendo".

Qual è l’episodio che si è divertito di più a scrivere e perché?

"Mi sono divertito parecchio a raccontare sia delle improbabili conversazioni tra veneti a suon d’inglesismi che dell’impresa di onoranze funebri che organizza “in sede” corsi di preparazione alla perdita di una persona cara, un’iniziativa magari lodevole, che ai miei occhi fa però tanto campagna abbonamenti. Ma anche scherzare sul “dramma” di una mucca sparita in provincia aveva un proprio perché, soprattutto alla luce del titolone a sei colonne dedicatole in prima pagina del Giornale di Vicenza, che quello stesso giorno relegava invece ad un trafiletto di spalla i problemi (quelli sì davvero seri) su spread e bocciatura europea della manovra finanziaria italiana. Ho comunque dato spazio, nelle ultime pagine, anche ad alcuni pensieri che aspirano ad una qualche profondità, come i ricordi di noti personaggi vicentini, della cultura e del giornalismo, che oggi non ci sono più".

“Contromano Vicenza” (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Cosa pensa davvero della stampa di oggi, e di quella vicentina in particolare?

"Confesso di leggere abbastanza poco i giornali perché non mi fido mica tanto. Scherzosamente potrei dire che l’unico modo per aver certezza della veridicità delle notizie sia quello di cominciare a scrivermele da solo. Senza sindacare la qualità di molti professionisti della carta stampata e di alcuni giornalisti televisivi, non ci si può nascondere dietro un dito: la realtà ci viene troppo di frequente proposta (o imposta?) attraverso il filtro deformante della lente d’ingrandimento o di rimpicciolimento con cui le news sono dispensate con esuberante prodigalità dai padroni del vapore di turno. I quali, facciamocene una ragione, non potranno mai essere nelle condizioni di raccontare con quella piena serenità di giudizio che chi per mestiere informa non potrà mai avere finché, come tutti gli onesti stipendiati del pianeta, camperà esclusivamente dell’assegno che alla fine di ogni mese il pio editore di solito stacca per lui. A livello locale come di testate nazionali".

Da scrittori ci si possono permettere più “licenze” che da giornalisti?

"Non c’è dubbio. L’unico giornalista davvero libero potrebbe forse essere quello che un mattino si sveglia e decide di fondare un foglio tutto suo, anche se dovrà comunque poi fare i conti con nuovi padroni, ossia i lettori. In questo senso trovo ancora fenomenale la sintesi coraggiosa di quell’illustre penna di Fucecchio la volta in cui scelse di provare a mettersi in proprio con un quotidiano a sua detta indipendente: “Questo è un giornale d’opinione: la mia.” Asserzione tombale e fine del cinema. E fine però purtroppo anche della testata, che chiuse nello spazio di pochi mesi, perché i lettori voltarono le spalle al temerario, nonostante si chiamasse Montanelli. Il libro da un lato consenta di articolare meglio i propri pensieri rispetto magari ad una striminzita cartella di trenta righe su un giornale e dall’altro garantisca di avere meno preoccupazioni per come potrà reagire chi ti legge, perché tanto la platea raggiunta da un quotidiano, tranne rare eccezioni, sarà sempre più ampia dell’uditorio cui possa aspirare un autore di romanzi, racconti o poesie. Però mi continua ad esser cara, e lo è sempre di più col passare delle stagioni, l’idea che sia comunque meglio provare a raccontare bene una verità ad una persona sola che mezza verità male a diecimila".

 

 nr. 46 anno XXIII del 22 dicembre 2018

“Contromano Vicenza” (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)



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