NR. 41 anno XXVIII DEL 25 NOVEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Il Vicentino che fece conoscere il caffè agli Europei

di Gianni Giolo

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Prospero Alpini

Al medico Prospero Alpini, nato a Marostica, nel 1553, che si è sempre fregiato dell'appellativo di "marosticensis", gli storici conferiscono il merito di aver per primo in Europa descritto e disegnato la pianta del caffè e di aver reso noto l'uso che ne veniva fatto dei suoi semi tostati per preparare una bevanda fino ad allora pressoché sconosciuta ai veneziani e a molta parte del nord Europa: il caffè. Suo padre, Francesco, esercitava la professione medica a Marostica con ampia notorietà locale e con notevole successo. Fu lui che spinse il figlio ad abbracciare gli studi di medicina e a partire per l'Egitto, dove viaggiò dal 1580 al 1584, al seguito dell'ambasciatore veneziano Giorgio Emo. L'Alpini fin dalla giovinezza, era convinto che nessun medico potesse essere perfetto se non avesse visitato diverse regioni e paesi, osservando gli usi e i costumi dei popoli. Egli era un uomo del suo tempo, il Rinascimento, caratterizzato da una innata propensione al viaggio, alla scoperta di mondi nuovi, sollecitata oltre che dal padre dal suo maestro Melchiorre Guilandino dell'Università di Padova. Possiamo quindi immaginare che l'incarico affidatogli dalla Repubblica di Venezia di accompagnare il console Emo a Il Cairo si presentò come un'opportunità unica per nutrire quel suo grande desiderio di conoscenza. La delegazione partì da Venezia il 21 settembre 1580, soggiornando in Egitto per poco più di tre anni, durante i quali Prospero studiò la medicina e la botanica egiziana. Frutto di questa avventura furono due testi De medicina Aegyptiorum (Venezia, 1591), e il De plantis Aegypti Liber (Venezia 1592). La descrizione della pianta del caffè e dell'uso dei semi tostati per prepararne il decotto detto "Caova", si trova in De Plantis Aegypti Liber: "Vidi nel giardino del turco Halibei un albero che produce quei semi comunemente chiamati Bon, oppure Ban. Con questi semi sia Egiziani che Arabi, preparano un decotto molto conosciuto, che essi stessi bevono al posto del vino, e che viene venduto nelle pubbliche bettole, non diversamente che da noi il vino: e quelli chiamano questa bevanda Caova. Questi semi vengono esportati dalla ricca Arabia L'uso dei semi Bon è notissimo a tutti. Usano il decotto per rafforzare lo stomaco troppo freddo, per coadiuvare la digestione, ed anche per rimuovere le ostruzioni dai visceri". In questo libro sono descritte e illustrate una cinquantina di specie officinali spontanee e coltivate nelle regioni da lui visitate, di largo uso nella medicina egiziana del tempo. L'Alpini si dedicò con grande impegno all'insegnamento, giungendo a spendere del proprio denaro per procurarsi i semplici mezzi necessari per le dimostrazioni agli allievi. Con la nomina del 1603 a Prefetto dell'Orto Botanico di Padova e ad ostensore dei semplici, la sua fama di medico, di naturalista e di insegnante superò i confini del Veneto e dell'Italia. Il decennio che va dal 1603 al 1613 segna il culmine della sua attività didattica e scientifica. Sotto la sua direzione l'Orto Botanico di Padova divenne un importante centro di studio e di ricerca, soprattutto per quanto riguarda la diffusione e la coltivazione di molte specie esotiche. Studioso della flora italiana e di quella esotica, particolarmente di quella egiziana e cretese, le sue ricerche sono sempre mirate alla conoscenza delle proprietà farmacologiche e quindi finalizzate a eventuali effetti terapeutici. Fu precursore dell'idea di riproduzione sessuale nelle piante, con le sue osservazioni sulla fecondazione delle palme da dattero femminili da parte della "polvere" delle infiorescenze maschili. Il suo nome è tuttora ricordato dal genere "Alpinia".
L'Alpini, che godeva grande prestigio presso la società scientifica e culturale veneziana e padovana, diffuse la conoscenza e l'utilizzo, ma solamente farmacologico, di quella bevanda ancora poco conosciuta. In quegli stessi anni altri studiosi veneti, sulle orme del viaggio compiuto dall'Alpini, ebbero modo di gustare il Caova.. E' il caso del vicentino Onorio Belli che compì un viaggio a Creta nel 1596, oppure di viaggiatori inglesi e francesi che annotavano interessanti descrizioni esotiche dei locali pubblici dove gli uomini si riunivano per sorseggiarlo, spesso luoghi di cultura, dove si ascoltava musica, si giocava a scacchi, si parlava di letteratura e di poesia. Furono proprio le esperienze e i racconti di questi dotti scienziati e di persone comuni a far conoscere anche in Europa, dalla seconda metà del Seicento, prima a Venezia e poi anche nelle capitali europee, le prime botteghe di caffè e i primi Caffè pubblici, che diventarono presto il punto di ritrovo di mercanti, uomini d'affari, letterati e politici. Alcuni di essi, ad esempio, furono il luogo di nascita di Banche e Borse Merci. Il Baltic Exchange di Londra, la più grande borsa dei grani europea, tutt'oggi operativa, ma con finalità soprattutto mercantili, trovò i suoi natali nella "Virginia Wine House", fondata nel 1603, la quale, dopo pochi anni, in omaggio alla moda del tempo, assunse il nome di "Virginia Coffee House". E ancora, l'agenzia di assicurazioni Lioyd di Londra, nacque nella "Coffee House" di Edward Lloyd, dove si incontravano gli agenti assicurativi di tutta Europa. Il Caffè, a differenza dei club privati, fu il primo luogo di una socialità aperta, non chiusa all'interno di una struttura familiare o elitaria: una sociabilità che si svolgeva nei luoghi pubblici, regolata da principi egualitari. Questa usanza, che apparteneva al mondo e alla cultura orientale, introdotta nel mondo occidentale corrispose all'affermazione, nella età moderna, della borghesia. E la democrazia europea si sviluppò proprio in questi luoghi: non fu un'operazione condotta esclusivamente dalle classi dirigenti e politiche, ma fu innanzitutto l'espressione concreta di modi di vivere, di un cambiamento tra le gerarchie sociali che si manifestò nei normali rapporti della vita quotidiana. Prospero Alpini non immaginava certo che quella sua descrizione di un comune "decotto", nero e amaro, prescritto come rimedio farmacologico, avrebbe avuto un così grande sviluppo sociale, economico e culturale in tutta l'Europa. Morì a Padova nel 1616 e nel suo testamento chiese di essere sepolto nella Basilica del Santo. Il suo ritratto, eseguito nel 1584 da Leandro Dal Ponte, è conservato presso la Staatgalerie di Stoccarda.

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