NR. 41 anno XXVIII DEL 25 NOVEMBRE 2023
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Obiettivo: aiutarli a tornare a casa

Ventisette famiglie di immigrati tornano in patria con il sostegno economico del Comune di Vicenza

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stranieri

 

«Sono state 27 le famiglie di stranieri che sono tornate in patria grazie al sostegno economico del Comune». Lo rende noto l'assessore alla famiglia e alla pace Giovanni Giuliari che oggi ha presentato in giunta i dati del progetto avviato con la Caritas diocesana nel maggio del 2009. Nell'ambito del fondo di solidarietà di 300 mila euro stanziato l'anno scorso dall'amministrazione comunale per far fronte a questo particolare periodo di crisi economica, 100 mila euro erano stati destinati alla Caritas: 50 mila euro per il microcredito e 50 mila euro per sostenere il rientro in patria degli stranieri che per varie ragioni, soprattutto economiche, non riuscivano più a vivere in Italia.

«Era stata proprio la Caritas - spiega Giuliari - a suggerirci questo tipo di intervento che non si limita a contribuire all'acquisto del biglietto aereo, ma punta a dare un aiuto personalizzato. Nel corso del 2009 sono stati utilizzati 23 mila euro per sostenere il rientro nel paese d'origine di un centinaio di stranieri appartenenti a 27 famiglie. Tutti hanno chiesto volontariamente di rientrare in patria. Nessuna scelta è stata forzata. Certo è che se avessimo dovuto sostenere queste famiglie qui da noi, con contributi comunali per le persone in difficoltà, avremmo speso almeno il doppio».

Tra i motivi della richiesta del rientro in patria, la perdita o l'impossibilità di trovare lavoro in Italia, la perdita del permesso di soggiorno perché soggetti a pena detentiva, problemi di salute. Quanto alla nazionalità delle famiglie che hanno deciso di tornare a casa, quattro sono nigeriane, altrettante sono serbe, altre provengono da Algeria, Romania, Colombia, Costa d'Avorio, Senegal, Bangladesh, Sri Lanka e da alcuni altri paesi dove più forte è l'emigrazione. Per alcuni di questi nuclei familiari, grazie anche all'aiuto del Comune di Vicenza, tornare a casa è voluto dire ricominciare una nuova vita a partire da una piccola attività: un ghanese ha aperto un bazar, un nigeriano ha acquistato delle macchine per confezionare vestiti. L'iniziativa proseguirà anche nel 2010 fino ad esaurimento del fondo.

nr. 09 anno XV del 13 marzo 2010

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