NR. 08 anno XXV DEL 30 MAGGIO 2020
la domenica di vicenza
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Una bella addormentata
reale e commovente

Grande successo per la versione proposta dal coreografo svedese Mats Ek che ha visto in scena la compagnia Le Grand Ballet Canadiens de Montreal

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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Photo John Hall

Il 9 e 10 aprile, al Teatro Comunale di Vicenza, è andata in scena "La bella addormentata" di P. I. Tchaikovsky, nella versione del regista e coreografo svedese Mats Ek. Spettacolo in prima nazionale ed esclusiva regionale, è stato danzato dalla compagnia Le Grand Ballet Canadiens de Montreal. Questo allestimento si discosta in maniera radicale dal libretto originale di Marius Petipa e, come ci spiegherà il direttore artistico della compagnia Gradimir Pankov nell'intervista che segue, è una trasposizione scenica che ha origine da episodi di vita quotidiana e di cronaca. Strutturato in due atti, viene rappresentata la vicenda di una coppia borghese che ha una figlia, Aurora. Non sembra essere una principessa ma una ragazzina comune, ribelle e inquieta, attratta da diversi ragazzi ma che alla fine cederà al fascino misterioso di un uomo vestito di viola, Carabosse, che lei crede di poter gestire a suo piacimento come tutti gli altri ma che in realtà sarà insidioso e venefico: è colui che la inizia alla droga. Il viola, colore così simbolico, rappresenterà una specie di veleno, appunto, che determinerà tutta la vita scenica di Aurora, facendo non solo da contraltare ai momenti di maggior riscatto e distacco della protagonista nei confronti della sua tossicodipendenza, ma che rappresenta anche una cicatrice incurabile espressa, nel finale, con contrasti di colore ed espedienti scenici ricorsivi. Pur trattandosi di una versione assolutamente differente dall'originale, ci sono dei forti elementi di classico. Ma quello che colpisce di questo allestimento, danzato e recitato ottimamente dagli artisti della compagnia, oltre alle figure di gruppo felicemente coreografate, sono gli elementi apparentemente estranei alla storia, che creano momenti di vero e proprio teatro, i pochi sprazzi di colore squillante delle quattro fate che si aggirano lungo il filo narrativo ambientandosi in una scenografia minimale e cupa e il ritmo veloce con cui si svolge il tutto, quasi un montaggio cinematografico ( Ek ha lavorato, a teatro, con Ingmar Bergman). Il pubblico vicentino ha apprezzato moltissimo questa versione, meno favolistica ma proprio per questo forse più coinvolgente perché più reale e molto commovente, soprattutto nel finale. I protagonisti sono stati salutati dal pubblico con un caloroso applauso a scena aperta.

 

Questa versione è molto differente dall'originale. Il libretto è stato completamente cambiato. Quando si parla di Mats Ek spesso si pensa a chiavi di lettura psicanalitiche. Quali sono gli elementi che sono stati riscritti sotto questo punto di vista?

Gradimir Pankov: «Qui non c'è molto di freudiano. È una metafora riguardo a una ragazzina che è Aurora. È una versione contemporanea ispirata ad un'esperienza di strada. Mats Ek è una persona che si alza molto presto la mattina, soprattutto nei periodi in cui coreografa. Un giorno stava fumando per strada, a Zurigo, e vide una ragazza che si era iniettata dell'eroina. Sembrava che dormisse e non si capiva se fosse morta o ancora viva. Da lì lui ebbe l'idea di fare una versione dei nostri tempi, ispirata alla cronaca e ai fatti reali riguardo a questa ragazzina mezza morta. La storia segue la linea principale: c'è un ago e un principe che poi la bacia e la salva».

Alcuni pensano che la rivisitazione così estrema di opere molto classiche voglia dire tradire la tradizione e l'opera stessa. C'è un limite oltre il quale la rielaborazione non è più frontiera di ricerca?

«Io credo che non abbia affatto tradito la versione originale: c'è un'ispirazione ad un'altra storia. Non comincia con un re in un castello eccetera, comincia in una strada di Zurigo e non c'è nessun tradimento perché è proprio un'altra cosa».

"La bella addormentata" è una favola e Mats Ek l'ha cambiata in una storia dove Aurora è una ragazza come ce ne possono essere molte, ispirandosi a fatti reali e di cronaca. Quali sono le favole di oggi che fanno sognare il pubblico? Anche qui c'è un principe che la bacia e la salva.

«È un principe dei nostri giorni ed è vestito come una qualsiasi altra persona reale. È istruito ed educato: c'è la scena in cui dice ai danzatori in scena: "Cosa state facendo?". Bisogna vederlo per capire bene».

E chi sono i principi di oggi che salvano le persone in difficoltà?

«Molti di noi: il punto è arrivare nel momento e luogo giusto e per la giusta ragione».

Le operazioni di ricerca sui libretti delle storie più famose non rischiano di far dimenticare o perdere d'interesse nelle versioni originali? Il pubblico magari non pensa che sono versioni ormai vecchie e che si debba necessariamente fare delle versioni più moderne?

«No: l'idea di Mats Ek non è quella di fare una versione che possa essere paragonata a quella originale. È proprio fuori questione. Lui si è ispirato alla musica che sta lì così com'è. La cosa bella è che ogni piccola variazione e in ogni singola performance è talmente perfetta e musicalmente compiuta, i passi coordinatissimi con la musica, che se non hai visto l'originale pensi che quella musica sia stata scritta per questa pièce».

 

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