NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Gli scultori Lanaro e Perlotto in mostra alla Galleria ViArt

Noti anche in campo internazionale per le loro opere in metallo gli artisti vicentini espongono accanto alla rassegna stabile degli artigiani

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Gilberto Perlotto/01

Roberto Lanaro(g. ar.) - La storia del mondo contadino ha intrecciato nei decenni una serie impressionante di messaggi che arrivano quasi intatti fino ai nostri giorni. Non c'è patina del tempo che possa soffocarli. Non è un caso se esistono in provincia tanti musei che presentano come punto forte del proprio patrimonio collezioni sull'artigianato della paglia, del cuoio, del ferro, della ceramica, ecc. E non è neppure un caso se ViArt, la galleria permanente dell'artigianato artistico, dalla sua sede di Contrà del Monte, testimonia di questo valore che nel tempo le cose mantengono se non addirittura rilanciano, come una eco che non si rassegna a spegnersi. Solo che ciò che rimbalza fino a noi sono opere d'arte vere e proprie, prodotti di primissimo valore della mano dell'uomo. Il caso di Meta-Morfosi è addirittura una specie di paradigma che indica tutto e di più: i valori lontani dell'ispirazione, la capacità di trasformare l'idea in oggetto, l'abilità di rendere l'oggetto un'invenzione artistica, pure se rappresenta antichi utensili di comunissimo uso. Con gli scultori Lanaro e Perlotto ViArt fornisce un altro elemento avvincente di questa lunga e mai interotta storia del lavoro manuale capace di trasformarsi due o tre generazioni dopo in una vetrina di assoluto valore artistico. Non per nulla le opere dei due scultori sono ormai conosciute in tutto il mondo.

 

Il messaggio di un tempo lontano

 

Accanto alla mostra permanente di opere dell'artigianato artistico vicentino, lo spazio espositivo di ViArt a Palazzo del Monte in Contrà del Monte a Vicenza propone Meta-Morfosi, una rassegna di sculture in metallo degli artisti Roberto Lanaro e Gilberto Perlotto, che sarà aperta fino al 30 aprile.

Roberto Lanaro Roberto Lanaro (Molvena, 1946), ha iniziato a esporre a vent'anni e oggi ha al suo attivo oltre sessanta mostre, tra personali e collettive, in Italia e all'estero. Lanaro, come sottolinea il critico Dino Formaggio, è un artista di notevole potenza astrattiva e creativa. Figlio d'arte, con la lavorazione del ferro nel sangue, incorporata nell'officina paterna dove intere generazioni di fabbri erano passate a partire dai primi anni del '700, ha saputo portare l'arte della scultura del ferro a una delle sue espressioni più alte e più culturalmente valide. Lo troviamo nel 1974, assetato di nuovi stimoli di apprendimento, nei corsi estivi dell'Accademia d'Arte di Salisburgo, dove dopo molti anni dalla sua fondazione ad opera di Kokoschka (con Klimt e Schiele protagonista della Secessione Viennese del primo Novecento), alitavano ancora gli insegnamenti di notevoli maestri (come i costruttivismi spaziali di Somaini) e dove Lanaro va a riscuotere i primi riconoscimenti. Da allora, feconda e continua, sempre in piena coerenza personale, cresce e si diffonde il numero delle sue opere, capaci di infondere, nella loro sintesi di Astrazione Concreta, nella dura materia del ferro pienamente dominata, un respiro di libera vitalità del sentimento e dell'immaginazione. Nascono così costruzioni di straordinaria struttura sensibile per opere che, ormai, vanno in giro per il mondo, potenziano gli spazi delle piazze delle città in Italia e all'estero.

Gilberto PerlottoGilberto Perlotto, in arte "Gibo", è nato a Vicenza nel 1959, dove si è diplomato geometra, e ora vive a Trissino. Fa parte di una famiglia che forgia il ferro da oltre un secolo: è nipote di Antonio Lora e figlio di Germano Perlotto, dal quale ha appreso le tecniche di lavorazione dei metalli. Si è perfezionato presso laboratori d'arte e da autodidatta ha approfondito la lavorazione dello sbalzo e del cesello. All'attività di artista, con oltre venti mostre all'attivo in Italia e all'estero, affianca quella di restauratore di opere e monumenti con studio e praticantato in fonderie dove sperimenta le tecniche di fusione a cera persa e le finiture conservative dei metalli. Di lui ha scritto Mario Rigoni Stern che nella bottega del padre ha imparato l'arte di lavorare il ferro, assieme a quella della terracotta, una delle più antiche. Nella memoria però, conserva ancora le immagini e l'uso di oggetti anche questi antichi di secoli, che oggi la tecnologia ha sostituito con altri molto più pratici ed efficaci, ma che non possiedono l'impronta della mano dell'uomo. Solo lo spirito di un poeta poteva pensare di sospenderli nel tempo e nel ricordo con il ferro forgiato al calor bianco e battuto sull'incudine; il ricordo per quelli che sono stati nella vita di tanti e per quello che sanno suggerirci rimane così come una testimonianza indelebile. Così ecco la carèga di paglia consunta, il tabàro, la monèga, il bigòlo, la chitarra con le corde rotte e la cassa armonica scollata, il tajàpan... Ora sono fissati per sempre nella solidità del metallo anche per coloro che hanno memoria labile, o per chi non li aveva mai visti in uso: ora sono qui in questa mostra a trasmetterci il messaggio complesso e affascinante di un tempo, fatto di cose essenziali e povere, questo sì, ma ricco di tante altre cose di una vita irrimediabilmente perduta.

 

nr. 14 anno XV del 17 aprile 2010

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