NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
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Unità d’Italia: onori e oneri per Vicenza

Si muove l’iniziativa del Comune che vuole al tavolo dell’organizzazione delle celebrazioni tutte le più importanti amministrazioni della provincia e chiederà la collaborazione anche alle altre città del Veneto

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Unità d’Italia: onori e oneri per Vicenza

(g.ar.) - L'equazione è semplice, anzi: semplicissima. L'ipotesi dice che alle porte di un secolo e mezzo, da quando si formò l'unità d'Italia, sarà bene che si cominci a pensare da subito a come ricordare questa ricorrenza. Ma che uso farne? E questa è la prima incognita. La seconda incognita, che vale almeno quanto la prima, se non di più, è rappresentata dal come affrontare l'impegno di creare un progetto celebrativo, visto che i tempi non sono quel che si dice favorevolissimi. Il clima federalista e tutti i dubbi che ormai da anni a questa parte sono stati alimentati, spinti da una buona fede su cui ci sarebbe di che dubitare in molti casi, sono tutti elementi che rendono il 150° dell'unità un test di non semplice approccio. Sullo sfondo c'è infine il ruolo che una città come Vicenza è quasi naturalmente chiamata a svolgere in una occasione di questo genere, visto che al Risorgimento, politico e militare, ha dato un contributo non secondario, tanto che il suo museo di Monte Berico è sicuramente il più importante in campo nazionale. Potrebbe così risultare una specie di patata molto molto calda in cui si rischia di scottarsi. Ma il Comune di Vicenza sta mettendo in campo un paio di idee che vale la pena di verificare con il delegato del sindaco, cioè il consigliere di maggioranza Marco Appoggi. Sono idee esattamente misurate sia sulla difficoltà preventiva sia sulle soluzioni il più possibile allargate per chiamare alla partecipazione del costruire queste nuove giornate di memoria non soltanto il circondario di Vicenza, ma tutta la provincia e non solo questa. Nell'intervista qui sotto Marco Poggi racconta di aver già dato il via alla formazione del comitato al quale saranno chiamati a partecipare anche le altre città del Veneto. È un'iniziativa partita, come si dice, col piede migliore.

 

Chiamati a collaborare tutti i Comuni e le altre città venete

La cronaca è per ora la seguente: c'è stata a Palazzo Trissino la prima riunione di studio informazione e contatto per stabilire in che modo e secondo quale programma affrontare la ricorrenza dell'unità d'Italia. A Monte Berico c'è un museo del Risorgimento che possiede probabilmente il patrimonio di documenti e immagini più importante che si possa trovare. Sempre a Monte Berico c'è nel piazzale della Vittoria quel monumento ai combattenti che difesero Vicenza contro gli austriaci in quel pieno rivolgimento che doveva portare solo qualche anno dopo alla vittoria finale del tricolore. A Palazzo Trissino c'è infine una lapide che ricorda l'ingresso del re a celebrare il primo giorno di libertà dalla dominazione straniera.

Come dire, la cronaca precede e supera perfino le intenzioni. Può Vicenza prendere alla leggera una data così importante come il 150esimo? Naturalmente non può. E tenendo conto dei tempi, non proprio del tutto favorevoli al sogno e al romanticismo, bisogna dire che il Comune di Vicenza sta affrontando l'impegno prendendo il sentiero dal verso giusto. Nel senso che il consigliere delegato dal sindaco, Marco Appoggi, perché si occupi della cosa, ha cominciato con il mettere in chiaro che Vicenza non farà proprio niente da sola e che quindi non stilerà nessun programma da sottoporre poi a chi vorrà sottoscriverlo. Gli interlocutori, naturalmente, sono prima di tutto gli altri 120 Comuni della provincia. Almeno i più importanti, quelli che possono dare un contributo fattivo all'organizzazione delle celebrazioni, avranno tutto lo spazio per collaborare alla pari e non sentirsi gregari di nessuno.

Ma, dice anche Marco Appoggi, ci si è preoccupati di mettere in cantiere il primo atto del lavoro di un comitato speciale: "Sarà formato dalle amministrazioni comunali che vorranno partecipare, dal responsabile del Museo del Risorgimento, dalle scuole, dalle associazioni d'arma e da tutte le altre associazioni, dalle forze economiche. Non dimentichiamo nessuno. Tutti potremo dare il nostro contributo e il risultato che ne uscirà sarà quello che il comitato coordinatore avrà deciso di scegliere, senza progetti calati dall'alto o programmi preconfezionati. La data è molto importante e ci sentiamo in dovere di celebrarla al meglio delle nostre possibilità, senza tralasciare niente e senza soprattutto che qualcuno si senta messo in secondo piano».

L'idea di Appoggi si spinge anche più in là, cioè al coinvolgimento nella giusta misura delle altre città del Veneto, anche perché a quella fase delle guerre risorgimentali il contributo del Veneto non fu affatto secondario. L'obiettivo è peraltro ben descritto quando Appoggi parla di una nuova cultura civica che vorrebbe si creasse sullo sfondo delle manifestazioni che verranno. Favorire il pensiero utilizzando i simboli risorgimentali al meglio, cioè anche richiamando attorno a quei significati l'attuale realtà che è la realtà europea. Nella quale logica si può far rientrare anche il percorso federalista che sembra si voglia accentuare ora a livello nazionale. Se l'ombrello rassicurante dell'Europa e dei suoi valori è sempre lì a fare da garanzia come già è stato per la Spagna e la Germania -tanto per fare due esempi- si può davvero parlare di tutto. E parlarne nei toni più civili e concilianti per chiunque abbia voglia di partecipare.

 

nr. 15 anno XV del 24 aprile 2010

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