NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
google
  • Newsletter Iscriviti!
 
 

Unità d’Italia: dalla scuola il primo sì

Il progetto del Comune di Vicenza per celebrare il 150° anniversario prende l’avvio ufficiale, dopo la formazione del comitato, con l’incontro con i giovani e i loro insegnanti - Il coordinatore Appoggi: “Entro giugno saremo pronti”

facebookStampa la pagina invia la pagina

Unità d’Italia: dalla scuola il primo sì

(g. ar.) - «I vicentini tentarono ma inutilmente di impedire agli Austriaci la conquista di Monte Berico. Guidavano la difesa, Durando, Massimo D'Azeglio, Cialdini, Ceccarini, Gallieno, Pasi, e tanti altri, ma fu tutto inutile. Dopo lunghe e non sempre serene discussioni fra i plenipotenziari delle due parti, l'intesa venne raggiunta e firmata a Villa Balbi all'alba dell'11 giugno 1848. I difensori sarebbero usciti dalla città con l'onore delle armi per ritirarsi sulla destra del Po, impegnati a non combattere contro l'Austria per tre mesi».

La sintesi di Mauro Passarin, direttore del Museo del Risorgimento, nella sua rievocazione del 1998, 150° della battaglia di Vicenza del 1848, fornisce perfettamente tutto quel che c'è da tenere in considerazione ora che siamo ad un altro anniversario, quello dell'unità d'Italia. È proprio sulla falsariga di quei ricordi e di tutto ciò che la storia ci ha tramandato quanto a informazioni, simboli, date, che la città sente forte il peso della responsabilità di parlare di quei giorni e di quegli anni dentro una logica di insieme che dovrà coinvolgere tutte le forze a disposizione. Questione di cultura. Mentre si forma il comitato, Marco Appoggi, coordinatore per il Comune, ha incontrato il mondo della scuola. E ha ricevuto i primi sì.

 

Un cammino aperto a tutti i contributi

 

Si sta disegnando con precisione il cammino che porterà alle celebrazioni per l'unità. Dopo l'incontro con le amministrazioni di tutta la provincia e la richiesta di collaborazione alla pari, il delegato del sindaco Marco Appoggi ha aperto le consultazioni dirette andando a parlare con il mondo della scuola. Come dire: se si parla di segni non solo storici e sociali ma anche culturali, è chiaro che i primi a dover essere coinvolti sono proprio i giovani e i loro insegnanti. Come e con quali formule si vedrà e ci si sta già lavorando.

La cosa davvero importante, spiega Appoggi dopo aver parlato a lungo con studenti e professori, è che esiste una vera disponibilità verso le iniziative del Comune. La scuola risponde insomma affermativamente.

Lo sviluppo della collaborazione avverrà attraverso un meccanismo che si sta mettendo in moto e che coinvolgerà prima di tutto proprio i ragazzi per poi arrivare ad un confronto con la scuola intesa come autorità. Saranno infatti gli studenti ad organizzare da subito loro riunioni per far emergere proposte che poi saranno portate ai dirigenti scolastici attraverso gli insegnanti (o per classe o per istituto o gruppi di classi e istituti) e da qui fino a presentare un calendario a Palazzo Trissino che ha il compito di coordinare il tutto. Il fatto che il primissimo incontro abbia già avuto un buon esito soddisfa non poco perché è il punto di partenza per tutto il resto.

In questo modo Vicenza si mette di buzzo buono a costruire la galleria dei ricordi attorno ad un avvenimento che la videro protagonista non occasionale, ma di importanza strategica e non solo in nome della propria individualità municipale ma anche di città veneta. Non è un caso se la proposta di oggi va anche in direzione ad esempio di Padova, Verona o Venezia, perché sono proprio quelle le città che hanno formato il quadro politico e anche militare di allora, con Vicenza in testa.

Vicenza era difesa da poco più di cinquemila uomini fra volontari e regolari pontifici; fu attaccata il 20 maggio a Porta Santa Lucia. Nonostante l'artiglieria che colpiva, i difensori resistettero e respinsero gli austriaci grazie all'unico cannone disponibile manovrato da Antonio Piccoli; sparando da Porta San Bortolo Piccoli costrinse a ritirarsi. Ma poche ore dopo tra la Rocchetta e le mura di Porta Nuova il nuovo bombardamento austriaco cominciò a sortire risultati. L'assalto si ripeté il 23 maggio. Gli austriaci mossero su tre colonne verso S. Felice, la Rocchetta e Monte Berico. Gli scontri più aspri si ebbero a S. Felice, ma l'assalto decisivo fu quello del 10 giugno con trentamila soldati imperiali che investirono la città. L'azione principale austriaca si sviluppò contro le posizioni di Monte Berico, vera chiave di volta nella difesa vicentina; posizione presidiata da forze regolari pontificie e da volontari.

La resa fu inevitabile, come ricorda il monumento nel piazzale di Monte Berico.

È questo il ruolo guida che oggi Vicenza riprende per ricordare quegli avvenimenti. Lo fa chiedendo collaborazione a tutta la sua provincia e anche alle altre città venete. Lo fa con la formula meglio scandita per mettere gli altri nella giusta condizione per collaborare e proporre. L'incontro con la scuola ha dimostrato proprio questo concetto.

D'ora in poi il comitato andrà costruendo un progetto che coinvolgerà amministrazioni comunali e provinciali, la Regione, e poi tutte le associazioni vicentine: da quelle di solidarietà e volontariato fino alle associazioni d'arma.

 

nr. 16 anno XV del 1 maggio 2010

Come installare l'app
nel tuo smartphone
o tablet

Guarda il video per
Android    Apple® IOS®
- P.I. 01261960247
Engineered SITEngine by Telemar