NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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All’oasi di Casale scarseggia l’acqua

Due i problemi per il parco naturale della città, l’approvvigionamento idrici, ma esiste una soluzione da finanziare, e l’avanzamento del bosco

di Pietro Omerini Zanella
pedro-zanna@hotmail.it

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All’oasi di Casale scarseggia l’acqua

Come tutte le città più belle, anche Vicenza nasconde i sui segreti.

A pochi km dal centro e da alcune delle principali arterie cittadine, sopravvive silente l'oasi di Casale.

Aperta al pubblico solo nei week end, tranne per le scolaresche cui il parco è visitabile su prenotazione anche durante la settimana, l'oasi ospita molte specie del regno animale in fuga dalla città.

L'Orso Dino, non è ancora passato di qui, scarseggiano gli asini, ma questo paradiso nascosto è abitualmente frequentato da più di 160 diverse specie d'uccelli, alcuni pronti a nidificare, altri solo di passaggio. Nelle pozze d'acqua e nel canneto rane, tritoni, tartarughe, un ecosistema completo, quello del canneto, riprodotto artificialmente dall'uomo, ma non per questo meno affascinante o prezioso.

«Il parco è stato aperto al pubblico nel 2002 ma abbiamo iniziato a lavorarci già nel 1999- spiega un appassionato Fabio Farinello, storico custode e gestore dell'oasi- è in continua evoluzione, ogni anno diverso dall'anno prima e sempre più bello».

Circondato dalla campagna vicentina, il parco, sembra vivere in una dimensione altra, lontana dal clamore cittadino. I circa 450 visitatori paganti, e le circa 45 scolaresche che ogni anno ne solcano i sentieri, rendono, forse fortunatamente, il parco un giardino segreto destinato a pochi amanti della natura.

In dieci anni di vita l'Oasi del Casale è andata evolvendo la sua offerta formativa e il suo valore ambientale non senza alcuni problemi, primo fra tutti quello dell'acqua. «Siamo in una posizione sfortunata - continua Farinello - così incastrati in mezzo a questa campagna troppo coltivata, e vicini alla città, specialmente ad una zona trafficata come la Riviera Berica. L'acqua che abbiamo nei nostri spazi umidi, quelli di maggior interesse naturalistico, proviene dalla stessa falda da cui pesca la città, una volta questo non era un problema, ma oggi in particolare con questi inverni caratterizzati da precipitazioni intense ma corte, ci manca l'acqua.»

I tecnici del parco una soluzione l'avrebbero trovata, ma come spesso accade, i tempi dell'uomo non corrispondo a quelli della natura.

Poco distante da via Zamenhof e dal villaggio americano, infatti, esiste un piccolo pozzo d'acqua che pesca da una falda diversa da quella usata dalla città. Riuscire ad avvalersi di quella preziosa fonte d'acqua per l'oasi, significherebbe scongiurare definitivamente il progressivo avanzamento del bosco, che sebbene affascinante, sta provocando non pochi problemi all'ultimo spazio umido della città.

Il progetto giace in comune, in attesa dei giusti controlli e dei finanziamenti, nel frattempo gli uomini dell'oasi fanno quello che possono per mantenere vivo il mondo dell'acquitrino.

Sfortunatamente la mano dell'uomo ha già danneggiato buona parte delle zone verdi della provincia, così come le sue acque.

«In teoria- nota Farinello - come zona umida avremmo anche il canneto del lago di Fimon, ma per vari motivi non è così. Ci sono i siluri e i Gamberi americani animali che in qualche modo sono arrivati lì, ma che non sono autoctoni e che danneggiano il lago. É una cosa che dovrebbe far pensare il fatto che l'unica zona umida di Vicenza sia uno spazio artificiale come il nostro. Abbiamo distrutto tutte le oasi naturali, questo parco ci insegna che la vita è potente perché riesce a riprendersi anche nelle peggiori condizioni».

nr. 16 anno XV del 1 maggio 2010

 

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