NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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La pittrice Michela Modolo con opere recenti a Cittadella

Fino al 30 maggio nella galleria La Cornice una rassegna dell’artista vicentina che conferma la sua capacità di rendere visivamente non solo le emozioni ma anche le ragioni sottese

di Resy Amaglio

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La pittrice Michela Modolo<br>
con opere recenti

Michela Modolo espone fino al 30 maggio, alla galleria La Cornice di Cittadella, una contenuta rassegna di opere recenti, curata da Manlio Onorato con il titolo di Singolare Femminile.

Sebbene ridotto per ragioni di spazio, il numero dei dipinti è sufficiente ad esemplificare le nuove tappe del suo percorso evolutivo, ricco di spunti mutevoli e pronto ad accogliere in maniera non equivoca richiami e riferimenti talora estranei, riformulati peraltro da una sensibilità molto vigile, quanto squisitamente pittorica.

Una precedente esperienza espositiva dell'artista presso la chiesa di san Silvestro a Vicenza ruotava attorno alle suggestioni generate da alcune liriche: un momento fondamentale, nato sull'onda emotiva di componimenti poetici femminili ed evocante, di riflessione in riflessione, più vasti orizzonti concettuali e sentimentali.

La mostra attuale conferma la sua capacità di rendere visivamente non solo le emozioni ma anche le ragioni sottese ad ogni processo esistenziale, dilatando il discorso pittorico ad un universo-donna assai complesso, coagulato in flussi di forme cromatiche in successione ritmica composita ed equilibrata.

A fungere da motivo animatore è oggi l'epos, idealmente riconducibile a Penelope. Donna dell'attesa e del silenzio, accorta conduttrice di un gioco superbamente virtuoso, la compagna di Ulisse è ancora ai nostri giorni una figura muliebre paradigmatica. La pittrice vicentina vi identifica la matrice pulsionale profonda del proprio genere di appartenenza, nucleo vitale faticosamente esplorabile, quando non inafferrabile per qualsivoglia indagine.

L'occasione alle creazioni odierne è data da un tessuto di lino grezzo, che Michela Modolo vede esposto su una bancarella e che immediatamente riconduce alla sua immaginazione la memoria storica di quel fare e disfare che nella Itaca di Omero lega a un filo non semplicemente il destino della donna Penelope, ma la sua integrità umana irripetibile e il suo essere innanzi tutto per se stessa.

Si dispiega allora per l'artista un cammino interiore a ritroso, attraverso cui giunge a riconoscersi in problemi, caratteri e valori sedimentati nel patrimonio di una civiltà remota; sicché, inoltrandosi nei meandri della psiche, legge in chiave metaforica una vicenda che tutta si svolge tra mito e poesia.

Il passaggio alla pittura avviene senza scarti, in modi scarni e precisi.

Nel farsi visione, l'immaginario che presiede l'intuizione creativa vive in totale autonomia di linguaggio entro i confini del quadro, fluendo con cura in strutture formali sostanziate dal colore sempre essenziale, asciutto e parco, a costruire campiture semplificate.

Talora lievemente opacizzato, il cromatismo della Modolo appare qui votato ad esprimere soprattutto le cadenze di un dialogo ininterrotto, quello tra la luce e l'ombra, anzi le molte ombre alle quali affida il suo delicato messaggio. Così, i bianchi si chiudono in stesure geometriche pure, lasciando spazio a qualche partitura di grigio, o al notturno avanzare di tinte terrose e inquiete, su cui indugia lo strappo di rare pennellate vivaci, poco giallo, una linea d'azzurro o un lampo di rosso: sono le oscure Stanze, lambite da guizzi di colore simili a ferite.

L'utilizzo della materia cromatica secondo criteri minimali favorisce l'emergere in superficie delle peculiarità del supporto: gli intrecci leggeri delle fibre, naturalmente irregolari, ravvivano la pastosità appena percettibile dei pigmenti, portando l'atto pittorico ad esiti di pregevole armonia e pacatezza.

Non sono opere di facile impatto e prevedibile comprensione; il significato di questa pittura non si fonda infatti sull'immediatezza emotiva, quanto piuttosto sulla qualità sottilmente insinuante, che vibra di echi distinguibili nell'unicum rappresentato da ciascun dipinto, dove ogni elemento è convogliato a dar vita a una realtà estetica frutto di un continuo lavoro di introspezione.

Sciolti da tempo i vincoli con un percorso di formazione fortemente caratterizzato, volte infine a soluzione le ricerche che da Burri a Tápies a Santomaso hanno creato i presupposti delle sue scelte, Michela Modolo va strutturando un interessante lessico della maturità alieno da sovrastrutture referenziali, senza indulgere ad autocompiacimenti.

Il suo fare si definisce pertanto con sicurezza negli ambiti di un'espressività razionalmente calibrata, nella quale il pensiero decanta serenamente quanto di passionale si innesta, di necessità, nell'iter della creazione artistica. Ne danno prova le opere in mostra a Cittadella, salde sulle trame lievi del tessuto dalle trasparenze fuggevoli, nella misurata compostezza degli assetti, a scandire il colloquio di forme e colori sulla direttrice di un'abile e affascinante idea progettuale.

 

nr. 19 anno XV del 22 maggio 2010

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