NR. 01 anno XXV DEL 01 FEBBRAIO 2020
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Costumi, scenografie e ballerini attori. Che gran finale!

Con un suggestivo e ricco allestimento de La Bayadere si è conclusa la stagione di danza al Teatro Comunale

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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Costumi, scenografie e ballerini attori. Che gran

Domenica 16 maggio la stagione di danza del Teatro Comunale di Vicenza si è conclusa con uno dei titoli più famosi del repertorio classico: "La Bayadère". Allestito dalla compagnia Saint Petersburg Ballet Theatre di Konstantin Tachkin, lo spettacolo è stato presentato in una versione fedele all'originale, inizialmente coreografata da Marius Petipa. Suddiviso in tre atti e quattro scene, il balletto proposto dalla compagnia Konstantin Tachkin's SPBT è stato allestito con delle scenografie ricche e dei costumi molto suggestivi, adatti a rendere l'atmosfera orientale di ispirazione indiana con elementi arabeggianti. I colori dei costumi richiamano quelli dei palazzi pietroburghesi e sono valorizzati da cristalli e inserti dorati. La compagnia si è distinta non solo per le capacità tecniche e atletiche ma soprattutto per quelle attoriali. In particolar modo il pubblico ha apprezzato la performance di Astkhik Ohannasyan nella parte della principessa Gamzatti, figlia del rajah Dugmanta e rivale in amore della danzatrice sacra Nikiya, protagonista della storia, interpretata da Irina Kolesnikova, eccellente ballerina che ha colpito la platea anche per le sue notevoli doti interpretative. "La Bayadère" è uno dei drammi più celebri del repertorio coreutico di tradizione russa ed è stato anche paragonato all'"Aida" di Giuseppe Verdi, per il tipo di tematica trattata, l'ambientazione e la possibilità di un allestimento particolarmente sontuoso. Ne abbiamo discusso con il fondatore della compagnia, Konstantin Tachkin e la celebre étoile, famosa in tutto il mondo, Irina Kolesnikova.

La Bayadère è, con Giselle, uno dei drammi più famosi nella danza classica. È però rimasto sconosciuto per molto tempo in Europa, nell'era moderna, fino a quando i Kirov lo portarono a Parigi nel 1961, riuscendo ad oltrepassare la cortina di ferro che faceva anche da barriera culturale. È successa la stessa cosa anche per altri balletti russi?

Konstantin Tachkin: «La cortina di ferro ha influenzato moltissimo: per esempio la Ulanova, che è stata una delle più grandi ballerine russe, solo quando aveva già più di 40 anni è riuscita a mostrare la sua arte in Europa. Era più o meno lo stesso periodo, anni '60, in cui con Krusciov ci fu un'apertura verso l'occidente e questo permise a compagnie di ballo come Kirov e Bolshoi o altri grandi ballerini, di venire in Europa e mostrare la loro arte».

Quando quest'opera fu creata, l'Impero Russo era comprensivo di molti paesi orientali e anche musulmani. Poi negli anni successivi, anche nella prima metà del XX secolo, furono realizzati altri balletti, pensiamo a Gayanè con la celebre "Danza delle sciabole", per esempio, che però in occidente è legata più a un immaginario di tipo circense o di commedia. Come mai, tra i balletti di origine russa di ispirazione orientale, in occidente, rimane solo la Bayadère?

«Il perché non glielo saprei dire di preciso, forse perché essendo un balletto drammatico è ricco di passioni, intrighi, amore e morte e probabilmente questa struttura drammaturgica. interessa e ha permesso che rimanesse famoso. Poi ai tempi dell'Impero erano presenti paesi di origine orientale , maggiormente con l'Unione Sovietica, questi territori rientravano in un'area che si era allargata ancora di più. Era quindi una necessità anche politica quella di mettere in scena dei balletti che fossero legati a tradizioni delle repubbliche orientali».

A seconda del budget di cui si dispone, questo balletto può permettere delle scenografie e dei costumi estremamente sontuosi, un po' come l'Aida nell'opera lirica: pensiamo a versioni come quella di Nureyev per l'Opera di Parigi con le scenografie di Ezio Frigerio. Secondo voi quali sono gli allestimenti memorabili?

«Per quanto riguarda il nostro, è sicuramente uno dei migliori e dei più ricchi».

Tachkin, lei ha fondato questa compagnia privata a San Pietroburgo, che tra l'altro ha sede in un palazzo costruito nel 1898 e appartenuto allo zar Nicola II. La vostra è, a detta di critici, l'unica compagnia privata in grado di competere con i balletti di stato. In Russia c'è una grandissima tradizione di conservazione e restauro delle arti e lo stesso vale per il repertorio della danza classica. Come mai ha sentito la necessità di fondare questa compagnia privata?

«Le confermo che siamo gli unici: il nostro livello è molto più alto di alcune compagnie statali. Per nessun motivo voglio paragonarci al Mariinsky ma ci sono due punti sui quali possiamo concorrere con loro: la scenografia e senza dubbio la prima ballerina. A Londra hanno detto che Irina può essere paragonata a moltissime étoiles internazionali. Anche in Russia, alcuni critici hanno scritto su dei giornali che la professionalità e la tecnica di Irina sono anche più alte di alcune prime ballerine del Mariinksy. Per quanto riguarda la concorrenza con altre piccole realtà statali, non le consideriamo».

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