NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
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Campo Marzo, che fine ha fatto la cultura?

Solo 5 eventi durante l'estate lo scorso anno furono oltre 40, colpa dei tagli imposti dal bilancio e un po’ dell’invidia

di Luca Faietti
faiettil@tvavicenza.it

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Campo Marzo, che fine ha fatto la cultura?

Qualche tempo fa in occasione della relazione previsionale e programmatica al bilancio, constatando i tagli dell'amministrazione alla cultura l'assessore preposto Francesca Lazzari abbozzò con classe. «Chiedete al sindaco -disse- certo il settore cultura ne esce penalizzato ma troveremo altre forme di intervento». Ad esempio con un maggiore coinvolgimento del mondo economico, vicentino e veneto, nella pianificazione culturale, con un ruolo maggiormente partecipativo degli sponsor privati. Insomma, detto in soldoni, quello che nel suo piccolo sembra avere fatto Matteo Quero l'anno scorso su incarico del Comune a Campo Marzo. Iniziativa che non ha trovato seguito quest'anno, tanto che dalle 40 e più manifestazioni del 2009 si è scesi a poco più di 5. Insieme a quello che lo scorso anno è stato una sorta di "Festival estivo"  anche il completamento dell'idea elaborata dallo studio Cibic è lontana a venire e ciò nonostante il costo per le realizzazioni, dalle aree per cani, alle fontane fino all'allestimento della biblioteca, sia stato abbondantemente coperto dall'intervento di sponsor che proprio il consulente Quero, a nome del Comune, era riuscito a portare a casa, a palazzo Trissino.  La domanda nasce così spontanea: che fine ha fatto l'idea di garantire la sicurezza di un luogo "difficile" come Campo Marzo attraverso happening tout court? «Chieda a Dalla Pozza, è materia della sicurezza questa» glissa la Lazzari. L'assessore  non è rintracciabile, per cui la palla passa a Federico Formisano, capogruppo del maggior partito che compone la maggioranza. Che non si nasconde e giustifica le scelte del centrosinistra con i tagli di governo che hanno poi pesato sul bilancio, ma coinvolge l'area di Campo Marzo in un progetto molto più ampio di polo culturale che abbraccerà anche area Ex Domenichelli e Teatro Civico, idea su cui nuovo presidente Flavio Albanese ha già iniziato a lavorare.

Campo Marzo passa da 40 avvenimenti la scorsa estate a 5 tra luglio e agosto. Non è questo il modo in cui l'amministrazione Variati intendeva promuovere la cultura della sicurezza nel parco cittadino?

«È evidente che stiamo confrontando quello che è un dato finale di consuntivo con quello che è un dato di programmazione. Molto spesso questi eventi vengono realizzati e portati a termine dopo che è stato predisposto il calendario. Un'altra considerazione che va fatta è che alcuni eventi (per esempio il gemellaggio con Chioggia che ho seguito personalmente) non hanno più avuto luogo perché gli organizzatori non hanno la possibilità di far fronte ad alcune incombenze di legge che una volta si potevano aggirare e che oggi sono vincolanti (una per tutte anche se il Comune è co-organizzatore si deve pagare il plateatico per l'area utilizzata e questo obbligo di legge oggi è sottoposto a controlli rigorosi e si rischia di andare alla Corte dei Conti se non lo si applica».

Ci sono motivi economici o organizzativi alla base di questa riduzione?

«Si, come ho detto prima. Avevamo organizzato uno scambio fra i cori di Vicenza e di Annecy, con manifestazione finale a Campo Marzo. Ma l'evento non ha potuto aver luogo perché non c'erano i fondi per ospitare gli amici francesi e potrei citare molti altri esempi».

Come mai non è stato a suo avviso rinnovato l'incarico di consulenza a Quero che aveva raccolto sponsor per 80 mila euro pagando così, di fatto, l'intero programma di manifestazioni in Campo Marzo?

«Quando l'anno scorso venne affidato l'incarico a Quero ci furono polemiche formidabili portate avanti dalla minoranza. E non lo nascondo anche da qualche settore della maggioranza. Evidentemente si è usata la solita facile demagogia senza guardare ai risultati effettivamente ottenuti. Da quello che risulta a me, Quero ha svolto questo incarico senza alcun compenso. Ma chi era abituato in passato a dare incarichi per centinaia di migliaia di euro evidentemente vede meglio la pagliuzza nell'occhio degli altri che non la trave nel proprio...».

Serve un intervento strutturale, urbanistico per rivitalizzare questa difficile area di Vicenza?

«Su Campo Marzo il Sindaco Hüllweck fece una scelta suicida dieci anni fa rifiutando finanche di mettere piedi in quel luogo (vi ricordate la frase "mi ci dovrete portare in catene..."?). Oggi paghiamo anni di totale abbandono della struttura, ma con il lavoro e la costanza sapremo riportare quel luogo alla vivibilità del passato. E non ci sarà bisogno, per come la vedo io, di grandi impegni economici o di interventi urbanistici straordinari».

Un polo culturale stanziale che abbracci Campo Marzo passando per l'ex Domenichelli fino al teatro civico: è un progetto possibile?

«Assolutamente si. Oggi quella zona sembra diventata la vera stranger town della città. Ma se realizzeremo le opere previste all'ex Domenichelli e se attueremo gli interventi previsti in Campo Marzo, freneremo questo fenomeno».

I tagli alla cultura erano davvero indispensabili?

«L'incontro previsto per oggi fra ANCI, Regioni e Governo è stato rinviato a domani. Ma il Governo ha già fatto sapere che non c'è spazio per cambiamenti della manovra: questo significa che se non inventeremo ancora una volta qualcosa i tagli dell'anno prossimo saranno ancora più pesanti. Le amministrazioni comunali sono pesantemente e in maniera iniqua taglieggiati da un governo centrale che parla di federalismo e poi strozza le amministrazioni locali. Questa domanda va rivolta a qualcun altro».

Comunque in via più generale la logica degli eventi serve a dare impulsi alla qualità della vita dei quartieri?

«Si ma non si possono certo fare nozze con i ficchi secchi. Inoltre scatta sempre un meccanismo di contrasto anche forte fra chi vuole la rivitalizzazione dei quartieri e del centro storico e chi chiede il rispetto del silenzio e della privacy. Non sempre è facile far convivere queste diverse esigenze».

 

nr. 26 anno XV del 10 luglio 2010

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