NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Due libri per spiegare l’arte di essere genitori

Da una parte l’esperienza dell’affido familiare, dall’altra l’incontro silenzioso e quasi misterioso con un bambino gravemente ammalato che ha fatto parte della famiglia per sedici anni

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Due libri per spiegare l’arte di essere genitori

(g. ar.) - Due incontri per presentare un diverso affido familiare, quello che viene assegnato istituzionalmente a chi si dichiara disponibile avendone i requisiti, e poi l'altro affido, quello della scelta consapevole di fare da papà e mamma ad un figlio non nostro ma che siamo sicuri che ameremo come se lo fosse. Il coordinamento delle amministrazioni comunali dell'Ulss di Bassano ed una mamma "per scelta" danno vita a serate culturali tutte puntate su altrettanti libri pensati e scritti sulla base di esperienze dirette, da quel campo scoperto e scomodo che si chiama quotidianità della scelta volontaria.

Come giocando tra i concetti di affido e di affitto, quasi consonanti eppure così remoti l'uno all'altro, si va così alla scoperta di un mondo che affonda nei sentimenti e nelle sensibilità e che ha il potere perfino brutale di mettere sotto gli occhi di tutti, anche i più distratti, due problemi centrali quando si valuta il disagio dei nostri tempi: i bambini in difficoltà perché vivono dentro famiglie in forte crisi quando non addirittura in dissolvimento, oppure i bambini che la famiglia non l'hanno mai neppure conosciuta: in particolare è uno di questi, abbandonato probabilmente perché irrimediabilmente segnato dalla sorte, a fare da riferimento alla seconda storia. I suoi occhi, visti e poi perduti, occhi di passaggio, in una sequenza fulminea, ma anche occhi divenuti familiari, entrati potentemente negli affetti; sono questi gli occhi che si incontrano come per caso e vengono per caso "presi in affitto": per poi essere trasformati in un ricordo incancellabile.

 

La potenza magica, non raccontabile, di due occhi innocenti

 

L'intenzione è di utilizzare due nuovi libri sull'affido familiare come validi strumenti di mediazione culturale per avviare il confronto e la discussione attorno ad uno tra gli argomenti più attuali e delicati, quello del disagio dell'età infantile. In particolare -spiega Michela Ferretto, di Tangram, l'associazione che organizza e coordina l'iniziativa del volontariato verso le scuole superiori della città e della provincia- si è pensato di utilizzare questa occasione per proporre al territorio due momenti di sensibilizzazione sull'accoglienza e sull'essere famiglia aperta.

"Un bambino in affitto" è il primo dei due libri presentati, frutto del lavoro collettivo di volontariato. Tratta il difficile tema del come raccontare e descrivere che cos'è l'affido familiare ai bambini e alle bambine delle scuole materne. Il testo intende proporsi come strumento educativo per far sapere ai bambini che l'accoglienza familiare è uno dei modi per sostenere i loro amici e coetanei che a causa di particolari problemi familiari si trovano a vivere in contesti di sofferenza. "Un bambino in affitto" mette inoltre in evidenza che spesso il desiderio dei genitori può essere facilmente condiviso dai figli; anche se piccoli, infatti, si dimostrano spesso in possesso delle competenze relazionali indispensabili per essere parte attiva nel progetto di accoglienza.

"Sono stati i tuoi occhi" è invece il secondo libro in presentazione e descrive il rapporto tra i genitori che scelgono di diventare tali per questi loro figli "trovati" ed amati proprio come figli propri. Autrice del libro, che descrive in diretta un'avventura umana autentica come poche, è Francesca Tuggia. Particolarmente incisivo il ricordo del primo incontro con il bambino, il primo impatto a fianco di un letto d'ospedale, il montare di sentimenti che difficilmente si possono controllare, ma dai quali vanno pur tuttavia, come si dice, prese le misure, perché la disponibilità ad una scelta così delicata va assecondata con molta autoconsapevolezza. «Quando Francesca l'ha visto per la prima volta sul letto d'ospedale dove era stato abbandonato -è scritto proprio di questo incontro- è stata colpita dallo sguardo del piccolo Dario. Lei e il marito Franco hanno deciso di donargli un posto nella loro famiglia, ma ben presto hanno capito che in realtà era lui a condurli alla scoperta di un nuovo modo di vivere. Con lo sguardo, i gesti, il suo modo di fare Dario riusciva a comunicare oltre le parole, aiutando piano piano chi lo incontrava a vedere e sentire anzitutto con il cuore, sorridendo alla vita. Se ne sono accorti non solo mamma Francesca e papà Franco, ma anche i compagni di scuola, gli amici, gli insegnanti, i medici e gli infermieri che hanno tentato di strapparlo alla malattia e tutte le persone che hanno avuto la fortuna di incontrarlo. Ora che Dario se n'è andato, Francesca ha deciso di scrivergli, contemplando con stupore i sedici anni trascorsi assieme, per partecipare a chiunque vorrà leggere questo libro il grande dono ricevuto». Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII-Editore Sempre.

 

nr. 29 anno XV del 31 luglio 2010

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