NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Se la Bibbia diventa una scommessa personale

Aumentano costantemente i partecipanti ai corsi (oggi sono oltre 400) che attraverso un cammino che può durare fino a un semestre frequentano e sostengono gli esami di chiusura - La vera novità è che sono soprattutto laici e possono arrivare fino al diploma di insegnante di religione - Diverso il livello di chi aspira alla conoscenza della teologia nel ruolo più pieno

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Se la Bibbia diventa una scommessa personale

(g. ar.) - Il percorso personale attraverso cui si decide di aprire un proprio privatissimo percorso verso la conoscenza della Bibbia è misterioso e complicato almeno quanto la stessa materia che si va a tentare di scoprire. Il rilievo più importante, quando si parla dell'adesione ai corsi biblici che si svolgono un po' in tutto il territorio provinciale -non sempre, come si sa, coincide con il territorio della Diocesi- sta probabilmente nel numero degli allievi che si presentano alle lezioni e che dopo un periodo variabile nel tempo, ma sempre impegnativo per intensità, si sottopongono all'esame finale. A vario livello e grado di studio si finisce con il diventare semplicemente una persona che ne sa di più sulle Sacre Scritture, fino a poter insegnare religione. E anche in questo caso i livelli variano, dal minimo al massimo, rappresentato dal vero e proprio studio teologico. L'aspetto più interessante -oltre al numero di quattrocento persone e più che partecipano ai corsi biblici- è dato dall'assoluta mancanza di un riferimento anagrafico perché ci sono donne, uomini, giovani e non giovani, a formare un piccolo esercito di nuovi studiosi che per origine hanno in comune il non essere religiosi, ma laici. E questa è sicuramente la novità più visibile di questo gravitare attorno a studi e impegni psicologici che per definizione non sono agevoli e neppure troppo facilmente abbordabili. Chi decide di dedicarsi part-time allo studio della Bibbia, insomma, lo fa investendo energie personali e ore di partecipazione e di apprendimento che come minimo non possono ritenersi al tempo attuale ed ai ritmi attuali la normalità più scontata. In questo servizio scopriamo con don Gianni Trabacchin, direttore e responsabile dell'Istituto superiore di scienze religiose e teologiche, l'identi-kit e le aspettative di chi si iscrive ai corsi impegnandosi a percorrere un cammino che può durare fino a sei mesi per tornata.


Da San Bonifacio a Bassano aule sempre più affollate

Ci sono i corsi di formazione e quelli tenuti dall'Istituto di scienze religiose, ma c'è anche la cosiddetta lectio biblica che si tiene indipendentemente dall'organicità di una tornata di studio organico. Si studiano materie come teologia, letteratura givannea, storia della Chiesa, dialogo interreligioso, morale sociale e morale sessuale, antropologia, cristianesimo ed ecumenismo: un quadro generale che parla di uno studio allargato ai livelli universitari, livelli che peraltro raggiunge e impegna nel momento in cui i corsi sono quelli che si tengono sotto l'ombrello della Facoltà di Teologia di Padova, che li autorizza e li gestisce delegandoli ad esempio ad entità tecniche competenti come l'Istituto di scienze religiose del Seminario di Vicenza.

Che cosa smuove l'interesse di tante persone che si muovo ai livelli più diversi della conoscenza dei testi sacri comprendendo una gamma ampiamente variata tra il principiante e l'aspirante alla laurea e all'insegnamento specialistico del livello più alto?

La risposta la fornisce il prof. Gianni Trabacchin, direttore dell'Istituto superiore di scienze religiose. È una questione personale, culturale -dice- che può svariare tra la semplice curiosità di voler rispondersi attorno ad alcune domande non risolte della propria vita dentro una comunità, fino al vero e proprio investimento di studio alla ricerca di un livello anche professionalmente più alto.

Ma forse, aggiunge don Gianni, è molto importante anche la sola domanda che molti dei partecipanti manifestano, magari con una sola battuta, però significativa: sono qui perchè mi sono accorto di non saper più rispondere a mio figlio...

Come dire che parlando di laici, di persone che svolgono una propria professione e che improvvisamente decidono di impegnare molte serate della propria vita allo studio della Bibbia e -ad altro livello- della materia teologica più approfondita, bisogna rendersi conto che ci troviamo di fronte ad uno slancio vero e proprio frutto di una riflessione personale che è soprattutto culturale.

L'offerta della Diocesi a questa vera e propria domanda di servizio culturale è quanto mai pronta e articolata. I corsi si tengono un po' in tutta la provincia anche tenendo conto che non sempre il territorio di competenza della Diocesi è sovrapponibile. Da San Bonifacio a Valdagno, da Schio a Malo, da Bassano a Piazzola sul Brenta, da Thiene a Noventa, Lonigo, Arzignano oltre che naturalmente a Vicenza (Seminario teologico).

Una mappa larga e fitta di riferimenti che rispondono appunto ad un desiderio costantemente crescente di partecipazione da parte di allievi o neo allievi di età variabilissima e di variabilissima provenienza professionale e di esperienza di vita. In tutto oltre quattrocento persone che si dividono tra le varie iniziative a disposizione. I riferimenti sono l'Istituto di scienze religiose, la Facoltà di Teologia, i corsi di formazione di filosofia e scienze religiose, la settimana biblica di Villa San Carlo a Costabissara. Un impegno variabile almeno quanto le possibilità offerte: da un paio di ore serali a settimana a quattro ore settimanali, a sei mesi di corso, alla partecipazione all'università vera e propria rappresentata da Teologia.

La presenza è notevole, dice don Gianni Trabacchin, il nostro impegno anche: «Capitano eventi come una lezione biblica a cui si sono iscritte 160 persone in una sola volta». Ai singoli corsi la presenza può variare dai 50 ai 150 iscritti.

Un altro modo di passare una serata, magari a spese della famiglia. Ma solo apparentemente: la molla che spinge allo studio nuovo e profondo di una materia così difficile alla fine non può non tornare utile proprio alla armonia della famiglia.


nr. 35 anno XV del 2 ottobre 2010

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